
di Bruno Ruffilli (lastampa.it, 8 luglio 2026)
«Anche se molti dicono che TikTok è “pericoloso”, forse non è così male, visto che io sono il numero uno sul social network per numero di visualizzazioni». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti oggi ad Ankara, a margine del vertice Nato, durante un incontro con il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte.
Il discorso era partito dalla Cina e da Xi Jinping, definito da Trump «un grande» e un presidente di cui è «un grande fan», prima di prendere una delle deviazioni ormai abituali nelle conferenze stampa del presidente americano e arrivare a TikTok. «Ho sentito gente criticare TikTok, dicendo che è pessimo, pericoloso, orribile. Mettono in giro tutte queste voci», ha detto Trump. «Eppure, ieri sono usciti i dati: sapete chi è il numero uno su TikTok? Io. Sono io il numero uno su TikTok. E parlo solo di quanto sia negativo il comunismo, no? Dicono che sia terribile, che diffonda chissà cosa, ma io sono il numero uno».
Trump ha poi citato Gordon Chang, avvocato e commentatore conservatore americano noto soprattutto per le sue posizioni critiche nei confronti di Pechino. «Mi piace Gordon Chang, intendiamoci, ma lui è sempre così negativo: “Oh, la Cina è terribile, è terribile, e TikTok è terribile”. Eppure io sono il numero uno su TikTok. Ho qualcosa come quattro miliardi di visualizzazioni. Quindi la gente dovrebbe dare le giuste priorità alle cose». Trump sembra fare riferimento a dati sulla circolazione complessiva dei video che parlano di lui, e non alle visualizzazioni del suo account personale.
Le cifre diffuse negli ultimi mesi attribuiscono ai contenuti legati a Trump centinaia di miliardi di visualizzazioni complessive nel tempo. Un dato che comprende però video pubblicati da altri utenti, sostenitori, media e anche critici del presidente. I quattro miliardi citati ad Ankara sembrano invece riferirsi ad alcune categorie specifiche di contenuti legati a Trump, non a quattro miliardi di visualizzazioni raccolte direttamente dal suo profilo. È quindi difficile sostenere, almeno nel senso tradizionale del termine, che Trump sia «il numero uno su TikTok». La sua forza sulla piattaforma è però difficile da contestare, soprattutto in campo politico. E il presidente americano ne è perfettamente consapevole.
Eppure nell’agosto del 2020, durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, era stato proprio Trump a tentare di vietare l’applicazione negli Stati Uniti per ragioni di sicurezza nazionale. La lunga battaglia politica e giudiziaria sulla proprietà cinese della piattaforma è proseguita con Joe Biden e con la legge del 2024 che imponeva a ByteDance di cedere il controllo delle attività americane o affrontare il divieto dell’app. Una misura successivamente confermata dalla Corte Suprema. Ma nel frattempo Trump aveva cambiato idea: durante la campagna elettorale del 2024 aveva iniziato a parlare di un «posto speciale» per TikTok, attribuendo alla piattaforma parte del proprio successo tra gli elettori più giovani.
Dopo il ritorno alla Casa Bianca Trump ha rinviato più volte l’applicazione del divieto, fino a sostenere direttamente una nuova struttura societaria per le attività statunitensi del social. La vicenda si è chiusa, almeno formalmente, nel gennaio del 2026 con la creazione di TikTok Usds Joint Venture. Oracle, Silver Lake e il fondo Mgx di Abu Dhabi controllano ciascuno il 15 per cento della società, mentre ByteDance conserva una quota del 19,9 per cento. Gli investitori americani e internazionali detengono complessivamente l’80,1 per cento della nuova struttura, incaricata di gestire i dati e le attività statunitensi di TikTok. L’app conta, intanto, più di 200 milioni di utenti negli Stati Uniti.
I dubbi sulla sicurezza, però, non sono scomparsi. A maggio il senatore democratico Ed Markey ha chiesto formalmente a TikTok Usds e Oracle maggiori informazioni sulle misure adottate per proteggere i dati degli americani e impedire possibili manipolazioni straniere dell’algoritmo. In particolare, resta sotto osservazione il rapporto tra la nuova società americana e ByteDance, proprietaria originaria del sistema di raccomandazione di TikTok. Trump ha una risposta meno tecnica: se TikTok fosse davvero uno strumento della propaganda comunista – argomenta – perché dovrebbe premiare proprio il presidente di «America First» e uno dei più duri oppositori del comunismo? In fondo, quattro miliardi di visualizzazioni, o forse molte di più, valgono più di qualsiasi audit sull’algoritmo.