La gerarchia delle tasche della regina Elisabetta

Ph. Barry Jeffery / Pa

di Laura Scafati (vanityfair.it, 30 marzo 2026)

La regina Elisabetta II, com’è noto, non lasciava mai nulla al caso. Un’attitudine, quella al controllo minuzioso di ogni dettaglio, che ancora oggi è una vera consuetudine nella famiglia reale inglese, ma che con la compianta sovrana raggiungeva l’apice. In primis per quanto riguardava l’abbigliamento.

Non si contano infatti i trucchetti e gli stratagemmi messi in atto dalla reale, e con lei il suo entourage, per garantire una presenza e un’immagine pubblica sempre distinta, calzante, mai fuori posto. Dai pesetti inseriti nelle gonne per evitare che svolazzassero, alle scarpe, sempre lo stesso modello, che quando erano nuove venivano calzate per un po’ dalla sua fidata Angela Kelly affinché le rendesse più morbide, passando per la sua borsa, la famosa Launer nera, utilizzata anche per inviare messaggi in codice al suo staff semplicemente spostandola da una mano all’altra.

Adesso, all’alba dell’apertura, dal 10 aprile, di Queen Elizabeth II: Her Life in Style, la più grande mostra dedicata alla compianta sovrana, allestita presso la King’s Gallery di Buckingham Palace, emerge un’altra curiosa abitudine di Elisabetta II che riguarda nello specifico le tasche dei suoi capi. Un dettaglio trascurabile per molti o, forse, per chiunque, ma non certo per l’amata regina, che di per sé, soprattutto durante gli impegni istituzionali, non voleva preoccuparsi troppo dei suoi outfit, tanto che si tendeva a puntare su soluzioni pulite, senza troppi fronzoli o dettagli extra che la potessero intralciare. Ma le tasche, quando c’erano, avevano anche una funzione pratica.

«Esisteva una vera e propria gerarchia delle tasche», ha detto a Hello! Caroline de Guitaut, responsabile delle opere d’arte presso il Royal Collection Trust, nonché curatrice della mostra, sottolineando come queste fossero sempre diverse in termini di dimensioni e fattura proprio perché venivano create sulla base di ciò che la sovrana doveva portare con sé. «Le tasche presentavano finiture diverse a seconda di ciò che vi veniva riposto. Quelle foderate in cotone erano più resistenti, quelle foderate in seta potevano essere destinate ai guanti da equitazione» ha aggiunto ancora Caroline, rimarcando il senso dello stile della regina Elisabetta II. «Era elegante, sobria e appropriata» ha ammesso, e «seguiva la moda alla lettera».

Le tasche, in realtà, sono state sempre un vero tallone d’Achille per la madre dell’attuale re. Secondo alcuni il fatto che difficilmente si vedesse la regina tenere le mani in tasca sarebbe derivato proprio da un divieto impostole fin da quando era bambina, perché ritenuto un gesto poco consono e non adeguato. Se così fosse, questo spiegherebbe il famoso ritratto, pubblicato solo nel 2019 da Hello! (in occasione dell’uscita del libro di Angela Kelly, The Other Side of the Coin), che vede Elisabetta con le mani inserite nelle profonde tasche laterali del suo abito bianco. Uno scatto inedito, perché mostra la sovrana in una posa totalmente disinvolta, lontana dagli standard formali cui siamo sempre stati abituati a vederla.

Quell’immagine, realizzata dal fotografo Barry Jeffery, come racconterà poi la fidata Angela Kelly, fu frutto di un «desiderio segreto» della regina, quello di farsi fotografare in modo informale. «La regina mi guardò stupita quando le chiesi se fosse consapevole delle potenziali implicazioni di quelle fotografie», ha raccontato Kelly riferendosi alle rigide regole di Corte e al dissenso generale. I suoi consiglieri reali e persino la Regina Madre, infatti, le avevano detto che sarebbe stato del tutto inappropriato. «Non ci mise molto a rispondere: sì, l’avrebbe fatto e, sì, ne era sicura». Quando la realizzazione di un desiderio va oltre ogni limite. E gerarchia.

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