
(linkiesta.it, 13 agosto 2025)
Negli Stati Uniti, il presidente non è soltanto il capo del governo e il comandante in capo delle forze armate: è anche un cittadino libero di mantenere interessi economici privati. A differenza dei membri del gabinetto e degli alti funzionari federali, non è vincolato da regole stringenti sui conflitti d’interesse.
È una falla storica nella legislazione americana, rimasta inoffensiva solo perché per prassi i presidenti sceglievano di separare nettamente la funzione pubblica dagli affari privati. Donald Trump ha ribaltato questa consuetudine, fregandosene del decoro, come in tante altre occasioni. Non ha mai smesso di essere imprenditore mentre era presidente e, nella sua seconda amministrazione, sta trasformando la Casa Bianca in un volano per il proprio impero economico.
Quello che per i predecessori era una linea rossa, per lui è diventato un modello di business: la presidenza come marchio, il marchio come presidenza. Già nel gennaio del 2017, da presidente eletto, Trump rivendicò pubblicamente di non essere soggetto alle regole sui conflitti d’interesse e ammise di aver ricevuto — e rifiutato — un’offerta da due miliardi di dollari per un progetto a Dubai. All’epoca promise che i figli avrebbero gestito l’azienda e che non ci sarebbero stati nuovi affari all’estero. Nel secondo mandato quella promessa è stata completamente disattesa. Non è l’unica.
Un osservatorio fondamentale per misurare l’intreccio tra politica e affari è OpenSecrets, sito indipendente che registra ogni pagamento a proprietà e aziende della famiglia Trump da parte di comitati politici, partiti, candidati e organizzazioni. Dal 2008 a oggi, quasi 40 milioni di dollari sono confluiti verso le strutture del gruppo, oltre 20 milioni direttamente dalle campagne presidenziali di Trump. I dati indicano anche il ruolo strategico delle sue proprietà come sedi di raccolte fondi: resort come Mar-a-Lago in Florida e il National Doral a Miami sono stati affittati per cene di gala, meeting del partito repubblicano e iniziative di lobbying, con un effetto diretto sul fatturato familiare.
Come spiega un lungo e dettagliato approfondimento del New Yorker firmato da David D. Kirkpatrick, questa strategia non si limita a capitalizzare eventi politici, ma comprende una rete di accordi internazionali e operazioni commerciali avviate mentre Trump è ancora in carica. Cinque mega-progetti immobiliari in Medio Oriente, un resort di lusso in Vietnam, una serie di iniziative crypto che nel solo 2024 hanno generato 57 milioni di dollari, e perfino la fornitura di un jet privato da parte dell’emiro del Qatar. Secondo il settimanale americano, molte di queste operazioni sarebbero state impensabili senza l’attrazione esercitata dal potere presidenziale e dalla prospettiva di rapporti diretti con la Casa Bianca.
A questo quadro si aggiunge la ricostruzione di Forbes, che, nel marzo del 2025, ha documentato come Trump sia riuscito a raddoppiare il proprio patrimonio in soli dodici mesi, passando da 2,3 miliardi a 5,1 miliardi di dollari. Dodici mesi prima, il presidente era alle prese con un giudizio per frode da 454 milioni di dollari nello Stato di New York e un bilancio che mostrava appena 413 milioni di liquidità. La svolta è arrivata grazie a una combinazione di manovre legali e operazioni speculative.
Un’ordinanza della Corte d’Appello ha ridotto il bond necessario per sospendere l’esecuzione della sentenza da 454 a 175 milioni, evitando il rischio immediato di un sequestro di beni. Il giorno successivo, Trump ha portato in Borsa la società madre di Truth Social: nonostante fatturati minimi e perdite consistenti, gli investitori hanno fatto salire il titolo a valutazioni miliardarie, garantendo a Trump una quota da 2,6 miliardi di dollari.
Forbes sottolinea che la vera liquidità è arrivata poco dopo, grazie a un’aggressiva espansione nel settore delle criptovalute. Nell’ottobre del 2024 Trump ha lanciato World Liberty Financial, un progetto di token non rivendibili promosso come una rivoluzione finanziaria, con il coinvolgimento diretto dei figli Eric, Donald Jr. e Barron. Grazie alle sue dichiarazioni in campagna elettorale, l’iniziativa ha attirato acquisti per circa 390 milioni di dollari, generando per Trump un guadagno netto stimato in 245 milioni dopo le tasse.
Giorni prima dell’inaugurazione, ha poi presentato il token $TRUMP, privo di finalità d’investimento ma capace di generare circa 350 milioni di dollari in commissioni e stablecoin. Secondo Forbes, la sua quota personale, al netto delle tasse, supererebbe i 110 milioni di dollari. Con circa 800 milioni di liquidità stimata a inizio 2025, il presidente appare oggi ben più solido finanziariamente rispetto a un anno fa.
Nel 2024 Trump ha dichiarato un reddito totale di oltre 630 milioni di dollari. Più di tre quarti derivano da hotel e campi da golf: Mar-a-Lago ha incassato 50 milioni, il Trump International Golf Links di Aberdeen 6 milioni. A questi si sommano licenze per prodotti come orologi (2,8 milioni), profumi e sneakers (2,5 milioni), fino alla “God Bless the Usa Bible” (oltre 1,3 milioni). Persino piccole entrate continuano ad arrivare per apparizioni televisive degli anni Novanta, come The Fresh Prince of Bel Air [sit-com in onda in Italia col titolo Willy, il principe di Bel-Air – N.d.C.].
Il marchio TRUMP oggi è un simbolo politico identitario. Come ha spiegato a Npr l’analista Robert Passikoff, fondatore e presidente di Brand Keys, i prodotti di Trump funzionano come oggetti identitari per un pubblico politicamente fidelizzato. In questo contesto, uno smartphone dorato T1 da 499 dollari o un Nft presidenziale diventano bandiere politiche più che beni di consumo.
Dal punto di vista legale, il sistema resta in regola: il presidente non è soggetto alle stesse restrizioni di conflitto d’interesse che si applicano ai funzionari federali di rango inferiore. La frequenza e la trasparenza di queste operazioni le hanno rese quasi normali agli occhi del pubblico, trasformando quello che un tempo sarebbe stato percepito come uno scandalo in un fatto ordinario.
Il trust revocabile che custodisce gli asset di Trump, formalmente affidato alla famiglia, gli garantisce comunque il controllo ultimo. Per investitori e partner commerciali, aderire a un progetto TRUMP significa avere un legame diretto con la Casa Bianca. Non è un caso che, secondo il New Yorker, diversi progetti internazionali siano stati siglati in contesti diplomatici o durante viaggi ufficiali.
Lo schema speculativo di Trump è sotto gli occhi di tutti, ma rimane ancora un certo mistero sul suo reale patrimonio. Come abbiamo detto, Forbes lo calcola oltre i 5 miliardi di dollari, mentre il Times parla di più di 10 miliardi, includendo però asset il cui valore è strettamente legato alla permanenza in carica e al capitale politico accumulato. Come spiega l’avvocato Norm Eisen al New Yorker, forse «non sapremo mai il totale». Per ora.