Bovino, il capo della Border Patrol che veste come i nazisti

Ph. Octavio Jones / Afp – Getty Images

di Alessandra Baldini (ansa.it, 23 gennaio 2026)

Sulle trincee di Minneapolis indossando un cappotto da guerra: fa discutere il soprabito in stile militare con cui Greg Bovino, il capo della Border Patrol, accompagna nella città del Minnesota le squadre dell’Ice a caccia di migranti.

«Porta un capo associato ai nazisti» scrive oggi il New York Times, che fa del doppiopetto verde-militare con spalline e bottoni dorati «il simbolo del conflitto» in corso dopo la stretta sull’immigrazione ordinata dalla Casa Bianca: «Nel mare di agenti mascherati, il cappotto di Bovino è impossibile da ignorare» scrive il quotidiano. In Inglese quello che indossa Bovino si chiama “great coat”. Portato da leader su entrambi i fronti della Seconda guerra mondiale (tra questi, il generale statunitense Douglas MacArthur), è strettamente associato nello stile a quello dei militari tedeschi sotto Adolf Hitler.

«Non solo è un segno di militarizzazione, ma anche di tirannia» incalza il Times, citando commentatori come lo storico di Princeton Harold James, secondo cui il problema non è necessariamente il soprabito – come molti capi militari, il “great coat” è stato da tempo “assorbito” anche dalla moda – quanto il contesto e il modo in cui Bovino lo indossa: «Metterselo per affrontare la folla con sostenitori armati, insieme ai capelli rasati e ai vestiti neri o scuri sotto, dà un’inconfondibile aura da dittatore anni Trenta».

Non è da oggi che Bovino sfoggia il cappotto militare, spesso indossato sopra la camicia nera: l’aveva fatto l’anno scorso, accompagnando l’Ice in raid a Los Angeles e Chicago documentati in un video dal ministero della Sicurezza interna. «Se pensate che i riferimenti a fascismo e autoritarismo siano un’iperbole, basta che lo guardiate» aveva detto, all’epoca, il governatore della California Gavin Newsom.

La portavoce della Homeland Security, Tricia McLaughlin, ha contestato le associazioni del cappotto al nazismo: «È parte dell’uniforme invernale della Border Patrol e Bovino lo indossa dal 1999». Per la McLaughlin i dibattiti che includono paragoni con la Gestapo sono «pericolosi» e la causa, in parte, di un aumento nei casi di aggressioni contro le forze dell’ordine.

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