Cala il sipario sul TikTok ban

Dado Ruvic

di Valentina Neri (wired.it, 27 gennaio 2026)

ByteDance si è messa in salvo dal TikTok ban, il blocco dell’app negli Stati Uniti. A renderlo noto, nella giornata di giovedì 22 gennaio, è stato proprio il colosso cinese, che ha annunciato di aver raggiunto un accordo per scorporare le attività di TikTok negli Stati Uniti, istituendo una joint venture ad hoc insieme ad altri soggetti.

È l’ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria durata sei lunghi anni, condita da qualche colpo di scena e con l’immancabile zampino di Donald Trump. Ma come siamo arrivati fin qui e cosa cambierà, nel concreto, per gli oltre 200 milioni di utenti di TikTok oltreoceano?

Della possibilità di un TikTok ban negli Stati Uniti si discute dal 2019: un’odissea giudiziaria che, a cavallo tra le presidenze di Joe Biden e Donald Trump, è diventata una delle tante linee del fronte nella guerra geopolitica e commerciale tra Stati Uniti e Cina. Washington ha sollevato un tema di sicurezza nazionale, accusando Pechino di poter obbligare ByteDance a cedere al governo i dati degli utenti statunitensi (un’ipotesi che l’azienda ha sempre negato). Così, ad aprile del 2024, Biden ha firmato una legge che obbligava ByteDance a cedere le attività di TikTok negli Stati Uniti entro un anno. In caso contrario, il testo avrebbe vietato ai servizi di hosting di continuare a supportare TikTok e imposto ad Apple e Google di rimuoverla dai rispettivi store.

ByteDance si è immediatamente opposta appellandosi al primo emendamento della Costituzione a Stelle e Strisce, quello che garantisce la libertà di espressione: la causa è arrivata fino alla Corte Suprema che, però, ha ritenuto valida la legge. Il momento di massima tensione si è raggiunto il 19 gennaio 2025, quando l’app negli Stati Uniti è improvvisamente scomparsa. Il TikTok ban è durato appena 12-14 ore: ricevute le necessarie rassicurazioni da parte di Trump, il servizio è stato ripristinato. Da allora, l’inquilino della Casa Bianca ha concesso proroghe su proroghe, per dare il tempo di finalizzare l’operazione. A settembre Trump ha riferito di aver raggiunto un’intesa con la Cina e a dicembre è arrivata la firma degli accordi vincolanti con gli investitori.

Ora entra in gioco un nuovo soggetto giuridico, TikTok Usds Joint Venture Llc. ByteDance, la società che ha sviluppato TikTok dalle ceneri di Musical.ly e lo ha portato al successo planetario, non esce di scena del tutto. L’ex unicorno cinese, che sul mercato privato ha una valutazione che si aggira sui 480 miliardi di dollari, mantiene una quota del 19,9% e un posto in consiglio di amministrazione, riservato all’amministratore delegato Shou Zi Chew. L’enorme differenza sta nel fatto che ora ByteDance si ritrova in minoranza, sia nell’assetto societario sia nel board. E il vero patrimonio di TikTok, costituito da dati e algoritmo, finisce sotto la supervisione statunitense.

Entrano in gioco anche il colosso del cloud computing Oracle, cui spetta l’incarico di mettere in sicurezza i dati degli utenti statunitensi e supervisionare il riaddestramento dell’algoritmo, la società d’investimenti tech Silver Lake e l’investitore emiratino Mgx, focalizzato su tecnologia e Intelligenza Artificiale. A ciascuno di questi tre soggetti spetta il 15% delle quote. Resta un altro 35,1%: se lo spartisce un altro gruppo di investitori di cui fanno parte il family office di Michael Dell (sì, quello che ha dato il nome a Dell Technologies) e Vastmere Strategic Investments, società affiliata a Susquehanna International Group (il fondo co-fondato da Jeff Yass, alleato di Trump). La composizione del consiglio di amministrazione rispecchia l’assetto societario, con 7 membri che fanno capo agli investitori più importanti. Il ruolo di amministratore delegato va ad Adam Presser, già dirigente di TikTok da qualche anno, con un passato tra Warner Bros e WarnerMedia.

Ora cosa succede? Difficile dirlo. Gli occhi sono tutti puntati su quello che la Bbc descrive come «l’ingrediente segreto» di TikTok, cioè l’algoritmo che propone video senza soluzione di continuità, ricalcando i gusti dell’utente e tenendolo incollato allo schermo. Instagram ha provato a replicarlo per i Reel e YouTube per gli Shorts, ma senza raggiungere un risultato altrettanto efficace. Si può dunque intuire facilmente il motivo per cui ByteDance, e il governo di Pechino con lei, abbiano manifestato una certa reticenza all’idea di separarsene. Ma pare che il compromesso sia quello di concederlo in licenza ai nuovi proprietari che lo riaddestreranno esclusivamente sui dati degli utenti statunitensi (protetti dalle normative locali sulla privacy) e lo metteranno in sicurezza nel cloud di Oracle.

Secondo gli esperti interpellati dalla Bbc, l’app resterà la stessa ma funzionerà in modo leggermente diverso rispetto alla sua versione globale, perché farà qualche sacrificio in termini di performance ed efficacia. Riguardo alla privacy, alla sicurezza nazionale e alle possibili manipolazioni dell’opinione pubblica, finalmente si possono dormire sonni tranquilli? Su questo tema, le opinioni raccolte dalla stampa statunitense sono piuttosto caute.

Immancabile il commento di Trump: «Sono così felice di aver contribuito a salvare TikTok!» ha scritto sul suo social network, Truth. «Spero davvero che, anche in futuro, chi usa e ama TikTok si ricordi di me». A voler essere sinceri, TikTok è uno dei tanti temi – dalle criptovalute in giù – su cui il tycoon ha cambiato idea nel corso degli anni. Nel 2020, durante il suo primo mandato, era stato lui a imporre un TikTok ban attraverso un ordine esecutivo poi smontato dall’autorità giudiziaria. Una volta tornato alla Casa Bianca, ha ammorbidito la linea fino a volersi intestare il salvataggio di TikTok negli Stati Uniti. Il suo intervento è stato cruciale sui tempi: senza le proroghe concesse dalla Casa Bianca, la separazione di TikTok negli Stati Uniti non sarebbe arrivata in porto.

A voler guardare gli investitori e i membri del nuovo consiglio di amministrazione, poi, si notano diversi nomi vicini a Trump: il New York Times cita ad esempio Larry Ellison, co-fondatore di Oracle, e Mgx, che ha intrattenuto rapporti commerciali con World Liberty Financial, la società di criptovalute di famiglia. Resta poi un tema di convenienza non tanto economica, quanto politica: TikTok è il canale scelto da un quinto degli adulti americani per informarsi, una percentuale che arriva addirittura al 43% tra gli under 30. Con numeri del genere, un’ipotesi come il TikTok ban sarebbe stata troppo pericolosa.

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