Il secondo mandato di Trump funziona sempre più come una plutocrazia

Ph. Igor Omilaev / Unsplash

di Pietro Maggi (linkiesta.it, 13 agosto 2026)

Una delle conseguenze più antipatiche del secondo mandato di Donald Trump è la facilità senza precedenti con cui i miliardari hanno influenzato od ottenuto accesso diretto alle decisioni del governo federale. Ci ricordiamo tutti la foto dei miliardari della Silcon Valley durante l’inaugurazione di due anni fa, i 250 milioni spesi da Elon Musk per un posto al ministero del Doge e i contratti miliardari per Space X.

Per non parlare degli oltre 800 milioni di dollari incassati dalla famiglia Trump attraverso le criptovalute, mentre l’amministrazione allentava i vincoli sul settore, e dei sospetti sulle operazioni di Borsa compiute a ridosso degli annunci presidenziali, tra una minaccia e la successiva retromarcia. Non è un fenomeno nuovo: durante la Gilded Age, gli ultimi trent’anni dell’Ottocento, i grandi industriali finanziavano candidati nella speranza di ottenere concessioni ferroviarie o protezione dai controlli pubblici. Nel Novecento il metodo si è raffinato, senza cambiare del tutto. I miliardari puntavano sul candidato più promettente, contribuivano alla sua elezione e aspettavano che ricordasse chi lo aveva aiutato ad arrivare alla Casa Bianca.

Il risultato però non era sempre garantito per gli investitori, con Trump invece sì. Il Financial Times ha ricostruito come funziona la rete della nuova oligarchia trumpiana: i membri del Gabinetto del presidente possiedono insieme un patrimonio stimato in 7,5 miliardi di dollari. Includendo Trump, si arriva a circa 14 miliardi. La ricchezza personale non basta a provare un conflitto d’interessi, ovviamente, ma mostra quanto il governo federale sia ormai popolato dalle stesse persone che fino a pochi anni fa avrebbero pagato lobbisti per riuscire a incontrarlo. Chamath Palihapitiya, ex dirigente di Facebook, investitore della Silicon Valley che nel giugno del 2024 aveva organizzato con David Sacks una raccolta fondi da circa 12 milioni di dollari per Trump, ha raccontato al FT che durante la presidenza Biden faticava a ottenere una telefonata dagli alti funzionari. Con la nuova amministrazione, ha detto, non c’era praticamente nessuno che non potesse raggiungere. A proposito dei vantaggi della disintermediazione politica.

Palihapitiya non è l’unico. Alex Karp, cofondatore di Palantir ed ex sostenitore del Partito Democratico, ha versato un milione di dollari al fondo per l’insediamento di Trump e un altro milione a Maga Inc. Nell’anno successivo al ritorno del presidente, i ricavi di Palantir dai contratti federali sono aumentati del 65 per cento, sfiorando i 2,2 miliardi. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, è diventato un visitatore abituale della Casa Bianca mentre cercava di modificare le restrizioni sull’esportazione dei chip per l’Intelligenza Artificiale. Larry Ellison, fondatore di Oracle e amico personale di Trump, ha ottenuto una partecipazione nella nuova entità americana incaricata di mantenere TikTok operativo negli Stati Uniti. Jeff Yass, grande investitore in ByteDance, aveva donato 16 milioni di dollari a Maga Inc. nel 2025 e ha conservato parte del valore della propria partecipazione nel social network grazie a un vantaggioso accordo negoziato dall’amministrazione Trump.

Il presidente degli Stati Uniti ha speso molto del suo capitale politico per ripagare i suoi investitori, ideando il “One Big Beautiful Bill”, firmato il 4 luglio 2025. La legge ha mantenuto al 37 per cento l’aliquota massima dell’imposta federale sui redditi personali, che altrimenti sarebbe tornata al 39,6 per cento. Ha poi reso permanente uno sconto particolarmente vantaggioso per imprenditori e proprietari immobiliari: chi riceve profitti attraverso società che non pagano direttamente l’imposta sul reddito può sottrarne il 20 per cento dalla propria base imponibile. Inoltre, da quest’anno, una persona può lasciare agli eredi fino a 15 milioni di dollari senza pagare l’imposta federale di successione. Per una coppia la soglia arriva a 30 milioni. Le grandi aziende hanno ottenuto un’altra agevolazione. Quando comprano server, macchinari o altre attrezzature, possono dedurne subito l’intero costo dai profitti tassabili, anziché distribuirlo su diversi anni. La stessa regola vale per le spese di ricerca sostenute negli Stati Uniti. Il vantaggio è soprattutto di cassa: pagando meno imposte nell’anno in cui investono, le società conservano più denaro da impiegare subito.

Amazon è fra le beneficiarie più evidenti della nuova legge fiscale perché nel 2025 ha investito 128,3 miliardi di dollari, soprattutto nei centri dati di Aws e nella propria rete logistica. Sono proprio le spese che ora può dedurre immediatamente dal reddito imponibile. I versamenti federali della società sono così scesi da 7,6 miliardi di dollari nel 2024 a 2,8 miliardi nel 2025. Nello stesso periodo Amazon / Mgm Studios ha pagato 40 milioni di dollari per acquistare i diritti del tutt’altro che memorabile documentario su Melania Trump; secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa americana, 28 milioni sono andati direttamente alla first lady. Sette mesi più tardi Aws ha concluso con l’agenzia federale responsabile degli acquisti pubblici un accordo che offre alle amministrazioni fino a un miliardo di dollari in crediti e sconti per adottare i suoi servizi cloud entro il 2028.

Secondo il Financial Times, l’uno per cento più ricco degli Stati Uniti ha ricevuto un taglio fiscale 3 volte superiore a quello destinato complessivamente al 60 per cento meno abbiente. Il Congressional Budget Office, l’ufficio indipendente che calcola il costo delle leggi per il Congresso, ha valutato anche l’effetto dei tagli alla spesa sociale. Fra il 2026 e il 2034 una famiglia appartenente al 10 per cento più ricco guadagnerà in media 13.600 dollari l’anno. Una famiglia del 10 per cento più povero perderà, invece, risorse per circa 1.200 dollari. A pagare parte del conto saranno Medicaid, il programma sanitario pubblico rivolto soprattutto alle persone con redditi bassi, e lo Snap, il sistema federale dei buoni alimentari. La legge riduce di 886,8 miliardi di dollari la spesa prevista per Medicaid nel prossimo decennio.

Secondo il Congressional Budget Office, nel 2034 ci saranno 7,5 milioni di persone senza assicurazione sanitaria in più. Le nuove condizioni imposte per ricevere i buoni alimentari faranno uscire dallo Snap circa 2,4 milioni di beneficiari in un mese medio. I tagli non basteranno comunque a finanziare gli sgravi: il deficit federale aumenterà di 3.400 miliardi di dollari in 10 anni. Negli ultimi 30 anni, scrive il Financial Times, i 400 americani più ricchi hanno aumentato del 146 per cento la quota del patrimonio nazionale in loro possesso. Nello stesso periodo. la quota detenuta dalla metà più povera della popolazione è diminuita del 25 per cento.

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