Vladimir Solov’ëv, l’anchorman fedelissimo di Putin

di Gabriele Santoro (ansa.it, 21 aprile 2026)

Con l’Italia e il suo governo, Vladimir Solov’ëv deve avere il dente avvelenato e non solo per motivi di Stato. Al conduttore tv che ha insultato in trasmissione la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Roma ha sequestrato nel 2022 due principesche ville sul Lago di Como, del valore di otto milioni di euro.

E qualcuno gliele ha pure vandalizzate, appiccando un incendio e scrivendogli chiaro e tondo sui muri “killer” con la vernice rossa. Dall’Italia aveva persino ottenuto un certificato di residenza: lo scoprì l’oppositore di regime Aleksej Navalnyj (che fu arrestato proprio il giorno dopo).

Tutto finito: l’Italiano imparato nei soggiorni a bordo lago è diventato uno strumento per colpire l’ex alleato che ha “tradito” il Cremlino. Soggiorni che s’immagina non frugali, perché Solov’ëv, prima ancora che un anchorman televisivo, è un oligarca legato a doppio filo al presidente Vladimir Putin. Alla sua corte ha ottenuto popolarità, denaro e potere, che ricambia da anni facendosi megafono della dottrina dello zar, senza lesinare colpi sotto la cintura.

Nato nel 1963, tre matrimoni, otto figli, appassionato di arti marziali, dal 2012 conduce la trasmissione Serata con Vladimir Solov’ëv su Russia-1, spesso indossando una giacca con la falce e il martello. Sulla quale, negli anni, ha potuto appuntare parecchie onorificenze di Stato: l’Ordine d’Onore, l’Ordine dell’Amicizia, l’Ordine di Alexander Nevsky. È persino «Eroe della Repubblica popolare del Donbass». La sua cifra è il nazionalismo, e la sua trasmissione è seguita da milioni di russi.

Il Dipartimento di Stato americano lo ha definito «il più energico propagandista del Cremlino». Dal 2022 – cioè dall’invasione russa dell’Ucraina – è sottoposto a sanzioni, che lui commentò usando un registro analogo a quello usato oggi contro la Meloni. Aggressivo, polemico, ha cambiato nel tempo posizione sull’annessione della Crimea sposando quella del suo presidente Putin, che loda apertamente nelle sue trasmissioni come leader patriottico, forte e di talento. Accanto a lui s’è ritagliato il ruolo dell’alfiere, spesso e volentieri sopra le righe, sempre provocatorio.

S’è anche definito «un terrorista», auspicando la distruzione delle città ucraine, ed è arrivato a insinuare che nelle stragi di civili a Bucha fossero coinvolti gli inglesi. Ha paragonato l’ex cancelliere tedesco Olaf Scholz, ma anche l’oppositore russo Aleksej Navalnyj, ad Adolf Hitler. Sulla «operazione militare speciale» in Ucraina, in generale, ha usato e usa toni da guerra santa, da combattere anche con le armi nucleari. Ma d’altronde loro, gli occidentali, sono dei «bastardi senza morale»: «Noi», inteso come “noi russi”, «andremo in paradiso» – ha affermato davanti alle telecamere –, «loro, semplicemente, gracchiano».

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