di Federica Fantozzi (huffingtonpost.it, 2 aprile 2026)
«Integrità. Decenza. Moralità. Vi diranno che non sono più dei valori ma non è vero. It’s happening now. Sta succedendo adesso. Questa tragedia americana può essere fermata solo dal popolo americano». Bruce Springsteen sfida Donald Trump senza mai nominarlo e infiamma il Target Center, riempito da ventimila spettatori disposti ad anello intorno al Boss e alla sua E Street Band.
Celebrità, musicisti e politici di Hollywood [sic], parenti, amici e cittadini si sono radunati davanti alla bara di George Floyd nel corso di una commemorazione per l’uomo la cui morte per mano della polizia ha scatenato proteste globali. I leader dei diritti civili hanno ricordato che i neri americani da tempo chiedono di «togliere loro il ginocchio dal collo!». La funzione religiosa – la prima di una serie di momenti commemorativi organizzati in tre città per sei giorni – si è svolta in un santuario presso la North Central University mentre un giudice a pochi isolati di distanza fissava la cauzione a 750mila dollari per ciascuno dei tre poliziotti di Minneapolis licenziati, accusati di complicità in omicidio.
Tornano in primo piano le tensioni razziali negli Stati Uniti, dopo che ieri un afroamericano – George Floyd, 46 anni – è stato ucciso da un agente di polizia che l’ha soffocato bloccandolo a terra e premendogli il collo con un ginocchio. «Lasciatemi, non riesco a respirare…» sono state le sue ultime, drammatiche parole. L’intera sequenza è stata filmata da una passante in un video choc che adesso scuote gli Usa.