Archivi tag: star politics

David Pocock, dal rugby al Senato australiano

(ilpost.it, 23 giugno 2022)

Dal 1975 la Capitale australiana Canberra è rappresentata da due senatori nel Parlamento federale. Per quarantasette anni i due seggi disponibili si sono sempre divisi tra laburisti e liberali, ossia i due principali partiti del Paese. Questo dualismo è stato interrotto per la prima volta pochi giorni fa da un ex rugbista della nazionale australiana, David Pocock, che è stato eletto da indipendente con oltre centomila preferenze. Ha così tolto il posto a un navigato candidato liberale, Zed Seselja, in carica da nove anni. Durante la sua carriera, arrivata fino ai più alti livelli del rugby professionistico, Pocock non era stato un atleta come gli altri. Fin da giovane aveva affiancato gli impegni sportivi a un interesse non comune per le questioni sociali e ambientali.

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Come Whitney Houston si riprese la sua blackness

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 22 marzo 2022)

Tra il 1989 e il 1990, Whitney Houston (1963-2012) è una delle più famose pop star del mondo. È nata per quello: sua madre Cissy non è solo un’apprezzata interprete gospel ma ha lavorato come corista e arrangiatrice con chiunque, da Otis Redding ad Aretha Franklin, passando per Dusty Springfield e Jimi Hendrix, e ha anche avuto un certo successo come artista disco. Dionne Warwick, forse la più grande cantante afroamericana ad aver capito come funzionasse il pop bianco, era sua cugina, e Aretha Franklin per lei era una specie di zia acquisita, “auntie Ree”. Ha cominciato giovanissima, sapientemente guidata dalla madre che l’ha non solo istruita a cantare come una consumata interprete gospel (“con il cuore, con la testa e con la pancia”, le diceva), ma l’ha educata a essere impeccabile: i capelli stirati o accuratamente raccolti, il trucco leggero che sottolinea la sua pelle naturalmente chiara e abiti eleganti, un po’ démodé, da reginetta del ballo. E poi c’è ovviamente la religione: la chiesa è il perno intorno a cui ruota la sua vita sociale e artistica.

Ph. David Lefranc / Getty Images

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Ben Stiller ha incontrato Zelensky a Kiev

(corriere.it, 20 giugno 2022)

Dopo Odessa e Makariv, l’attore americano e Ambasciatore di buona volontà delle Nazioni Unite Ben Stiller lunedì 20 giugno ha incontrato Volodymyr Zelensky a Kiev. «Sei il mio eroe», ha detto la star di Hollywood salutando il leader ucraino al suo arrivo nel palazzo presidenziale. Sottolineando quanto Zelensky stia facendo per il suo Paese e per il mondo. «Avevi già fatto una grande carriera da attore ma adesso…», ha aggiunto Stiller. «Non così grande quanto la tua», la risposta divertita di Zelensky.

L’11 settembre di Steve Buscemi

di Giacomo Galanti (huffingtonpost.it, 21 marzo 2022)

Quando l’11 settembre 2001 le Torri Gemelle di New York vengono colpite da due aerei kamikaze e buttate giù provocando migliaia di morti, c’è un celebre attore che non rimane con le mani in mano. Forte del suo passato da vigile del fuoco, Steve Buscemi decide di unirsi ai suoi ex colleghi che stanno dando la vita per spegnere quell’inferno. Una storia che la star di Hollywood – attore per registi del calibro di Quentin Tarantino, i fratelli Coen e Jim Jarmusch – ha tenuto per sé per molto tempo. I primi a rendere pubblico l’atto di coraggio di Buscemi sono stati proprio i vigili del fuoco di New York in un post su Facebook del 2013.

The Brotherhood of Fire / Getty Images

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Gli abiti di Catherine Walker che legano Kate a Diana

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 20 marzo 2022)

Non si tratta solo di creare vestiti belli ma anche di disegnare abiti confortevoli, eleganti, attenti all’etichetta e all’occasione. Questo è ciò che viene richiesto a una maison quando viene chiamata da una casa reale. È un patto che diventa un vero e proprio sodalizio, con le sue croci e le sue delizie. Sono molto diversi tra loro gli stilisti che lavorano con regine di oggi e di domani. Edouard Vermeulen, designer della casa di moda Natan, considera la regina Mathilde come una di famiglia. Claes Iversen, uno dei designer preferiti di Maxima dei Paesi Bassi, è discreto per quanto riguarda il suo rapporto con la regina, ma questo non vuol dire che non possa avere una sua popolarità anche attraverso passaggi in reality show.

Ph. Tim Graham / Photo Library via Getty Images

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Il pop filosofico e militante degli Scritti Politti

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 8 marzo 2022)

Gli Scritti Politti si formano nel 1977 a Leeds, nel Regno Unito. Inizialmente non sono neanche una band: sono un collettivo comunista composto da studenti d’arte, attivisti e squatter. Il nome che si scelgono è ispirato agli Scritti politici di Antonio Gramsci. Green Gartside, gallese e fondatore di quella che si stava trasformando in una band post punk, inventa un nome che, pur richiamandosi agli scritti di Gramsci ricordava anche Tutti frutti di Little Richard. Nella bizzarria di questo nome ci sono tutte le contraddizioni e il fascino degli Scritti Politti: un po’ intellettuali organici e un po’ pop star. I primi Scritti Politti partono dal punk ma le loro canzoni sono infarcite di riferimenti a Marx, Bakunin, Derrida, Deleuze e Lacan. Insomma fanno casino, ma un casino concettuale.

Pictorial Press Ltd / Alamy

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Dopo 41 anni è libero l’uomo che sparò a Reagan

(agi.it, 16 giugno 2022)

John Hinckley, l’uomo che nell’81 tentò di uccidere il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, è un uomo completamente libero. Lo ha deciso il giudice distrettuale Paul Friedman, che ha disposto il rilascio oggi. “Dopo 41 anni 2 mesi e 15 giorni, FINALMENTE LIBERO!!!”, ha scritto Hinckley su Twitter. Il giudice aveva già approvato a settembre un accordo raggiunto tra il dipartimento di Giustizia e lo stesso detenuto sulla base di un rilascio senza condizioni e senza restrizioni. Il 30 marzo 1981 Hinckley tentò di assassinare Reagan di fronte all’ingresso dell’Hilton di Washington. Il presidente venne raggiunto da un proiettile, mentre rimase ferito più gravemente il suo portavoce, James Brady, poi rimasto parzialmente paralizzato. Hinckley venne arrestato subito dopo.

Getty Images

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Ursula von der Leyen ha fatto capire col suo vestito come la pensa sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea

(ilpost.it, 17 giugno 2022)

Venerdì mattina c’è stata una riunione della Commissione Europea in cui è stata presa in esame la richiesta dell’Ucraina di ottenere lo status di Paese candidato a entrare nell’Unione Europea. Come previsto, la Commissione ha dato un parere positivo (lo status di candidato è, infatti, solo il primo passaggio di un processo molto più lungo e complicato). A conferma della posizione della Commissione, la presidente Ursula von der Leyen ha scelto di indossare un abito che, tra giacca e camicia, mostra i colori della bandiera ucraina. Von der Leyen è da tempo una sostenitrice dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, e di recente aveva detto che il Paese appartiene «alla famiglia europea».

Ph. Geert Vanden Wijngaert / Ap

Le notizie sono conigli (e lo storytelling è la lattuga): la lezione di Frank Rose

di Andrea Cauti (agi.it, 11 giugno 2022)

Raccontare storie sembra sia diventato l’unico modo per fare comunicazione oggi, avvicinando – e a volte facendo interagire in maniera anche incestuosa – mondi tra loro diversi e lontani: pubblicitari, creativi, scrittori, sceneggiatori, programmatori, giornalisti. Una volta si faceva pubblicità dicendo che un brand è buono. A volte, negli Stati Uniti, si diceva che altri brand erano cattivi. E ancora: un tempo si promuoveva un film facendo tour mondiali con i protagonisti, mandando in onda trailer e regalando gadget. I videogiochi erano pubblicizzati in ambienti di nicchia, nei grandi raduni, promossi con gadget e con pupazzi che rappresentano i vari eroi. E poi c’è il mondo del giornalismo, dove la notizia era ciò che contava e dove il lettore si catturava con un titolo accattivante, con un articolo ricco di particolari e rivelazioni, e con la serietà del giornalista.

Ph. Jonathan Bachman / Reuters

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La fine delle challenge sui social

(ilpost.it, 27 maggio 2022)

Le riflessioni sull’evoluzione dei social media nell’ultimo decennio si concentrano sulle trasformazioni relative sia agli aspetti più tecnici e strutturali delle piattaforme, cioè al modo in cui funzionano, sia alla composizione demografica dell’utenza. Sono in genere trasformazioni progressive o comunque i cui effetti non si manifestano immediatamente: è insomma molto difficile notare, prima che sia passato un certo lasso di tempo, cosa e quanto sia cambiato in ambienti virtuali frequentati ogni giorno da milioni di persone. Uno degli aspetti che rendono oggi i social media molto diversi da ciò che erano negli anni passati, uno tra i tanti, è la progressiva scomparsa delle cosiddette “challenge”: azioni di gruppo o anche individuali oggetto di video che diventavano in breve tempo virali e finivano per essere replicate migliaia di volte coinvolgendo un numero elevatissimo di persone diverse tra loro, anche per stratificazione sociale e per provenienza.

Ph. Clive Mason / Getty Images

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