
di Lorenzo Santucci (huffingtonpost.it, 20 luglio 2026)
Per il cantiere della nuova Ungheria di Péter Magyar è un colpo duro. Il primo ministro aveva scelto di candidare la leggenda nazionale degli scacchi Judit Polgár per il ruolo di presidente della Repubblica ad interim, con una logica chiara: compiere un altro passo nella rottura con l’era di Viktor Orbán.
La scacchista, 49 anni, di Budapest, era perfetta per il cambio di passo, ma non ha accettato: si è detta grata per l’offerta, «tuttavia non mi sento abbastanza forte per assumermi la responsabilità storica di unire una nazione divisa». Lei che ha scritto la storia, spezzando il dominio sovietico alle Olimpiadi degli scacchi del 1988, disputate a Salonicco, vincendo – a soli 12 anni – l’oro a squadre con le sue sorelle e l’oro individuale, medaglia vinta in tutto cinque volte. Lei che è stata il vanto delle donne in una disciplina dominata dagli uomini. Soprattutto, una personalità riconosciuta e ammirata in Ungheria, del tutto estranea alla politica e lontana da qualsiasi affiliazione partitica.
«Il nome di Judit Polgár è sinonimo di talento e perseveranza. Abbiamo bisogno di unità» aveva affermato il primo ministro ungherese, ricordando che «la presidenza non è un lavoro, ma il servizio più alto. A Polgar chiederò se è pronta a servire il nostro Paese in un nuovo ruolo, fino all’approvazione della nuova Costituzione». La risposta è stata negativa. La figura del presidente in Ungheria è per lo più onorifica, è un incarico di valore. Magyar ha molto insistito affinché Tamás Sulyok rassegnasse le dimissioni. Le ha chieste a gran voce sin dal primo minuto dopo il trionfale successo alle elezioni politiche del 12 aprile scorso: il popolo ungherese aveva chiesto a gran voce un nuovo corso e non era più tempo che uno stretto alleato di Orbán rimanesse alla presidenza. Le ha ottenute attraverso un Parlamento che ha approvato un provvedimento che faceva decadere la sua presidenza, che Sulyok venerdì ha controfirmato. Era il vertice di quel sistema Orbán che Magyar ha promesso di smantellare.
Polgár poteva rappresentare un nuovo corso. Insieme alle sue due sorelle, Zsuzsa e Zsófia, è stata educata a coltivare il suo talento. E unirlo a tanta applicazione. Il padre László Polgár, psicologo, era convinto che chiunque potesse raggiungere risultati eccezionali se si fosse impegnato a fondo. Come sua figlia Judit, dall’età di 15 anni Grande Maestro, onorificenza internazionale più ambita per uno scacchista. Judit ha voluto prendersi tutto, voleva sfidare i grandi del settore, quasi tutti uomini. Ha battuto leggende della scacchiera come Garry Kasparov, Dolfi Drimer (a 10 anni), Vladimir Kovacevic (a 11), Anatolij Karpov, Magnus Carlsen, Viswanathan Anand.
Judit Polgár ha dominato senza storia la classifica mondiale femminile per 26 anni, fino al 2015, mentre si è spinta fino all’ottavo posto di quella maschile. È anche l’unica donna ad aver superato la soglia dei 2.700 punti Live-Point Super Grandmaster. La serie La regina di scacchi, prodotta da Netflix, è un omaggio alla sua vita. Judit Polgár va oltre l’aspetto sportivo. L’insegnamento trasmessole dal padre ha alimentato la sua sete di conoscenza, a partire dalle lingue. Non poteva dunque esimersi dal portare avanti quella filosofia. Ha creato la sua fondazione di scacchi, dove le materie vengono insegnate attraverso il gioco per stimolare la mente dei bambini. Un programma di apprendimento che ha ricevuto anche premi internazionali.
Magyar dovrà trovare un nome altrettanto forte e inattaccabile per la carica di presidente della Repubblica, ovvero di colui che deve vigilare sul rispetto della democrazia e frapporsi agli sconfinamenti dell’esecutivo. Per Fidesz, partito di Orbán oggi all’opposizione, qualsiasi sia la scelta di Magyar sarà irrilevante. L’Ungheria, si legge in un comunicato, vive già in «una dittatura totalitaria» per via della cacciata di Sulyok, estromesso «con la forza». «Tutto il resto è solo una farsa, una messinscena. Se preferite: un gioco di marionette». O di scacchi. D’altronde, la politica è anzitutto strategia.