Preti fighi su TikTok, il glow up dell’evangelizzazione

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di Daniele Polidoro (wired.it, 17 luglio 2025)

I preti ormai star di TikTok: “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Se TikTok fosse esistito a Gerusalemme più o meno negli anni Trenta dopo Cristo, probabilmente questo stralcio del Vangelo di Matteo sarebbe stato uno dei commenti più frequenti che avremmo trovato sotto uno dei video dei “preti fighi”.

Sì, avete letto bene: preti fighi su TikTok. Questo articolo non avrà alcun intento blasfemo, almeno nelle intenzioni, se non quello di raccontare il glow up di una fetta della Chiesa Cattolica, quella dei sacerdoti delle nuove generazioni, che curano – anche – l’aspetto estetico. Sarà stato il vento di cambiamento portato da Papa Francesco negli ultimi anni, sarà stato il voler rimettere la palestra al centro del villaggio, sarà che “quella faccia bruna e rugosa” alla don Abbondio non piace più, o semplicemente che Raoul Bova nei panni di Don Matteo ha alzato decisamente il livello.

Fatto sta che negli ultimi tempi, sui social, stanno trovando spazio e follower (fedeli forse un po’ meno) molti ministri che fanno del corpo un tempio dello spirito di tutto rispetto. Tra muscoli da tronisti e tatuaggi da calciatori: ma si sa, l’abito non fa il monaco. Così, la catechesi passa dal bilanciere, l’omelia può essere fatta dal tapis roulant e l’evangelizzazione può diventare meno faticosa di una seduta di squat. Come fosse una televisione, anche la Chiesa ha deciso di avere nuovi volti, di parlare con un nuovo linguaggio, e di accettarlo in maniera esplicita. Tanto da organizzare a Roma il Giubileo degli influencer cattolici e dei missionari digitali. Ma andiamo con ordine.

D’altronde, la Bibbia non ha mai fatto riferimento all’aspetto esteriore degli uomini. E anche se nella prima lettera di Pietro si legge: “Il vostro ornamento non sia quello esteriore – intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti –; cercate piuttosto di adornare l’interno del vostro cuore con un’anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio”, nessuna paura: questo mònito è solo per le donne. Quindi via la talare e su la canotta, conosciamo i nostri “Gym Don”.

Il primo è Jefferson Merighetti, presbitero brasiliano sulla trentina che vive a Roma, ribattezzato su TikTok “o prete gato” (il prete figo). Come lui c’è don Giuseppe Fusari, della diocesi di Brescia, che si è fatto conoscere come “il prete culturista”. La sua missione è unire la Parola alla linea, la buona Novella alla buona alla definizione. Il messaggio che traspare dai suoi video è chiaro: “Il corpo è il tempio dello Spirito Santo”. E ancora don Michele Schiavone, sacerdote della parrocchia di Margherita di Savoia, in Puglia, che legge passi della Bibbia tra pesi e tappetini per parlare ai giovani della Parola di Dio.

Tra questi, però, spicca don Cosimo Schena: sacerdote ovviamente, ma anche poeta e musicista, quasi mezzo milione di follower su Instagram. Il suo profilo è curato come la sua barba lievemente brizzolata, impeccabile, tra foto in cui posa come un modello di Armani e video motivazionali editati come un tiktoker a tutti gli effetti. Spesso è accompagnato dal suo cane e dalle sue t-shirt che ne esaltano i pettorali, pur tenendo sempre il colletto bianco. La sua attività social, a suo dire, non è un modo per diventare famoso – nonostante gli sia valsa anche qualche apparizione televisiva –, ma un modo per avvicinare la speranza ai giovani.

E poi ci sono quelli che puntano tutto sulla simpatia. Ma non solo: un esempio di serietà è don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, che porta il Vangelo tra i migranti, mettendosi dalla parte degli ultimi. Anche se sui social, probabilmente, è più facile andare virali con la comicità o l’ironia. Il caso è quello di Frate Mago, cappuccino che sfrutta i giochi di prestigio in parabole evangeliche; oppure don Roberto Fiscer, che più di tutti riesce a parlare con il linguaggio dei trend per svolgere la sua missione.

E poi c’è il mitico don Bruno il prete innamorato dei Ricchi e Poveri, di cui è ormai un ambasciatore non ufficiale. Già dai tempi del Pomeriggio Cinque di Barbara d’Urso, don Bruno si esibiva nella sua canzone preferita: Mamma Maria, secondo lui una sorta di inno alla Madonna. La sua ossessione si è trasformata in un trend che è la vera chicca trash di matrimoni, battesimi, cresime (speriamo non funerali) cui partecipa.

E se ogni follower è un’anima e ogni like una preghiera, la Chiesa non può restare ulteriormente indietro rispetto ai tempi. Per questo il 2025 sarà un anno storico in questo senso, con il primo Giubileo degli influencer cattolici che si svolgerà a Roma il 28 e 29 luglio. Un riconoscimento per i missionari digitali che apre uno spazio nuovo, fuori dal sagrato. Oltre a momenti di preghiera, celebrazioni eucaristiche e gruppi di lavoro dedicati al tema dell’evangelizzazione digitale, ci saranno anche momenti di svago.

Come il Rally Missionario, una “missione itinerante” – si legge nel programma – per condividere speranza con creatività, fede e gioia tramite i social. Non solo: durante la serata del 29 luglio, in Piazza Risorgimento, il Festival degli influencer cattolici sarà l’occasione per celebrare e testimoniare con la musica questo nuovo modo di parlare della fede. D’altronde Gesù, da molti, è considerato il primo influencer della Storia.

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