La politica che adesso imita le fiction

di Aldo Grasso (corriere.it, 8 marzo 2026)

La realtà fa binge-watching. Melania Trump presiede una seduta all’Onu: la prima First Lady in carica a farlo nella storia del Palazzo di Vetro. Non è vero. La prima è stata Claire Underwood, nella terza stagione di House of Cards.

Alcuni analisti hanno inserito la guerra scatenata da Donald Trump contro l’Iran nel cosiddetto scenario “Wag the Dog” (Scodinzolare il cane): è un paradosso che indica la creazione di un diversivo per sviare l’attenzione. È la prima volta per un presidente americano? Nemmeno questo. Nel film Wag the Dog (Sesso & potere), 1997, Dustin Hoffman e Robert De Niro organizzano in uno studio televisivo una finta guerra contro l’Albania per coprire uno scandalo sessuale del presidente. La differenza è che Trump ne ha organizzata una vera: il fumo negli occhi nasce dai bombardamenti. È quello che accade quando la realtà si trasforma in reality.

Non è una novità che l’immagine prevalga sull’essere. La novità è un’altra: la politica non imita più la finzione, la consulta. Come un catalogo sterminato di soluzioni narrative, dove le logiche dello spettacolo governano quelle della politica. E del resto Trump è l’unico presidente americano la cui mitologia pubblica non nasce nei corridoi del potere ma in uno studio televisivo: The Apprentice. La politica è arrivata dopo. Come uno spin-off.

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