
di Fernando Sánchez (esquire.com, 10 maggio 2025)
Billy Wilder arriva negli Stati Uniti per la prima volta nel 1934 e rimane subito folgorato dalla cultura nordamericana, che da sempre lo affascinava quand’era più giovane e guardava i film di Hollywood durante la sua adolescenza polacca. Prima di arrivare negli Stati Uniti, Wilder si era trasferito a Vienna per completare gli studi universitari, per poi spostarsi a Berlino e a Parigi, dove si era rifugiato durante il periodo nazista a causa delle sue origini ebraiche.
In Francia Billy Wilder dirige il suo primo film, Amore che redime, nel 1934: poco dopo la fine delle riprese, lascia l’Europa insieme all’attore ungherese Peter Lorre per cercare fortuna a Hollywood. I primi anni negli Stati Uniti non sono facilissimi e procedono all’insegna delle ristrettezze economiche: Wilder, però, ottiene un lavoro come sceneggiatore per la Paramount e conosce Charles Brackett, con cui avvia una collaborazione che si rivelerà per lui provvidenziale. Nel 1940 torna dietro la macchina da presa, sempre per la Paramount, per realizzare il film Viale del tramonto, grazie al quale riesce finalmente a lasciarsi alle spalle i problemi economici iniziali.
Billy Wilder è uno sceneggiatore e regista di successo: durante una delle sue passeggiate lungo il Sunset Boulevard, il famoso “Viale del tramonto” hollywoodiano, guardandosi intorno e notando le imponenti ville dei ricchi magnati del cinema, ha un’improvvisa folgorazione per il suo prossimo film. Sunset Boulevard è sempre stato fortemente legato alla cultura cinematografica americana: lì sono nate le prime produzioni ed è sempre lì che hanno vissuto – e, in parte, ancora vivono – le grandi celebrità. Il pensiero vola subito ai divi degli anni Venti, che, all’epoca del cinema muto, guadagnavano stipendi da capogiro ed erano trattati quasi come divinità.
Allo stesso tempo, però, molti di loro continuano a vivere in quel “Viale del tramonto” di Hollywood come celebrità dimenticate e divi decaduti, incapaci di reggere il passaggio dal cinema muto a quello sonoro. La trama del film Viale del tramonto (Sunset Boulevard, 1950) parte proprio da qui: è la storia di una diva dimenticata del muto, in pensione forzata perché non è riuscita a sostenere l’avvento del sonoro. La prima bozza della sceneggiatura, incompiuta e di appena sessanta pagine, arriva ai dirigenti della Paramount, che s’impegnano subito per avviare il progetto.
Per il ruolo della protagonista femminile, Wilder e Brackett hanno in mente l’attrice Mary Pickford, che però lo rifiuta dopo aver notato le spaventose similitudini con la propria tragica realtà. Il ruolo viene quindi proposto a Greta Garbo, che ha già detto addio alle cineprese e non ha alcuna intenzione di tornare sul set. Dopo diversi altri tentativi, il regista George Cukor propone a Wilder il nome di una sua amica, Gloria Swanson, anche lei un’ex diva del muto e con un trascorso piuttosto melodrammatico nel mondo del cinema. Dopo diverse peripezie, Cukor riesce a convincere l’amica Swanson ad accettare il ruolo.
Per il protagonista maschile Wilder e Brackett hanno in mente Montgomery Clift, che accetta la proposta ma poi si tira indietro a due settimane dall’inizio delle riprese. A quel punto Wilder prova a proporre il ruolo a diversi altri attori, tra cui Marlon Brando, che, però, non supera le selezioni in quanto ancora troppo poco famoso. Alla fine la scelta ricade su William Holden, attore scritturato dalla Paramount con già un successo discreto alle spalle.
Le riprese cominciano quando la sceneggiatura è ancora incompleta e quello che salta subito all’occhio è la scelta narrativa di Wilder e Brackett di far raccontare la messa in scena dalla voce narrante del protagonista morto, un escamotage narrativo che rivedremo, poi, in tantissimi altri film, come American Beauty di Sam Mendes, del 1999. Viale del tramonto si pone subito come un film con una violenta critica di sottofondo sul sistema dello star system di Hollywood e sul modo in cui l’industria cinematografica riuscisse a spremere gli attori e le attrici più famosi per poi disfarsene quando non più in grado di produrre profitto.
Per rendere il film ancora più realistico, Wilder e Brackett hanno inserito nella sceneggiatura diversi camei di attori, registi, produttori e industriali americani nei panni di loro stessi. Per le riprese, la Paramount decide di prendere in affitto un gigantesco palazzo sul Sunset Boulevard costruito negli anni Venti per girare le scene in esterni, mentre gli interni vengono ricostruiti in uno degli studi a disposizione. Per la colonna sonora, la scelta ricade sul compositore tedesco Franz Waxman, collaboratore di Alfred Hitchcock, con cui Wilder ha già lavorato nella sua breve esperienza europea.
Durante la proiezione dell’anteprima del film, le feroci critiche allo star system hollywoodiano fanno storcere il naso a più di qualche personalità. Il produttore Louis B. Mayer accusa perfino Billy Wilder di aver disonorato in qualche modo l’industria cinematografica americana, la stessa che ha contribuito a realizzare il film stesso. Nonostante questo, però, Viale del tramonto è un enorme successo di pubblico e botteghino, e per la critica è uno dei più grandi film mai realizzati fino a quel momento.
Il film di Billy Wilder ottiene undici candidature agli Oscar, vincendo poi tre statuette: Miglior regia, Miglior colonna sonora e Miglior sceneggiatura originale, a quel punto composta dal trio Wilder, Brackett e D.M. Marshaman. Per ironia della sorte il sodalizio artistico tra Wilder e Brackett si è dissolto poco tempo prima, a causa di divergenze incolmabili durante la realizzazione di Viale del tramonto. A sostituire Brackett, da lì in avanti, sarà I.A.L. Diamond, col quale Wilder instaura una solida e duratura collaborazione.