Il documentario su Melania Trump

Amazon / Mgm Studios

di Paolo Armelli (wired.it, 18 dicembre 2025)

C’è un momento, nel trailer appena diffuso del documentario su Melania Trump, che già ci riempie di speranze. In questa scena fatidica, appena divenuta First Lady per la seconda volta, Melania telefona al marito Donald Trump, a quanto pare subito dopo la vittoria nelle presidenziali di fine 2024, e gli dice: «Congratulations, Mr. President».

Ma la cosa più eloquente accade pochi secondi dopo, mentre la vediamo affacciata su una New York notturna direttamente da una stanza über-kitch della Trump Tower, con tanto di Renoir in vista: lui deve averle chiesto, senza che lo sentiamo, se lei l’ha visto e lei senza esitare risponde no, «recupero dopo al telegiornale». Sta tutto qui, in questa frase: Trump che contro ogni previsione vince nuovamente il suo posto alla Casa Bianca inaugurando una fase di disperazione per tutto il mondo e sua moglie che neanche si è presa la briga di seguirlo in diretta in tv.

Basta questo ad accendere le speranze di noi spettatori curiosi e a rendere Melania, questo il titolo ufficiale, una delle uscite più attese del nuovo anno. Il progetto di per sé è tanto ambizioso quanto surreale: Amazon, che produce tramite una delle sue aziende, il prestigioso Studio storico Mgm, pare abbia speso quaranta milioni di dollari per confezionare questo film documentario che segue i venti giorni che precedono l’Inauguration Day, ovvero il 4 gennaio 2025, in cui i Trump si sono insediati per la seconda volta come coppia presidenziale a Washington.

Le telecamere hanno seguito la First Lady in diversi momenti dietro le quinte, che vanno da shooting fotografici a impegni istituzionali, da prove d’abito a conversazioni più o meno spontanee e private (come quella con Rania di Giordania: mai accostamento fu più lunare). Per fare ciò è stato scomodato niente meno che Brett Ratner, regista di film come Rush Hour, X-Man: Last Stand ed Hercules, ma che dal 2017 nessuno voleva più far lavorare per via di accuse di molestie e abusi sul set. Per la serie: cosa mai potrebbe andare storto?

Il documentario arriverà nelle sale americane a partire dal 30 gennaio 2026, ma a quanto pare la stessa Amazon ha in serbo una docu-serie sugli spostamenti e i vari impegni di Melania Trump. Già ora la vediamo mentre viene presentata come la perfetta spalla per l’amato marito: «L’eredità di cui andrò più orgoglioso sarà quella di un portatore di pace», dice lui preparando un discorso pubblico, e lei accorre a specificare: «Portatore di pace e unificatore». Se tutte le scene dovessero essere così citofonate e maldestramente studiate, saremmo di fronte a un capolavoro di autenticità mancata ed esilarante.

Del resto Melania, fin dal primo mandato, è sempre stata circondata da un alone di ironia incessante, dai tratti peraltro non poco maschilisti, ma si è comunque distinta per la sua levatura iconica: non solo di donna bellissima, ex modella capace di impressionanti quanto assurde scelte di stile (come il cappello che le copriva l’intero volto proprio all’Inauguration Day) ma anche protagonista di meme viralissimi. Da sempre, in fondo, il mondo è convinto che Melania Trump rimanga in questo matrimonio tanto dorato quanto grottesco solo per convenienza, mal tollerando l’aranciato marito come s’intuisce nei video in cui sbuffa, leva gli occhi al cielo o sfugge ai suoi baci e abbracci, ma tutto sommato godendosi ricchezza e potere.

Dunque eccoci ad attendere Melania con la stessa curiosità con cui si aspetta, un po’ malignamente, il più delizioso dei guilty pleasure: quello che vorrebbe essere l’agiografia definitiva di una First Lady di cui quasi tutti hanno una stima pari a zero, potrebbe – lo speriamo – diventare una specie di boomerang in cui vedremo tutti i suoi tentativi sotterranei di sabotare The Donald, tutta la sua comicità involontaria, tutti i piani segreti di fuga, tutta la favolosità di una donna che nessuno conosce davvero. Ma forse è questa la sua arma più potente.

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