
di Angela Watercutter (wired.it, 22 ottobre 2025)
Le rane gonfiabili spuntano ovunque: nelle piazze americane, nei video sui social e perfino nei negozi on line. Pensatela come una versione anti-Trump di “Dov’è Waldo?”. Sabato 18 ottobre circa 7 milioni di persone riempivano le città statunitensi per l’ultima protesta No Kings e molti sono scesi in piazza travestiti da rana.
Gli anfibi spiccavano nel mare di cartelli, e la loro ispirazione era evidente: molti avevano visto le immagini dei manifestanti davanti a un centro dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) di Portland, in Oregon, con cartelli «Frogs Together Strong», e avevano deciso di seguirne l’esempio. Il meme si è diffuso rapidamente. Dopo il weekend, TikTok, Instagram, Bluesky e altre piattaforme social si sono riempite di immagini e video di rane gonfiabili nelle strade. Sulla piattaforma TikTok Shop sono comparsi perfino i Portland frog protest stickers, adesivi con la scritta «Resist». In un’epoca in cui ogni gesto politico finisce on line, è quasi inevitabile che le proteste – o la loro teatralità – diventino virali. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reagito, condividendo un video generato con l’Intelligenza Artificiale in cui lo si vede scaricare escrementi sui manifestanti da un jet.
Ma con le rane c’è qualcosa di diverso. I loro significati e funzioni sono stratificati – da Pepe the Frog allo spray urticante, e oltre. Per cominciare, c’è la questione della sorveglianza. Gli americani sono sempre più consapevoli che, quando protestano, vengono osservati dalle autorità. Travestirsi da rana dei cartoni animati – o da qualunque altra creatura – rende più difficile identificare i volti. E man mano che il costume verde gonfiabile si diffonde, chi lo indossa diventa sempre più anonimo.
Poi c’è il fattore assurdità. I manifestanti in costume ribaltano l’immagine dei dimostranti vestiti di nero, spesso demonizzati da Trump. A fine settembre, mentre il presidente cercava di dispiegare la Guardia nazionale dell’Oregon a Portland in risposta alle proteste davanti al centro Ice della città, aveva dichiarato che «c’è l’anarchia là fuori». Un giudice ha poi bloccato il dispiegamento. Nel 2020, Trump aveva inviato agenti federali a Portland per contrastare le proteste del movimento Black Lives Matter, e le immagini che arrivavano dalla città sembravano mostrare il caos, anche se – come Wired scriveva all’epoca – «quello che accade per strada non è ciò che vedete nei tweet». All’inizio di ottobre, Seth Todd, il primo “uomo rana”, ha raccontato al New York Times che il costume è stato pensato per «contrastare la narrazione secondo cui siamo estremisti violenti».
C’è anche un elemento di empatia visiva. È meno probabile che qualcuno pensi “forse la rana se l’è meritato” se un manifestante in costume viene colpito dallo spray urticante, osserva Brooks Brown, “co-iniziatore” di Operation Inflation, l’iniziativa che distribuisce gratuitamente costumi gonfiabili ai dimostranti di Portland. «Non puoi giustificare una cosa del genere se davanti a te c’è una rana, un unicorno, un bassotto o SpongeBob», aggiunge. «Rende impossibile dare la colpa alla vittima e mostra la violenza in tutta la sua crudezza».
Brown riconosce a Todd l’idea originale del costume. Quando altri manifestanti hanno iniziato a unirsi a lui indossando travestimenti simili, Brown – youtuber – ha deciso di collaborare con un altro streamer per lanciare Operation Inflation, una raccolta fondi pensata per acquistare e distribuire costumi a chi volesse partecipare alle proteste. Non vuole rivelare la somma raccolta, ma racconta che il gruppo ha già distribuito circa 300 costumi, di cui 200 solo durante la manifestazione No Kings dello scorso fine settimana. Reperirne di nuovi, però, è sempre più difficile e i prezzi continuano a salire. «L’aspetto economico di tutto questo è davvero affascinante», spiega Brown. «All’inizio compravamo letteralmente qualsiasi costume potesse arrivare il giorno dopo da Amazon. Ora siamo in contatto con i fornitori principali – che non nominerò, perché non vogliamo che qualcun altro ci batta sul tempo».
Quasi dieci anni fa, una rana dei cartoni tutta verde aveva un significato molto diverso. Nel 2016, Pepe the Frog era considerato un simbolo d’odio. Il personaggio ironico e svampito, creato dal fumettista indipendente Matt Furie, fu adottato dalla destra radicale on line, a sua insaputa. La comunità di 4chan lo trasformò in una mascotte, e presto Pepe divenne un’icona del trolling di estrema destra: comparvero Pepes in versione Adolf Hitler o Ku Klux Klan. Furie cercò di riprendersi il personaggio ma sembrava una causa persa, o quasi. La sua battaglia è raccontata nel documentario Feels Good Man.
Nel 2019, i manifestanti pro-democrazia di Hong Kong adottarono Pepe come simbolo della loro lotta contro il governo autoritario della regione. Gli americani rimasero perplessi, ma per quei dimostranti l’idea che Pepe fosse un simbolo d’odio era semplicemente incomprensibile. Da allora, Pepe è in gran parte svanito dalla memoria collettiva, anche se di tanto in tanto riappare ancora nei forum on line.
Con l’inizio delle proteste di Portland, però, le rane hanno assunto un nuovo significato: lo scorso weekend, su Bluesky hanno iniziato a circolare immagini della rana gonfiabile che prende a pugni Pepe. Nel fine settimana, le rane si sono moltiplicate: manifestanti in costume gonfiabile sono comparsi ovunque, da Los Angeles a Charlotte, in North Carolina. Testate come The Washington Post e Usa Today hanno pubblicato articoli per spiegare perché così tanti dimostranti avessero scelto di sfilare non solo con i cartelli, ma anche in costume. Il messaggio, ormai, è chiaro: quelle rane vogliono ribaltare l’immagine dei manifestanti come «tipi antifa arrabbiati», come li ha definiti lo speaker della camera Mike Johnson.
Lunedì 20 ottobre, la Corte d’Appello del nono circuito degli Stati Uniti ha revocato il blocco che impediva a Trump di dispiegare la Guardia nazionale a Portland, con un voto di 2 a 1. La giudice Susan Graber, in dissenso, si è schierata con le rane. «Dal momento che i manifestanti di Portland sono noti per presentarsi in costumi da pollo, da rana gonfiabile o perfino nudi per contestare i metodi dell’Ice», ha scritto, «la decisione della maggioranza» – che accetta la descrizione governativa di Portland come zona di guerra – «può solo apparire assurda». Portland e lo Stato dell’Oregon hanno annunciato un ricorso.