Il red carpet del Met Gala firmato Anna Wintour: quando la moda è una questione politica

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di Maria Corbi (lastampa.it, 5 maggio 2025)

La moda è (anche) una questione politica. E non è mai stato tanto vero in America come in questo lunedì di inizio maggio quando il Metropolitan Museum spalancherà le porte ai suoi griffatissimi ospiti per il Met Gala, con una padrona di casa, Anna Wintour (Il diavolo veste Prada per capirci), che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie democratiche e della sua antipatia per Donald Trump, la narrativa Maga e tutto quello che ci gira intorno.

Estetica ed etica, con una domanda a fare da filo conduttore a questa serata dedicata al Tailoring Black Style, lo stile sartoriale black. Vogue contro l’America reazionaria e bianca, e la sua presidenza. Davide contro Golia? A volte vince il primo, e non bisogna mai sottovalutare il soft power e la capacità di cambiamento di un falpalà. D’altronde, come ha spiegato uno dei protagonisti indiscussi del Met Gala, Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino, «la moda serve a definirci, a fare degli statement, a esplicitare il nostro potere. O magari a disciplinare i nostri corpi».

Il Gala è serata di apertura della mostra annuale di moda del Costume Institute, e quest’anno, come dicevamo, affronta un tema politicamente intriso di dandismo, razza, mascolinità, la denuncia implicita della scarsa rappresentazione della creatività nera nella cultura museale occidentale. Il racconto di come gli uomini di colore in America e in Europa abbiano usato gli abiti come forma di espressione personale, ma anche di identità e di lotta. Celebrazione della diversità, dell’immigrazione anche, e affermazione dell’intellettualismo, dimensioni contrastate dall’amministrazione Trump.

La mostra è una collaborazione tra il direttore del Costume Institute, Andrew Bolton, e la curatrice ospite Monica L. Miller, ed è ispirata al libro di Miller del 2009, Slaves to Fashion: Black Dandism and the Styling of Black Diasporic Identity, dove si racconta come il dandismo si sia sviluppato sia come estetica sia come strategia, spingendosi oltre i confini delle possibilità politiche e sociali. «Il dandismo può sembrare frivolo, ma spesso rappresenta una sfida o un superamento delle gerarchie sociali e culturali», ha dichiarato Miller al Met.

La resistenza al trumpismo passa dai campus universitari, certo, ma poi approda sul red carpet del Met Gala, che come uno specchio riesce a riflettere le istanze di protesta a volte molto più prepotentemente di una piazza. E non fatevi ingannare dal caschetto sempre stirato, dagli occhiali neri da diva, da quell’aria irraggiungibile, dallo snobismo di Anna Wintour, perché in un’America dove il dissenso non è più un diritto ma un pericolo, sfidare Trump e la sua pretesa di lealtà ha in sé del coraggio, è una dichiarazione d’indipendenza che assume la forma di un’ascia di guerra. Insieme a lei, a dissotterrarla e a presentare la serata saranno A$AP Rocky, Colman Domingo, Lewis Hamilton, Pharrell Williams e LeBron James.

Domingo ha raccontato a Vogue che, durante un’anteprima della mostra, si è «emozionato profondamente» nel vedere «questi manichini scuri e bellissimi, con nasi larghi e pelle scura e lucida, snelli e bellissimi». Lo stile, continua l’attore, «è stato fondamentale per la nostra sopravvivenza come persone di colore, per immaginare noi stessi in una situazione diversa. Non si tratta solo di vestiti. Si tratta di come noi – uomini, donne, persone di colore – ci muoviamo nel mondo alla ricerca di immagini che ci permettano di esistere in spazi che non sempre ci sono accessibili». Domingo sta collaborando con Alessandro Michele di Valentino per i look da red carpet; ha lasciato intendere che indosserà più di un abito, rappresentando «grandi momenti della sartoria per gli uomini di colore».

E adesso occhi puntati sul red carpet e sugli invitati. La domanda è se ci sarà almeno parte dell’élite trumpiana. Arriverà Ivanka? Se per anni è stata un’assidua frequentatrice, non la si vede da queste parti dal 2016. L’anno scorso c’erano Jeff Bezos e Lauren Sánchez ma quest’anno potrebbero declinare, meglio non fare arrabbiare il presidente. Elon Musk ha partecipato due volte, nel 2018 e nel 2022. E gli era molto piaciuto. Certo è che in questa serata si conteranno i milionari dalla mente aperta, con la lista degli invitati che rischia di diventare un elenco di anti-trumpismo a molti zeri visto che, per accedervi, bisogna comprare un biglietto del valore di 75mila dollari. Radical choc.

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