Susan Sarandon ha incontrato Schlein e Conte

Ph. Giuliano Benvegnù / Corriere della Sera

di Giovanni Verazzo (ilmanifesto.it, 14 ottobre 2026)

«Ho usato la mia visibilità per parlare di temi di cui molte persone non erano a conoscenza, soprattutto quando riguardavano persone che non avevano voce». Susan Sarandon ha riassunto così la vicenda del suo recente arresto a New York prima di entrare alla proiezione di The Accompanist.

Il film, opera prima di Zach Wood, era ieri in programma ad Alice nella città, festival autonomo e parallelo alla Festa del Cinema di Roma dedicato ai giovani. Ma l’attenzione del pubblico, composto in larga parte da studenti delle scuole, era tutta per il suo impegno in difesa della causa palestinese. «I poliziotti erano così giovani che non sapevano come mettere le manette» ha detto scherzando, mentre raccontava a Elly Schelin della manifestazione contro Benjamin Netanyahu davanti alla sede dell’Onu.

La segretaria del Pd, che ha raggiunto l’attrice prima dell’evento, ha ricambiato raccontando della manifestazione organizzata dalle opposizioni un anno fa. «Non credo sia importante cosa è successo a me per aver parlato di Gaza ma quello che conta oggi è sapere che migliaia di persone, a cessate il fuoco in corso, continuino a essere uccise» ha glissato l’attrice al termine della proiezione tentando di dare spazio al genocidio o almeno alla discussione sul film, un dramma a tinte ironiche sui rapporti tra genitori e figli.

Ma il periodo storico lo richiede e la politica non può non approfittare di un’occasione pubblica tanto ghiotta. Così, interrompendo il confronto con il pubblico, arriva Giuseppe Conte, di ritorno dal presidio degli studenti contro i fondi Pnrr per gli studentati privati. «Non sono riuscito a vedere il film, perché proprio poco fa eravamo con dei giovani che si sono insediati con le tende davanti a Montecitorio e stanno protestando perché vorrebbero garantito il diritto allo studio». Il leader del MoVimento 5 Stelle si scusa con l’attrice e il regista e coglie la palla al balzo per sottolineare l’attenzione rivolta ai giovani dal suo partito.

Ma il tempo è tiranno e gli impedisce di citare almeno una proposta concreta a riprova di questo sbandierato impegno. In chiusura, l’ex presidente si complimenta con la Sarandon per le iniziative contro le guerre e le violenze e all’improvviso, com’era arrivato, se ne va. Il microfono torna a girare tra i giovani spettatori finché non arriva tra le mani della Comunità palestinese di Roma e del Lazio, arrivata all’inizio della proiezione per posizionare le proprie bandiere tra le prime file della sala, un gesto accolto da un sorriso complice dell’attrice.

«Tu sai di essere nei cuori non solo dei palestinesi, ma di tutte le persone oneste del mondo» ha detto il presidente Youssef Salman. Al suo fianco le attiviste di Cittadine libere per la Palestina, «che da un anno e mezzo manifestano sotto il parlamento contro questo disegno di legge che vuole equiparare antisemitismo e antisionismo. Lo diciamo sempre: siamo tutti antisionisti e mai antisemiti». Ce lo ha confermato anche l’attivista Melania Sinibaldi: «siamo qui in solidarietà con un’attrice e una militante che ha il coraggio di dire la verità a costo di perdere opportunità di lavoro».

Al termine dell’evento, durato quasi quattro ore tra ritardi, domande del pubblico e incursioni di ex presidenti e attivisti, della proiezione resta ben poco. La personalità brillante dell’attrice, le battute, le parole d’orgoglio per una generazione che alza la voce in difesa dei propri diritti e di quelli delle vittime di genocidio hanno catalizzato gli sguardi più di ogni altra cosa. Questo vale tanto per il film, simpatico ma poco efficace, quanto per questa giornata di festival a lei dedicata. Per lei, l’intreccio tra cinema, politica e privato non è una novità.

Anche la citazione del suo unico premio dell’Academy, «probabilmente il mio ultimo Oscar», vinto nel 1994 per la performance in Dead Man Walking, film contro la pena di morte, è l’occasione per commentare l’intenzione del Segretario della Difesa Usa di trasmettere un’esecuzione capitale in streaming: «Il fatto che Hegseth lo abbia pensato forse è la dimostrazione che fosse strafatto oltre ogni limite, è il perfetto esempio della mancanza di moralità, di sensibilità del governo americano, di quanto sia infettato dalla maschilità tossica».

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