Il triathlon futurista di Vannacci

di Nino Luca (corriere.it, 11 luglio 2026)

Corre, nuota e pedala. Il triathlon futurista di Vannacci però fa un mezzo flop. A Sanremo, sotto il Sole cocente del mattino, c’erano solo due «sporche» dozzine, come le definisce lui, di vannacciani a fare sport: è il modo migliore per risanare i conti del welfare del Belpaese.

Nonostante la convocazione con un post sui social, con il motto «Mens sana in corpore sano», si sono presentati in due dozzine a fare ciclismo, quasi una dozzina per il nuoto e mezza dozzina per la corsa. L’ex generale è di buon umore, canta Non, je ne regrette rien di Édith Piaf. Poi ironizza: «Mi sento come Fantozzi nella Coppa Cobram, dov’è Filini?». Poi si fa serio: «I giovani che fanno sport la sera non vanno a fare i maranza in giro o a far parte delle baby gang, perché il giorno dopo si devono allenare. La riprova? Le mie figlie fanno sport, così la sera se ne vanno a dormire anziché uscire e non incontrano maranza».

Si comincia con il ciclismo: arrivo ad Arma di Taggia e ritorno, in totale circa venti chilometri. Vannacci raggiunge la velocità di 32 km/h e allora scherza: «Com’era? “Pedalando controvento riuniremo l’Italia”». Poi la corsa a piedi. In totale quindici minuti, sì e no tre chilometri. Infine, sulla scogliera del Lido La Fontana, si spoglia, scende la scaletta e s’infila sott’acqua. Lo seguono in otto. Raggiunge la boa e ritorna: in totale seicento metri.

Gli ricordiamo Grillo (ottobre 2012), lui sminuisce: «Beppe? A metà percorso lo tirarono su come un tonno». Il corpo come comunicazione politica, ieri e oggi. «È stata una cosa dimostrativa, per quella impegnativa vi do appuntamento al 26 settembre. Ora tutti a pranzo», chiosa. Una signora al bar di fronte al Lido chiede: «Ma quando andranno a mietere il grano?».

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