Cattolici, ottomani, tatuaggi e Israele: l’altra polemica all’Eurovision

Ph. Dario Njavro / Eurovision Song Contest

di Silvia Renda (huffingtonpost.it, 15 maggio 2026)

C’è poco da fare: tenere la politica lontana dall’Eurovision è una missione ripetutamente fallita in oltre mezzo secolo di storia della competizione. In questa edizione le polemiche per la partecipazione di Israele hanno accompagnato il racconto delle performance sul palco di Vienna, ma un’altra diatriba politica è passata in sordina sui giornali internazionali.

Coinvolge il gruppo in gara per la Croazia, il riferimento (non ufficiale, ma in effetti chiaro) all’occupazione ottomana nel testo della loro canzone, il risentimento della Turchia per quella critica al suo passato. E, di nuovo, coinvolge anche Israele, entrato fortuitamente in questa discussione, che in realtà inizialmente non lo riguardava.

Le cinque cantanti che compongono il gruppo croato Lelek, qualificate per la finale di sabato, sono salite sul palco dell’Eurovision con il volto e le mani decorati di simboli. La volontà sembra essere quella di replicare i tatuaggi tradizionali delle donne cattoliche in Croazia, una pratica antica che ha assunto una funzione di protezione e identità religiosa durante l’occupazione ottomana nei Balcani. Si narra che i cattolici tatuassero le proprie bambine e donne con simboli cristiani per renderle meno appetibili ai conquistatori ottomani, o per marchiarle in modo che, se rapite o portate via come serve, non dimenticassero la loro fede e origine cristiana.

L’interpretazione è in linea con la lettura che è stata fatta del testo della loro canzone. Il brano Andromeda è intriso di allusioni storiche difficili da separare dal contesto balcanico. All’inizio della canzone, la band canta: «Dok pališ svijeću pitaj svoju baku / Zašto je kćeri rađala u strahu» («Quando accendi una candela, chiedi a tua nonna / Perché ha dato alla luce le sue figlie nella paura»). E ancora: «Nisu naše majke iznjedrile roblje» («Le nostre madri non hanno dato alla luce schiave») e «Sinovi naši nisu podanici» («I nostri figli non sono sudditi»). Sul finale, un grido: «Dok peru ruke krvlju naših rana/ Izdajice» («Mentre si lavano le mani con il sangue delle nostre ferite/ Traditori»).

Su alcuni siti d’informazione turchi e sui social si parla di testo anti Islam e s’invoca l’esclusione del Paese dall’Eurovision, appellandosi al regolamento che vieterebbe riferimenti politici nelle canzoni in gara. E tra gli utenti di diverse nazionalità ha preso il via un botta e risposta che rimesta nelle reciproche vergogne della Storia, risalenti a conquiste avvenute secoli e secoli fa. «Prova a dire due parole anche ai tuoi antenati che hanno massacrato barbaramente il 99% di un intero continente, rubando tutte le loro ricchezze e saccheggiando come cani affamati!», si legge in un post rivolto a un utente spagnolo che aveva ricapitolato gli avvenimenti.

«I vostri avi hanno dato in pasto i poveri popoli indigeni del continente persino ai cani. Mettiamo chi è peggiore sulla bilancia, vediamo un po’», sfida un altro. «Dopo questo brano che narra 500 anni di passato, spero che i croati l’anno prossimo facciano una canzone che racconti anche i massacri compiuti 75 anni fa per mano della loro organizzazione fascista degli Ustascia», recita un messaggio scritto in Turco. Tra i post, anche attacchi alla religione islamica e alle conquiste cattoliche.

E Israele cosa c’entra questa volta? Presto spiegato. Kan 11, l’emittente pubblica israeliana, è stata costretta a scusarsi con la delegazione croata per aver deriso in un post sui social media i tatuaggi sul viso delle cantanti, ignara del fatto che raccontassero tragedie storiche di tale portata. Dopo l’esibizione di mercoledì delle Lelek, l’account Instagram di Kan 11 – che, nel corso della serata, aveva commentato ironicamente le varie performance in gara – ha pubblicato un post scherzoso anche sul loro aspetto: «Quando esageri con i tatuaggi all’henné a Eilat», riferendosi a una pratica comune tra i turisti che visitano la città meridionale israeliana.

«Siamo turbati dai commenti dell’emittente israeliana Kan, che deride la nostra cultura e i sacrifici compiuti dalle donne cattoliche oppresse», hanno replicato le Lelek sui social. «È particolarmente inquietante ridicolizzare le donne che cantano del dolore e della sofferenza femminile, dimostrando al contempo una totale mancanza di empatia e rispetto per la sofferenza altrui». L’emittente pubblica israeliana ha allora rimosso il post, accompagnando la mossa a un messaggio di scuse: «Non è mai stata nostra intenzione offendere la delegazione croata o il pubblico croato. Ci scusiamo per la pubblicazione e porgeremo le nostre scuse anche al capo della delegazione croata».

Spread the love