La moda è (anche) una questione politica. E non è mai stato tanto vero in America come in questo lunedì di inizio maggio quando il Metropolitan Museum spalancherà le porte ai suoi griffatissimi ospiti per il Met Gala, con una padrona di casa, Anna Wintour (Il diavolo veste Prada per capirci), che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie democratiche e della sua antipatia per Donald Trump, la narrativa Maga e tutto quello che ci gira intorno.
di Fabiana Giacomotti (ilfoglio.it, 24 settembre 2021)
“Dittatori”, “non voglio essere discriminata”, “no alla dittatura del vaccino”, “no alla moda politicizzata”, “fra vent’anni vi vergognerete”, “non voglio aiutare l’agenda 2030” (questa qualcuno ce la spiegherà), “bella c.ata” (segue lunga fila di emoticon) e via insultando, per oltre milleduecento commenti complessivi su due post diversi in sei ore. L’attacco no vax alla felpa (V) Vaccinated realizzata dall’artista pop americano Cloney e prodotta da Valentino a sostegno del programma globale Covax attraverso il quale l’Unicef s’impegna a consegnare oltre due miliardi di dosi di vaccino ai Paesi lasciati fuori dalla campagna mondiale di prevenzione, parte verso le dieci del mattino del 23 settembre, circa mezz’ora dopo la pubblicazione della notizia: l’Internazionale dell’inalienabile diritto a infettare il prossimo si scatena sul profilo Instagram del brand a un ritmo circa sei volte superiore alla media di reazione di ogni singolo post.