Cadaveri eccellenti

Bettmann / Getty Images

di Daniela Guaiti (wired.it, 29 agosto 2025)

La conservazione dei cadaveri, il corpo che rimane intatto dopo la morte: un sogno vecchio di secoli, anzi di millenni. Le mummie egizie sono l’esempio più immediato di come l’uomo abbia posto la sua scienza, le sue capacità e la sua volontà al servizio di questa illusione di eternità.

E sono il punto di partenza ideale per un viaggio attraverso una pratica per certi versi macabra, per altri affascinante: quella della conservazione dei cadaveri. Pratica che ha segnato una linea di demarcazione tra classi sociali. Erodoto, grande storico greco del V secolo, spiega come in Egitto esistevano tre tipi di imbalsamazione, più o meno completi a seconda della capacità economica della famiglia del morto.

I più ricchi avevano il trattamento completo: dopo aver estratto il cervello con un ferro ricurvo attraverso le narici, i professionisti della mummificazione «estraggono tutti gli intestini e dopo averli purificati e lavati con vino di palma, li lavano di nuovo con aromi pestati. Poi, riempita la cavità del ventre di mirra pura tritata e di cannella e degli altri aromi, tranne l’incenso, lo ricuciono». La salma veniva poi messa a stagionare (il procedimento è molto simile a quello usato per i salumi) per settanta giorni sotto sale e nitro, trascorsi i quali il cadavere viene lavato e avvolto con strisce di tela di bisso, spalmate al di sotto di gomma. Le bende della mummia. I meno abbienti si dovevano accontentare di una procedura più breve, in cui gli intestini venivano fatti uscire con una sorta di clistere. I poveri avevano a disposizione solo il processo di “salagione”.

L’eternità dunque non era per tutti. Ad aspirare alla vita dopo la morte in un senso non propriamente spirituale non erano solo gli Egizi. Ne sapeva qualcosa Artemisia, moglie e sorella di Mausolo, satrapo della Caria, che alla morte di lui, nel 353 a.C., fece costruire il Mausoleo di Alicarnasso, una tomba talmente maestosa da essere annoverata tra le sette meraviglie del mondo. Ma non basta: la leggenda vuole che per assicurare al fratello e marito l’immortalità ne bevve le ceneri sciolte nel vino.

Un comportamento eccentrico, certo, ma anche un esempio della lotta umana contro la corruzione della carne dopo la morte. Una lotta i cui esempi arrivano a tempi recentissimi, quando persino il corpo di Mao Zedong, è stato imbalsamato, pur contro la volontà del presidente. Ma nella Storia sono davvero tanti gli esempi di tentativi, più o meno riusciti e più o meno curiosi, di conservazione di cadaveri eccellenti: alcuni volti semplicemente a mantenere intatta la salma per qualche giorno, il tempo di una presentazione decorosa al pubblico, altri destinati a sfidare il volgere dei secoli.

Riccardo Cuor di Leone

Morto nel 1199, fu seppellito in tre frammenti: il corpo nell’Abbazia di Fontevraud, il cuore nella Cattedrale di Rouen, le viscere a Châlus, luogo della morte del re. Il cuore, simbolo della grandezza del sovrano, era stato imbalsamato con l’uso di incenso e altre droghe.

Federico Barbarossa

Caduto da cavallo mentre guadava un fiume in Anatolia, l’Imperatore del Sacro Romano Impero morì annegato, lasciando nel panico le sue truppe impegnate in una battaglia contro i Turchi. L’armata che lo aveva seguito nella Terza Crociata non abbandonò il corpo del condottiero: le spoglie vennero portate fino a Gerusalemme sotto aceto. Non troppo dignitoso, forse, anche perché le condizioni del cadavere peggioravano a vista d’occhio con il passare dei giorni. Così, vennero lasciati a Tarso il cuore e gli organi interni. Poi, quando pelle e muscoli iniziarono a deteriorarsi, vennero sepolti ad Antiochia. Infine, le ossa vennero seppellite nella Cattedrale di Tiro. A Gerusalemme la salma del Barbarossa non ci arrivò mai.

Luigi IX di Francia

Ancora una crociata, l’ultima, e ancora un sovrano, che trovò la morte a Tunisi nel 1270. Il corpo di San Luigi fu oggetto di contesa tra il fratello Carlo d’Angiò e il figlio Filippo III. Il primo desiderava seppellire il re in Sicilia, il secondo lo voleva in Francia. Il compromesso fu salomonico: il cuore e le viscere a Monreale, le ossa a Saint-Denis. Il viaggio era comunque lungo, quindi si pensò di bollire il corpo per separare la carne dalle ossa, con un sistema già usato da altri crociati che non volevano essere seppelliti in terra straniera.

Horatio Nelson

Colpito durante la battaglia di Trafalgar, nel 1805, Nelson morì nella sua cabina. Il cadavere doveva essere trasportato in patria e si pensò di conservarlo in una botte piena di sherry o, secondo alcune versioni della storia, di rum. I sostenitori della seconda tesi raccontano che l’equipaggio, vedendo ridursi la razione di alcol quotidiana, prese a spillare il distillato direttamente dalla botte, ignorandone il contenuto. Da qui il nome “Nelson’s blood” dato nel gergo marinaresco al rum.

Umberto I di Savoia

Il cadavere di Umberto I, assassinato a Monza nel 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci, fu conservato per qualche giorno nella vasca da bagno della Villa Reale di Monza, immerso in un miscuglio di ghiaccio e formalina, in attesa del rientro del figlio Vittorio Emanuele III, in crociera con la moglie Elena.

Lenin

Per il fondatore dell’Unione Sovietica venne eretto un monumento funerario sulla Piazza Rossa a Mosca. Qui venne posta la salma imbalsamata di Lenin. Era il 1924 e gli interventi di preservazione del corpo continuarono per anni, per cancellare i segni del tempo che comunque avanzava: macchie scure, principalmente, da rimuovere con agenti chimici. Tutto pagato dallo Stato fino al crollo dell’Urss. Oggi la manutenzione della mummia è delegata alle sovvenzioni dei privati. Il mausoleo è ancora meta gettonatissima di turisti: molti sospettano però che quella visibile al pubblico non sia la mummia autentica, ma una statua di cera.

Evita Perón

Il cadavere imbalsamato della first lady argentina, morta a soli 33 anni nel 1952, rimase per mesi esposto in una bara di vetro, perché la folla che l’amava moltissimo potesse continuare a venerarla come una santa. Tuttavia nel 1955 la salma sparì e per circa sedici anni non se ne ebbe più notizia. Trattato con decine di sostanze diverse, il corpo fu probabilmente sequestrato dagli oppositori di [suo marito Juan Domingo] Perón durante il colpo di Stato che pose fine alla sua dittatura. In questo periodo i resti vennero trasferiti più volte, fino ad arrivare a Milano, dove rimasero fino al 1970. Ci vollero tuttavia altri quattro anni perché Evita potesse tornare a Buenos Aires, dove tuttora riposa, accanto al marito.

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