
di Monica Coviello (vanityfair.it, 16 dicembre 2025)
Sono passati ottant’anni dalla nascita di Pippi Calzelunghe, e da allora le storie di quella bambina con le trecce rosse, orfana e capace di cavarsela da sola, e di ribaltare le regole degli adulti non hanno mai smesso di essere amate, lette, adattate per il cinema e il teatro. Ma, oggi, un nuovo documentario svela un retroscena finora inedito sulla genesi di questo personaggio: Pippi Calzelunghe nasce come risposta diretta agli anni più bui della Seconda guerra mondiale, sotto l’ombra di Hitler.
A raccontarlo è A World Gone Mad. The War Diaries of Astrid Lindgren, docudramma diretto dal regista tedesco Wilfried Hauke che verrà trasmesso all’inizio del prossimo anno. «Dopo aver lavorato così a lungo a questo film, mi è del tutto chiaro che Pippi è una figlia della guerra. Non sarebbe mai esistita se non ci fossero stati quei tempi terribili», spiega Hauke al Guardian.
Il film si basa sui diari di guerra di Astrid Lindgren e coinvolge tre generazioni della sua famiglia: la figlia Karin Nyman, la nipote Annika Lindgren e il pronipote Johan Palmberg. Ci sono anche ricostruzioni sceniche, con l’attrice teatrale svedese Sofia Pekkari nel ruolo della scrittrice, ma con una regola ferrea: «I suoi esecutori testamentari hanno voluto che ogni parola pronunciata fosse tratta esattamente da ciò che Lindgren ha scritto o detto davvero».
Quando la Seconda guerra mondiale scoppia Astrid Lindgren ha poco più di trent’anni, vive a Stoccolma ed è madre di due bambini. La Svezia resta formalmente neutrale, ma lei non lo è affatto. È dichiaratamente antinazista, legge compulsivamente i giornali, ritaglia articoli, li incolla nei quaderni. Ottiene anche un incarico riservato, come dattilografa, al centro di controllo postale: apre e legge lettere private e militari. È lì che comprende, prima di molti altri, cosa sta realmente accadendo agli ebrei deportati.
Nei diari che inizia a tenere in quegli anni, diciassette quaderni scolastici scritti a mano, il dramma dei profughi e delle persecuzioni torna con insistenza. Nel maggio del 1941 scrive di aver saputo che mille ebrei al giorno vengono «trasportati con la forza in Polonia nelle condizioni più scioccanti… è apparentemente intenzione di Hitler trasformare la Polonia in un unico grande ghetto dove i poveri ebrei dovranno perire di fame e sporcizia». E aggiunge: «Finché leggi queste cose sul giornale puoi in qualche modo evitare di crederci davvero, ma quando le leggi in una lettera… allora ti arrivano addosso all’improvviso, in modo terribilmente concreto».
Secondo Hauke, è proprio nei diari che si avverte una svolta: «Si vede che diventano sempre più emotivi. Lei sentiva che quello era l’inizio della fine della vecchia idea di cultura europea». Quei quaderni, ritrovati nell’appartamento di Stoccolma e pubblicati solo nel 2015, oltre dieci anni dopo la morte della scrittrice, sono per il regista la premessa necessaria per la nascita di Pippi Calzelunghe. Il nome lo inventa la figlia Karin, e Astrid comincia a narrarne, a voce, le avventure per distrarla durante le frequenti malattie dell’infanzia. Poi, nel 1944, un incidente domestico, una caduta che la costringe a letto per tre settimane, diventa l’occasione per trasformare quelle storie orali in un vero progetto narrativo.
In quel periodo, però, anche la sua vita privata sta crollando. Il matrimonio con Sture Lindgren è in crisi: lui ha un’altra relazione e chiede il divorzio. Hauke parla di una «frana che travolse la sua esistenza». «Ma allora sentì di avere qualcosa di suo, che era la scrittura. Questo la rese di nuovo forte e l’aiutò ad attraversare quella crisi». C’è anche un’idea pedagogica dietro la nascita di Pippi. Lindgren s’interroga su come crescere i bambini in un’Europa devastata dall’autoritarismo.
Come dice il regista, il suo pensiero era rivolto a un obiettivo preciso: educare i più piccoli «in modo che non diventino psicopatici come Hitler o autoritari, dittatori e simili». Pippi è indipendente, ironica, empatica, immune al culto della forza e dell’obbedienza cieca. Il successo immediato di Pippi, nel 1945, va letto anche così. «Il mondo era stato in una situazione terribile per molti anni e lei arriva come una boccata d’aria fresca», spiega il pronipote Palmberg. «È l’antidoto ai regimi autoritari della Germania e dell’Unione Sovietica. Ha tutte queste caratteristiche di indipendenza, libertà di pensiero e gentilezza, che sono l’antitesi dell’ideologia nazista».
Ottant’anni dopo, Pippi continua a essere celebrata. «Abbiamo fatto feste di compleanno praticamente tutto l’anno» racconta ancora Palmberg, «e credo che continueremo a celebrarla, perché è un personaggio importantissimo, soprattutto guardando com’è il mondo oggi. La sua indipendenza, la sua gentilezza e la sua generosità sono più necessarie che mai».