Il Parlamento francese su TikTok

TikTok

(ilpost.it, 13 agosto 2025)

Girando su TikTok e Instagram capita d’imbattersi in video che mostrano spezzoni di discorsi fatti da politici in Parlamento: durano circa un minuto e affrontano diversi temi con parole molto semplici, sono sottotitolati, possono includere una musica drammatica e spesso sono pubblicati dalla persona che ha pronunciato quel discorso, o dall’account del partito cui appartiene. È una pratica che esiste in vari Paesi, inclusa l’Italia.

Ma è diventata particolarmente popolare in Francia, dove sta cambiando il dibattito parlamentare e sta facendo discutere gli stessi parlamentari. Fare discorsi molto retorici in Parlamento non è certo una pratica nata dopo l’invenzione dei social media, ma i social media l’hanno per certi versi esasperata. Un articolo di Le Monde ha raccolto le proteste di diversi parlamentari francesi che si sono accusati reciprocamente di fare interventi in Parlamento inutili per il dibattito politico e indirizzati solo al pubblico su TikTok: pensati quindi per essere facilmente tagliati, editati e pubblicati on line.

È una tendenza che era già stata raccontata da uno studio pubblicato a gennaio da un importante centro di ricerca francese (il Cepremap, Centro per la ricerca economica e le sue applicazioni). A partire da un’analisi di quasi due milioni di discorsi pronunciati all’Assemblea nazionale (la Camera bassa), era stato rilevato che nel 2024 la durata media dei discorsi (misurata in numero di parole) era diminuita di oltre il 50 per cento rispetto al 2007, con un brusco calo a partire dal 2017 e uno ancora più consistente dal 2022.

Lo studio diceva anche che nello stesso periodo era aumentata la componente emotiva degli interventi, specialmente in quelli dei deputati dei partiti più radicali. In sostanza, prima del 2017 i deputati facevano lunghi preamboli e prendevano molto tempo per sviluppare le loro idee. Ora questo non succede quasi più.

Il 2017 e il 2022 sono gli anni in cui si sono tenute le elezioni che hanno profondamente modificato la composizione del Parlamento francese. Nel 2017 il neonato partito di Emmanuel Macron, La République En Marche!, fece eleggere più di 300 parlamentari, mentre nel 2022 a entrare all’Assemblea Nazionale furono oltre 130 deputati del partito di estrema sinistra La France Insoumise (Lfi) e 89 deputati del partito di estrema destra Rassemblement National (alle elezioni del 2017 avevano rispettivamente fatto eleggere 17 e 8 parlamentari).

Fu un ricambio anche generazionale: portò in politica e in Parlamento molti deputati giovani, abituati a usare i social media per farsi conoscere e fare campagna elettorale. Uno dei più importanti politici di questa nuova generazione è Jordan Bardella, il leader del Rassemblement National. Bardella ha usato fin da subito i social media per accrescere la propria popolarità, ed è stato seguito da molti altri. Pubblica spesso spezzoni dei suoi interventi al Parlamento Europeo, dov’è stato eletto dal 2019, con grafiche e montaggi perfettamente aderenti allo stile di TikTok.

Alcuni parlamentari sono particolarmente noti per fare discorsi rivolti al pubblico di TikTok, e a volte i loro interventi vengono anticipati da qualche collega che ironicamente dice frasi come «Attenzione, ciak si gira!». Questa pratica è evidente quando, per esempio, l’Assemblea sta discutendo di un emendamento e qualcuno dei deputati usa il tempo a disposizione per parlare di un’altra misura, che non c’entra nulla con quella in esame, e magari dà spiegazioni superflue per il dibattito parlamentare ma efficaci per chi ascolta il video sui social.

Tra i deputati che ricorrono più spesso a questa pratica ci sono quelli di Lfi, che però non ne parlano come di una cosa necessariamente negativa. Il deputato Antoine Léaument, ex responsabile della comunicazione digitale di Lfi, ha dichiarato a Le Monde che alla base della strategia di comunicazione del suo partito c’è sempre stata l’idea di coinvolgere il più possibile l’elettorato nei lavori parlamentari: affidarsi solo alle lunghe dirette trasmesse sul sito dell’Assemblea, o ai video degli interi interventi caricati su YouTube, è poco efficace. «Sappiamo comunque che non faremo cambiare idea ai colleghi degli altri gruppi. La cosa interessante è far vivere il dibattito al di fuori dell’emiciclo».

Léaument ha ammesso che alle volte, visti dal vivo, questi discorsi possano sembrare «un po’ fuori luogo». Capita, infatti, che un parlamentare pronunci un discorso molto duro davanti a un Parlamento semivuoto e anche disinteressato. Questo perché, dice Léaument, «non ci rivolgiamo a 50 persone, ma a 10mila, o addirittura a 1 milione».

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