Perché i cappotti di Lady Diana non vanno all’asta

Ph. Tim Graham / Getty Images

di Laura Scafati (vanityfair.it, 10 giugno 2025)

Il prossimo 26 giugno, presso gli spazi del The Peninsula Beverly Hills Hotel, si terrà Princess Diana’s Style & A Royal Collection, una delle aste più importanti e forse corpose della storia reale britannica. All’incanto, ben 325 pezzi tra abiti, accessori e altri cimeli, di cui oltre 100 appartenuti solo a Lady Diana.

Un appuntamento imperdibile per gli appassionati royal, che qui, sotto il martelletto della Julien’s Auctions, potranno trovare alcuni dei vestiti, ma anche degli accessori più iconici e significativi indossati dall’amata principessa del Galles, anzi, dalla Principessa del Popolo, com’era stata battezzata all’epoca. Un titolo che suona ancora sorprendentemente puntuale e irrimediabilmente calzante se pensiamo al reale motivo per cui, tra gli oltre 100 vestiti e accessori che verranno battuti all’asta, non compaiono cappotti. Nemmeno uno.

Le scelte stilistiche non c’entrano, anzi sappiamo bene quanto la principessa amasse completare i suoi look con avvolgenti capispalla. Ma dove sono, allora? La ragione di questa curiosa assenza in mezzo a tanti capi d’abbigliamento a lei appartenuti, alcuni anche celebri, come il caring dress ad esempio, è tutto fuorché banale.

«Abbiamo oltre 300 articoli in quest’asta. Oltre 100 di Diana, ma nemmeno un cappotto. Questo perché a gennaio e febbraio, quando qui a Londra faceva molto freddo, lei caricava l’auto di cappotti e si faceva accompagnare da uno dei suoi collaboratori, dal suo maggiordomo o da qualche suo amico, e andava in giro a regalarli alle persone meno fortunate» ha rivelato in alcune interviste rilasciate a testate come People o Hello! Martin Nolan, executive director and co-creator di Julien’s Auctions. «Trovava i senzatetto e regalava i suoi cappotti» ha aggiunto, ribadendo come Diana non fosse una persona alla ricerca delle luci della ribalta, anzi. «Era solo genuina, autenticamente premurosa, e voleva aiutare gli altri».

Una curiosità, questa, che non fa altro che confermare quell’inclinazione solidale e perennemente rivolta ad aiutare gli altri che da sempre connotava la compianta reale. Anche a costo d’infrangere rigide regole di protocollo, infatti, Lady Diana preferiva stare in mezzo alla gente piuttosto che prenderne le distanze perché una royal, costruendo così il suo ruolo di principessa. Sì, ma “del Popolo”. Come lei stessa avrebbe voluto, una parte del ricavato della vendita verrà devoluta al Muscular Dystrophy UK, una charity dedicata alla distrofia muscolare e alle patologie correlate.

Sebbene all’asta non siano presenti cappotti, gli estimatori del genere potranno destreggiarsi tra alcuni dei capi più riconoscibili e simbolici del guardaroba della principessa. Tra questi il già citato caring dress, un abito di seta dalla fantasia floreale disegnato da Bellville Sassoon che Diana amava indossare quando doveva incontrare i bambini ricoverati in ospedale perché sapeva quanto ai piccoli piacessero i colori, o l’iconica Lady Dior nera indossata durante una visita ufficiale in Argentina nel 1995.

Ma non solo. Scarpe, cappelli, felpe, lettere, bozzetti, abiti compongono una ricca proposta, pronta a mantenere vivo il ricordo di Lady D. «Questa è la più grande asta dedicata a Diana di sempre» ha detto ancora Martin Nolan. «Sapeva cosa indossare. Sapeva che l’essenza degli abiti che avrebbe indossato poteva trasmettere il messaggio che voleva mandare. E noi la amiamo per questo».

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