
di Paolo Armelli (wired.it, 30 marzo 2026)
Testa rasata, bomberino col risvolto trapuntato, jeans e stivali: Danny Bones incarna già nel look lo stereotipo di quelli che un tempo venivano definiti skinhead, e più in generale del militante working class di estrema destra nelle periferie britanniche. Bones, per di più, è un rapper il cui seguito on line sta crescendo piuttosto rapidamente (anche se, bisogna dire, con numeri non stratosferici) proprio per la sua aderenza a una propaganda nazionalista e razzista.
Uno dei suoi brani più popolari, This is England, parla della frustrazione per frontiere aperte, strade infestate di criminali e identità nazionale continuamente annacquata. Altri suoi post fantasticano di deportazioni di massa e mobilitazioni popolari. Alcuni politici, come Nick Buckley di Advance UK, partito di estrema destra, hanno utilizzato i suoi contenuti per la campagna elettorale in alcune elezioni locali (nel caso specifico, Buckley ha perso).
Il fatto più preoccupante nel successo della propaganda estremista di Danny Bones, comunque, è un altro: si tratta, infatti, di un personaggio creato con l’AI. Bones non è una persona reale, ma una figura digitale appositamente creata da un collettivo di influencer chiamato The Node Project, un’iniziativa volta a creare contenuti on line che raggiungano la viralità in modo organico, quindi catturando l’attenzione degli utenti senza inserzioni o compagne di marketing, e con l’obiettivo di lasciare i contenuti gratuiti e liberi di circolare. Per molti, però, questa è una facciata per poter far circolare contenuti tossici, divisivi e di propaganda appunto.
I post e i video di Danny Bones ne sono l’esempio più eclatante, poiché giocano sulla poca accortezza degli utenti on line: a un occhio appena un poco esperto, i suoi contenuti sono chiaramente generati con l’Intelligenza Artificiale ma nello scrolling forsennato della maggior parte delle persone questo dettaglio potrebbe passare inosservato. A svelare la vera “identità” del rapper è stato nelle scorse settimane The Bureau of Investigating Journalism, una no-profit indipendente che raccoglie giornalisti e reporter da tutto il mondo. L’inchiesta metteva in luce gli effetti più corrosivi di questo tipo di propaganda a costo zero, ma dall’effetto deflagrante per quanto riguarda fake news e teorie della cospirazione.
L’altra faccia della medaglia, però, consiste nel dare con dei pezzi giornalisti ancora più visibilità a questi fenomeni: nei giorni subito dopo la pubblicazione dell’inchiesta, non a caso, The Node Project ha lanciato un piano di sottoscrizione, e altri programmi di criptovalute a esso legate sono nati in poco tempo, approfittando di un’aumentata notorietà mediatica. Resta il fatto che Danny Bones è l’ennesimo esempio di figure create con l’AI che giocano con la nostra disattenzione e ingenuità: forse, però, possono anche essere da lezione. Se qualcuno la pensa fin troppo come noi, con tutta probabilità non è reale.