di Manginobrioches (huffingtonpost.it, 14 agosto 2026)
Belli miei, purtroppo qualcuno deve dirlo. Essere di sinistra, essere antifascisti vuol dire proprio questo: non cacciare nessuno solo perché la pensa in un altro modo. Anche se è un modo incompatibile con quello che stiamo facendo tutti lì. Anche se ti fa tremare i polsi per l’indignazione e l’ipocrisia.
Il vicepremier Matteo Salvini, a quanto pare, è il primo fan Fabrizio di De André. Dori Ghezzi stessa dice che «è un cultore, conosce tutte le canzoni di Fabrizio, parola per parola»: ci si chiede dove vadano e che facciano, tutte quelle parole, e che cortocircuito provochino con roba tipo «ruspa», tipo «prima gli italiani», tipo «la pacchia è finita». (D’altronde, pure la premier dice che continuerà a cantare le canzoni di Francesco Guccini, e io me la vedo che intona a voce spiegata: «Trionfi la giustizia proletaria»).
Quindi? Quindi bene ha fatto la sconosciuta ragazza a dire, fuori dai denti, «ma tu che cazzo ci fai qui?», che non solo è legittimo chiederselo, ma davvero è un mistero di quelli che sconcertano, come i cerchi nel grano, il triangolo delle Bermude o le gallerie della Messina-Palermo. Quindi bene hanno fatto a non cacciarlo, che onestamente sarebbe stato un gesto da ruspa. Quindi bene ha fatto Diodato a illuminare la differenza, con un ironico, ancorché pacato: «Speriamo che la musica di De André illumini un po’ di più anche la nostra classe politica».
Quindi bene ha fatto la nipote di De Andrè, Alice, a marcarla ancora di più, dicendo che «chi si piglia De André se lo deve pigliare tutto», e che proprio lui avrebbe fermato il concerto, di fronte a una contestazione. E non sarebbe stata un’interruzione, ma una prosecuzione del concerto con altri mezzi (sì, perché questo non è «disturbare» – caro ministro – è stare dentro il mondo di De André, dove la parola si piglia eccome, e si disturba eccome: solo a qualcuno le sue parole non risultano magnificamente disturbanti…).
Quindi bene ha fatto Dori Ghezzi a dire: «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre stata di sinistra però è giusto creare un dialogo, altrimenti non saremmo più in un Paese democratico dove possiamo votare». Mi spiace solo che non sia andata un poco oltre, e che comunque quello non fosse un dialogo: la ruspa in nessun momento, con tutta evidenza, ha dialogato col pescatore. Anzi, tutto questo è stato occasione per un pio post del ministro dei Trasporti (lo so, è un ossimoro) che rivendica la libertà di parola (due ossimori).
Quelli che santificano Charlie Kirk e poi fanno togliere gli striscioni alle manifestazioni, o fanno identificare chi agita il pericoloso cartello «ama il prossimo tuo» (anche qui ci chiediamo: ma gli sventolatori di Rosari cosa hanno, dissonanza cognitiva?), o fanno decreti sicurezza contro chi protesta. Ma come, quindi hanno ragione tutti? No, ha torto solo uno. Ma all’ombra dell’ultimo Sole s’era assopito un pescatore, e aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso.
