
(quotidiano.net, 17 dicembre 2025)
La pelle tirata, gli occhi “strizzati” ai due angoli, l’imitazione di uno sguardo all’orientale: il classico stereotipo sui tratti somatici asiatici. Didascalia: «Mangiare con un cinese». Miss Congeniality cercava l’effetto simpatia tra i follower con la carnevalata degli “occhi a mandorla” ed è stata sommersa da una valanga di accuse, detronizzata ed espulsa in tempo reale dal concorso di Miss Universo che si stava svolgendo in Thailandia.
Sarah Dzafce, 22 anni, reginetta di Finlandia eletta al tramonto dell’estate (era settembre) è diventata un caso internazionale alla vigilia di Natale per questa foto pubblicata sui social e giudicata offensiva. Tutto qui? No. In difesa della ragazza tre membri del partito dei Veri Finlandesi, formazione populista di destra e anti-immigrazione nella coalizione di governo, hanno pubblicato i loro selfie nella stessa posa con l’omaggio «Je suis Sarah», nello stile solidale che funzionò per Charlie Hebdo. Joakim Vigelius, vicepresidente dei Veri Finlandesi, s’è scagliato contro la «campagna di odio» scatenata dai «guardiani della morale». E alla fine il primo ministro è stato costretto a scusarsi con Giappone, Cina e Corea del Sud per placare la sollevazione che montava nel Far East.
Sarah Dzafce, nata in Finlandia da una famiglia di origine kosovara, ha inizialmente sostenuto che il gesto fosse legato a un forte mal di testa e che la didascalia fosse stata aggiunta solo in un secondo momento, da un’amica burlona, e senza il suo consenso. In seguito la Miss a tempo determinato ha pubblicato un messaggio di scuse su Instagram, affermando di non aver avuto alcuna intenzione di offendere e ribadendo l’importanza del rispetto verso le persone e le loro differenze. Le scuse, tuttavia, non sono bastate a fermare l’onda che veniva da Est.
Le conseguenze non si sono limitate ai social. Per dire: Finnair, la compagnia aerea di bandiera finlandese, ha preso pubblicamente le distanze dalla modella dopo essere stata chiamata in causa da alcuni clienti. L’organizzazione Miss Suomi, attraverso la direttrice Sunneva Sjögren, ha annunciato la revoca del titolo a Dzafce: corona riassegnata alla seconda classificata, Tara Lethoten, scuse ufficiali a chi s’è sentito offeso e l’impegno a rafforzare la formazione delle future candidate.
Il caso ha assunto una dimensione politica quando il primo ministro Petteri Orpo è intervenuto pubblicamente, definendo il gesto «sconsiderato e stupido» e riconoscendo il danno arrecato all’immagine internazionale della Finlandia. Le sue parole hanno riportato la vicenda dal piano dello spettacolo a quello istituzionale, evidenziando le ripercussioni diplomatiche della controversia. Questione chiusa, anzi no.
A riaccendere le tensioni sono state le iniziative di tre esponenti di Veri Finlandesi – i parlamentati Kaisa Garedew, Juho Eerola e Sebastian Tynkkynen – che fanno parte della maggioranza di governo. Eerola e Garedew hanno pubblicato sui social foto in cui imitavano il gesto contestato in segno di solidarietà con l’ex Miss Finlandia. Il premier Orpo ha preso le distanze anche da queste pagliacciate, definendole dannose per il Paese. «Offro le mie più sincere scuse per i post offensivi pubblicati di recente sui social media da alcuni membri del Parlamento», ha dichiarato Orpo. «Questi post non riflettono i valori di uguaglianza e inclusione della Finlandia. Razzismo e discriminazione non hanno posto nella nostra società».
Garedew, Eerola e Tynkkynen hanno reagito in modo diverso alla controversia. Mentre la prima ha dichiarato di non essere obbligata a scusarsi, Eerola e Tynkkynen hanno offerto un mea culpa. Tynkkynen, in particolare, ha chiarito ai media che le sue azioni «non intendevano ferire nessuno». Il gruppo parlamentare si riunirà ora per discutere le possibili sanzioni disciplinari. Salito al potere nel 2023, il governo finlandese è stato ripetutamente scosso dalle dichiarazioni provocatorie dei membri del partito Veri Finlandesi. Ad agosto un altro deputato aveva affermato che gli immigrati stavano trasformando la Finlandia in un «porcile».