
di Salvatore Riggio (corriere.it, 28 giugno 2026)
Il verdetto del campo è stato netto: il Qatar ha salutato il Mondiale senza lasciare tracce memorabili. Eppure, restano le polemiche e questa volta il pallone non c’entra. A infiammare il post-partita ci ha pensato la stampa britannica, sollevando perplessità attorno a una presunta operazione di «tifo organizzato a tavolino» per l’ultima sfida del girone contro la Bosnia a Seattle.
Secondo il Telegraph, la Federazione qatariota avrebbe arruolato veri e propri figuranti pur di non lasciare vuoti gli spicchi di stadio riservati ai propri sostenitori. Un’accusa bizzarra che trasforma una normale trasferta calcistica in un casting, con comparse pronte a sgolarsi per una Nazionale mai seguita prima in cambio di biglietti e hotel gratis.
In realtà, un piano di trasferte agevolate era già noto. Alla vigilia del torneo, Doha aveva annunciato un programma di sponsorizzazioni con Qatar Airways per coprire i costi di circa mille persone tra fan club, giornalisti e familiari dei giocatori, con l’obiettivo di garantire un’atmosfera calda. A Seattle, però, la Federazione si sarebbe spinta oltre: di fronte alla prospettiva di uno stadio dominato dai tifosi bosniaci, gli emissari avrebbero reclutato residenti americani, studenti e chiunque fosse disposto a fingersi ultrà.
Le testimonianze raccolte delineano contorni quasi cinematografici. Il giorno prima del match, i finti tifosi sono stati radunati al terzo piano di un lussuoso hotel di Seattle per un vero e proprio briefing tattico su come comportarsi e quando cantare. In quell’occasione sono stati distribuiti sciarpe, cappellini, occhiali da Sole e magliette color granata. Il copione è stato recitato alla perfezione: pur essendo appena il dieci per cento del pubblico totale, i figuranti hanno fatto un baccano incredibile fino al fischio finale. Persino il commissario tecnico Julen Lopetegui, amareggiato per l’eliminazione, ha ringraziato calorosamente quel manipolo di sostenitori per il supporto.