
di Federico Cella (corriere.it, 18 aprile 2026)
«Se supporti Trump, ti sei appena fatto un amico». Viene ripetuto sui social migliaia di volte: su Instagram, TikTok, Youtube, Facebook, centinaia di volti differenti – uomini, donne, bianchi, neri, giovani, anziani, capelli corti, capelli rossi – dicono la stessa frase, guardando in camera con un sorriso e lo sguardo ammiccante.
Nessuno di loro è una persona reale: sono avatar creati con l’Intelligenza Artificiale. Una campagna politica, in vista delle elezioni di Mid-Term negli Stati Uniti, che da qualche mese sta martellando le piattaforme. Il New York Times ne ha fatto un’inchiesta e – con l’aiuto dei ricercatori della Purdue University – ha censito 304 profili social attivi nel diffondere slogan pro-Maga attraverso non-persone americane. Nella descrizione degli account non si fa alcun accenno al fatto di essere prodotti AI. Ma nella realtà sono quella che negli Usa viene definita “AI slop”, letteralmente la “sbobba” della AI, prodotti qualitativamente bassi che basano tutto il loro effetto sulla quantità, appunto, migliaia di video – costati un paio di dollari l’uno – postati in poche settimane.
E poco importa se i messaggi sono sempre gli stessi, e a volte l’effetto visivo suona evidentemente falso: leggendo i commenti ai vari filmati, si capisce bene come il “popolo del Web” nella stragrande maggioranza non capisce di avere davanti un simulacro digitale. Bensì un fiero americano che, a seconda del “copy” del momento, supporta il presidente, attacca la sinistra, sposa l’America First e chiama a raccolta i veri patrioti. A volte questi influencer algoritmici si occupano anche di diffondere delle vere e proprie notizie false, tutte ben studiate, che si tratti di attaccare il governatore “ribelle” della California Newsom o di tranquillizzare sull’andamento della guerra in Iran.
Non è chiaro se questa ondata di propaganda artificiale sia una campagna organizzata, e nel caso da chi. Fatto sta che, dopo l’inchiesta del quotidiano americano, diversi di questi profili sono stati chiusi oppure sono in via di sparizione, come confermato anche da TikTok. Dove almeno uno di questi avatar pro-Trump – @perezfernandaus – continua il proprio lavoro indefesso da macchina del fango sugli oppositori del presidente. Un account ben conosciuto, perché è stato Donald Trump stesso, lo scorso gennaio, a ripostare uno dei suoi video su Truth. Consapevole che si trattasse di AI slop o meno.
La Fernanda virtuale del profilo con oltre 50mila follower è un esempio lampante, da un lato, dell’approssimazione del prodotto AI e, dall’altro, tristemente, di quanto poco filtro e dubbio vengano posti da chi riceve costantemente questi video sui propri feed. La ragazza platinata dei video ha postato quasi 400 filmati in 3 mesi, più di uno al giorno, l’ultimo poche ore prima di aver pubblicato questo articolo. E la sua evoluzione è evidente, non certo dal punto di vista politico – è Maga nel midollo dal primo all’ultimo post –, quanto invece nel suo aspetto e nella sua parlata. Se non fosse un inganno sociale, scapperebbe anche un sorriso: Fernanda nel primo video ha il volto tipico della bella ragazza made in AI, occhi, zigomi, bocca già visti in decine di generazioni da Intelligenza Artificiale. E parla un Inglese con chiaro accento latino.
Era il 15 gennaio. Il giorno dopo la parlata si era trasformata in un Americano fluente e chiaramente madrelingua, la ragazza però era la stessa. Cosa che non si può dire, invece, con l’avanzare dei giorni e delle settimane: il volto man mano si trasforma, migliora potremmo dire, la texture della pelle e dei vestiti diventa più raffinata, la sensazione di “già visto” si affievolisce, l’aspetto cambia radicalmente, all’inizio più dolce e poi con tratti più marcati e aggressivi, così come i monologhi che propone. Quando il gioco si fa duro… E il pubblico che dice? Ringrazia per le informazioni – «Brava, hai detto le cose come stanno!» –, manda cuori, pollici all’insù, bandiere a Stelle e Strisce. Alcuni, pochi, contestano. Ma nessuno solleva il dubbio che si tratti di filmati AI (…).
Ammesso, e non concesso, che dietro a questa campagna ci sia la Casa Bianca, non sarebbe certo la prima volta che gli uomini del presidente utilizzano l’Intelligenza Artificiale e una retorica – a vari livelli – grossolana per sostenere le politiche di Trump. Dai volti degli immigrati arrestati, resi con l’AI disperati o al contrario “fumettosi” – a seconda del messaggio da mandare sul momento –, alle carte Pokémon pubblicate dal dipartimento per la Sicurezza Nazionale per identificare i criminali ricercati, con tanto di slogan “Gotta catch’em all” (“Acchiappali tutti”). Fino alla narrazione epica della campagna in Iran, accompagnata da filmati super-eroistici che fanno apparire la guerra reale come una sorta di videogioco.
Prima di questa nuova ondata di supporter artificiali – che lascia anche il dubbio che inizino a scarseggiare quelli reali –, il culmine della propaganda AI la destra americana l’aveva raggiunto con Jessica Foster. «Bionda, bellissima, sempre sorridente», come scrivevamo, si tratta di una supposta soldatessa americana, giovanissima ma già con un grande credito: in alcuni video parlava in pubblico al fianco del presidente Trump. Abbiamo usato il passato perché Jessica era finta, un bel prodotto AI smascherato dal Washington Post, la cui inchiesta ha portato alla chiusura dell’account Instagram da oltre un milione di follower. Che, nella maggior parte dei casi, la riteneva una persona reale. E questo, come detto, è il vero problema.