
di Michele Ciavarella (style.corriere.it, 22 gennaio 2026)
Brutale, grottesca, parodistica, così è la collezione Rick Owens Autunno/Inverno 2026. Le frange sono proiezioni delle lacrime, i gilet sono corpetti di protezione, i tacchi alti sono le piatteforme che servono a elevarsi. C’è una moda che la pensa così: i vestiti sono strumenti di presa di coscienza e anche di protesta.
«La collezione di questa stagione s’intitola Tower (Torre), come Temple of Love, Tower of Light (Tempio dell’amore, Torre di luce), ed è una preghiera per l’amore e la speranza. Ma le torri possono anche essere un elemento di forza. Quindi, ho iniziato togliendo le spalline militari dai giubbotti per evitare qualsiasi riferimento alle divise militari. Eppure, è impossibile ignorare quello che succede nel mondo che ci circonda» dice Rick Owens.
Il quale manda in passerella i suoi uomini con un paio di stivali con dettagli volutamente esagerati («grottescamente» dice lui) che somigliano a quelli che portavano le polizie naziste, ma anche i membri della polizia Ice che va a caccia di migranti negli Usa di Trump. E, da qui, Owens organizza la sua collezione Uomo Autunno/Inverno 2026 con vestiti e accessori che sono una parodia di qualcosa che li ha preceduti. Ed ecco, allora, i cappotti aderenti che si avvolgono e si allacciano come camici da laboratorio in pelle oppure in kevlar, una fibra «cinque volte più resistente dell’acciaio, tradizionalmente utilizzata negli indumenti protettivi» specifica Owens, che utilizza quella prodotta da un’azienda italiana a Como.
Tutti i capispalla appaiono trasformabili e sono in pelle conciata in Giappone, a Himeji, e le giacche corte possono essere rimosse per rivelare uno strato di gilet più lungo che viene indossato sotto. Tutto appare scomposto, esagerato, fuori scala, come i grandi colli a cratere (o disco volante) che s’innalzano sui cappotti e quei jeans tagliati male, quasi lacerati, i cappotti con i tasconi cargo che impediscono i movimenti ma sono riserve di bagagli offensivi o innocentemente utilitari.
Tra il brutale e il grottesco, la collezione finisce per essere tutta una parodia sofferta di un malumore che arriva dal mondo e che, nonostante la rude efficacia dei suoi avvenimenti brutali (si è vero, ci sono le guerre, ma ci sono anche le prepotenze dei potenti che fanno ancora più male perché delle guerre sono i semi) non può impedire alla moda di riflettere e di nascere proprio attraverso queste riflessioni. E, in questo, Owens, pioniere da sempre, lancia una discussione sulla moda indifferente o militante. La sua prende posizione. Oggi come mentre scoppiava la guerra in Ucraina nel 2022.