
di Stefano Benfenati (agi.it, 11 giugno 2026)
Il suono della musica può sovrastare il rumore delle bombe. Ne sono convinti AssoConcerti e Medici Senza Frontiere (Msf), promotori di “La pace suona qui”, il video-manifesto che sarà proiettato sui maxischermi prima dell’inizio dei prossimi grandi eventi musicali estivi.
Si parte venerdì 12 giugno con Firenze Rocks, per continuare con IDays Milano e Lucca Summer Festival. Ne sono testimonial gli operatori dell’organizzazione medico-umanitaria oggi impegnata in settanta Paesi. Oltre agli attori Sonia Bergamasco, Neri Marcorè e Pierpaolo Spollon. Ed è proprio il 37enne veneto a dare la prima scossa alla campagna con un sonoro “vaffa” lanciato a chi decide di voltarsi dall’altra parte. I promotori invitano a fermarsi e a riflettere di fronte alle guerre dimenticate, ai civili uccisi e agli ospedali o alle scuole colpite dai razzi.
«Sono stufo marcio di chi ci dice di stare immobili come sassi. Il minimo che posso fare è metterci la faccia. Ci hanno fregato facendoci credere che non tutto sia politica. Invece, è tutto politica» scandisce Spollon durante l’incontro di presentazione dell’iniziativa alla Casa del Cinema a Villa Borghese, Roma. Parole sposate da Fiorella Mannoia, che da anni unisce l’impegno artistico a quello sociale. La “madre” di “Una Nessuna Centomila”, il concerto benefico contro la violenza sulle donne (quest’anno in programma il 21 settembre all’Arena di Verona) è sempre in prima linea. «La musica ha il potere di aggregare tanta gente. Tutto serve a sollecitare un pensiero critico e a scongiurare l’apatia e l’ignavia. Non dobbiamo abituarci all’orrore», spiega la cantante.
Tra i testimonial della campagna c’è Martina Marchiò, vicepresidente di Medici Senza Frontiere, che negli anni scorsi ha lavorato anche nella Striscia di Gaza: «Le regole del diritto internazionale sono state calpestate. Neppure gli operatori umanitari sono al sicuro. Oggi curare le persone in zone di guerra è un atto politico», sottolinea. Poi, con due secche immagini sulla situazione umanitaria a Gaza, scuote la platea della sala Cinecittà: «Per curare i pazienti procediamo in base a un codice. Quello di colore blu è spesso una sentenza di morte. Ci sono tanti feriti, ma non riusciamo a curarli tutti per mancanza di mezzi e di risorse».
Ad uccidere, racconta Marchiò, non sono solo le bombe ma anche “il silenzio” o la carenza di cibo. «In ospedale, a Gaza, c’era un anziano che piangeva senza farsi sentire. Aveva fame. Non mangiava da sei giorni ma noi non avevamo nulla da potergli dare». Per la vicepresidente di Msf, «in molte parti del mondo ci siamo abituati al rumore della guerra. Con questa campagna vogliamo interrompere questa assuefazione e riportare le persone all’ascolto».
Secondo Bruno Sconocchia, presidente di AssoConcerti, «in un momento storico segnato da conflitti, i palchi dei nostri associati possono diventare spazi di consapevolezza collettiva». Sui maxischermi, tra la folla, prima dei concerti, ci saranno i testimoni di storie (anche) di speranza e poco conosciute. Può accadere, ad esempio, che piccoli strumenti improvvisati tra le corsie ospedaliere cancellino il fragore dei missili. Come racconta Elisa Manzini, una delle operatrici di Msf protagoniste del video manifesto: «Nel reparto pediatrico di Haydan, nel Nord dello Yemen, a un certo punto il rumore più forte non era più quello delle bombe o dei monitor ospedalieri. Era quello di bottiglie di plastica riempite di sassolini, usate come maracas per aiutare i bambini malnutriti a recuperare capacità motorie e cognitive».