di Francesca Mastruzzo (ilpost.it, 25 giugno 2025)
Il giorno dopo il mio primo attacco di panico comprai un peluche in uno dei negozi sotterranei della metropolitana di Mosca, la città dove ero appena andata a studiare. Aveva le orecchie grandi e un’arancia in mano e non si capiva che animale fosse, però era carino e confortante, e questo era ciò che contava in quel momento.

