
di Monica Coviello (vanityfair.it, 13 agosto 2026)
I Paesi coinvolti in una guerra o in una situazione geopolitica particolarmente delicata non potranno più ospitare l’Eurovision Song Contest. È la novità introdotta nel regolamento della manifestazione dall’Unione Europea di Radiodiffusione (Ebu) dopo le forti polemiche che hanno accompagnato l’edizione del 2026, quella di Vienna.
«Il regolamento del concorso prevede ora che l’emittente vincitrice (che tradizionalmente ospita l’edizione successiva, N.d.R.) non possa più ospitare la competizione se un conflitto armato, una situazione geopolitica delicata o qualsiasi altra situazione comprometta significativamente la sicurezza o la stabilità del suo Stato o della regione circostante», spiegano gli organizzatori. La decisione non cita esplicitamente alcun Paese e, nelle intenzioni dell’Ebu, introduce un criterio valido per tutti.
Se necessario, l’organizzazione potrà commissionare «una valutazione indipendente della sicurezza nella regione del vincitore» e, sulla base dei risultati, consultare il Comitato esecutivo dell’Eurovision Song Contest per stabilire se il Paese sia effettivamente in grado di ospitare la manifestazione in condizioni di sicurezza. Se la risposta sarà negativa, l’Ebu individuerà un altro Paese ospitante. La nuova emittente incaricata organizzerà l’evento «a proprio nome e non sarà tenuta a farlo per conto di un altro membro».
La nuova regola arriva dopo un’edizione, quella del 2026, segnata da un livello di contestazione politica senza precedenti. Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda non hanno voluto partecipare alla gara per protestare contro la presenza d’Israele, Paese contestato per la sua condotta nella guerra a Gaza. Nonostante il boicottaggio, i Paesi partecipanti sono stati trentacinque. Israele ha preso parte alla competizione e si è classificato secondo, sfiorando così la possibilità di tornare a ospitare il concorso nel 2027.
La nuova norma, comunque, riguarda esclusivamente la possibilità di organizzare la manifestazione e non impedisce automaticamente a un Paese coinvolto in un conflitto di partecipare alla gara. Israele, dunque, potrà continuare a concorrere, anche se, in base alle nuove regole, non potrebbe essere autorizzato a ospitare l’Eurovision qualora risultasse vincitore e la situazione di sicurezza non fosse considerata compatibile con l’organizzazione dell’evento.
Il direttore dell’Eurovision, Martin Green, ha spiegato: «L’Eurovision Song Contest è in continua evoluzione e la nostra revisione annuale delle regole è una parte importante per garantire che il concorso rimanga equo, trasparente e coerente per tutti coloro che vi partecipano». E ancora: «Questi cambiamenti servono a dare maggiore chiarezza a tutti coloro che sono coinvolti, a proteggere gli artisti e a garantire che il concorso continui a offrire un ambiente sicuro e accogliente, preservando allo stesso tempo lo spirito e l’integrità che rendono così speciale l’Eurovision Song Contest».
Per il 2027, intanto, la strada è già tracciata. Dopo la vittoria della bulgara Dara a Vienna con Bangaranga, l’Eurovision farà rotta sulla Bulgaria. Sarà Burgas, affacciata sul Mar Nero, a ospitare la prossima edizione, in programma l’11 e il 13 maggio per le semifinali e il 15 maggio per la finale. Burgas ha avuto la meglio su Sofia, Plovdiv e Varna al termine della selezione condotta da Ebu e dalla televisione nazionale bulgara (Bnt), che hanno valutato non solo la struttura destinata ad accogliere lo show (che sarà l’Arena Burgas, la più recente struttura sportiva e d’intrattenimento del Paese), ma anche trasporti, ricettività e collegamenti internazionali. Per la Bulgaria sarà la prima volta da Paese ospitante.