Netflix cambia la storia di Hollywood

di Teresa Marchesi (huffingtonpost.it, 8 maggio 2020)

In tempi di astinenza forzata – e planetaria – dalle sale cinematografiche, non può sorprendere che su Netflix spopoli la mitologia della Hollywood dei tempi d’oro, rivista e corretta però in chiave antiomofoba, antirazzista e femminista dalla miniserie Hollywood. Creata con Ian Brennan da uno dei re Mida della produzione seriale corrente, Ryan Murphy, questa volenterosa fiaba revisionista fa leva su quel “what if” (e se?) trionfalmente cavalcato da Quentin Tarantino in Bastardi senza gloria e in C’era una volta… a Hollywood.

Netflix
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Bergoglio al telefono e i papi dannati

di Nicola Graziani (agi.it, 9 maggio 2020)

Oh che scandalo, il Papa all’Inferno! Verrebbe da pensare: mica ci può andare, lo stabilisce il contratto. Sarebbe come dire, restando in tema di diavoli, che Berlusconi lascia il Monza per tornare ai vecchi amori. Disgusto tra i benpensanti, orrore tra i fedeli e, nel secondo esempio, tra i fedelissimi. Pietra del suddetto pubblico sconcerto una telefonata fatta da Francesco a un ragazzo autistico che vive in quel di Caravaggio, provincia di Bergamo.

Il Giudizio Universale: Psicostasis (Basilica di Santa Maria Assunta, Torcello)
Il Giudizio Universale: Psicostasis
(Basilica di Santa Maria Assunta, Torcello)

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La partita che preannunciò la guerra in Jugoslavia

di Pietro Cabrio (ilpost.it, 13 maggio 2020)

Nel 1990 la Jugoslavia stava vivendo gli ultimi mesi dei quarantacinque anni trascorsi come Paese unito dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il carismatico e autoritario maresciallo Tito, capo della Repubblica Socialista jugoslava, era morto dieci anni prima e nessuno era riuscito a rimpiazzarlo. In un Paese dalla storia lunga e complessa come pochi altri luoghi al mondo, formato da sei repubbliche e due provincie autonome, i partiti nazionalisti sfruttarono il momento, compresi gli effetti di una crisi economica che aveva indebitato lo Stato e aumentato la disoccupazione, per promuovere le loro cause indipendentiste.dinamo-zagabria-stella-rossa Continua la lettura di La partita che preannunciò la guerra in Jugoslavia

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“Star Wars”: Mark Hamill reagisce da Jedi alla campagna di Trump

di Simone Tagliaferri (multiplayer.it, 9 maggio 2020)

Mark “Luke Skywalker” Hamill non ha preso benissimo il fatto che Donald Trump (più precisamente il suo staff della comunicazione) abbia chiamato l’imminente campagna per le presidenziali Death Star, ossia Morte Nera, ma senza lasciarsi andare ha risposto da vero Jedi. Il riferimento alla saga di Star Wars non è casuale, visto che il tweet con cui Brad Parscale, il Campaign Manager di Trump, ha annunciato il nome della campagna è corredato da una gif della Morte Nera che spara con il suo potentissimo cannone.

Lucasfilm / Walt Disney Company
Lucasfilm / Walt Disney Company

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Il capo del comitato elettorale di Trump ha paragonato la sua struttura alla Morte Nera

(ilpost.it, 7 maggio 2020)

Brad Parscale, il responsabile della campagna per la rielezione di Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2020, ha pubblicato un tweet in cui paragona la macchina elettorale dell’attuale presidente alla Morte Nera [Death Star nella versione originale – N.d.C.], la gigantesca arma di distruzione di massa dell’Impero Galattico della saga di Star Wars.

MarketWatch photo illustration Getty Images / Everett Collection
MarketWatch photo illustration
Getty Images / Everett Collection

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Il cortocircuito di quelli che vogliono boicottare lo spot Lavazza

di Alice Scaglioni (corriere.it, 7 maggio 2020)

Un celebre discorso pronunciato da Charlie Chaplin ottant’anni fa, la musica di Ezio Bosso e un messaggio di umanità, pace e speranza lanciato dal nuovo spot pubblicitario di Lavazza. Tanto è bastato a far scaldare gli animi sui social nelle ultime ore, in particolare su Twitter, dove l’hashtag #Lavazza è terzo nelle Tendenze in Italia.

United Artists
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Conte alle Iene: «Mi taglio i capelli da solo»

(blitzquotidiano.it, 4 maggio 2020)

La domanda che molti italiani si sono fatti in questi primi sessanta giorni di lockdown è stata: ma chi taglia i capelli a Giuseppe Conte? Filippo Roma de Le Iene ha cercato di risolvere questo mistero andando proprio dal Premier. Se nelle scorse settimane c’era chi mormorava che dietro ai capelli sempre perfetti di Conte ci fosse Alessandro Scorsone, sommelier ufficiale di Palazzo Chigi, che entrò con il ruolo di barbiere, c’è anche chi ha messo nella lista dei sospettati la parrucchiera dell’Hotel Plaza, di proprietà del “suocero” di Conte, Cesare Paladino.conte-capelli-iene Continua la lettura di Conte alle Iene: «Mi taglio i capelli da solo»

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Netflix ha fatto un documentario sul libro di Michelle Obama, “Becoming”

(ilpost.it, 27 aprile 2020)

Michelle Obama ha annunciato su Twitter che dal 6 maggio su Netflix si potrà vedere un documentario su di lei e sul suo libro autobiografico, Becoming, un bestseller che ha venduto più di dieci milioni di copie. Il documentario racconta il tour promozionale fatto in 34 città per presentare Becoming, da cui prende il titolo.Michelle_Obama_Becoming Continua la lettura di Netflix ha fatto un documentario sul libro di Michelle Obama, “Becoming”

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Il virus e il Regno: torna il romanzo profetico di papà Johnson

(ansa.it, 6 maggio 2020)

Al centro della trama un virus misterioso e letale, del tutto simile a quello che qualche decennio più tardi ha rischiato di uccidere Boris, il suo figlio più celebre. Torna alla luce quasi come una profezia (o un monito) sotto forma di opera letteraria un romanzo scritto nel lontano 1982 da Stanley Johnson, padre dell’attuale primo ministro di Sua maestà e autore – trentotto anni orsono – di un thriller a tema, The Marburg Virus, ambientato tra Germania, Stati Uniti e Africa.The_Marburg_Virus Continua la lettura di Il virus e il Regno: torna il romanzo profetico di papà Johnson

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In Egitto un giovane regista è l’ultima vittima del regime

di Catherine Cornet (internazionale.it, 4 maggio 2020)

Quando scoppiò la rivoluzione egiziana nel 2011, Shadi Habash era ancora un adolescente. In quei mesi il cantante Ramy Essam divenne la voce della rivoluzione con la canzone intitolata Pane, libertà, giustizia sociale e il brano Irhal (”Vattene!” indirizzato a Hosni Mubarak), cantati insieme a lui da milioni di manifestanti a piazza Tahrir.

Shadi Habash via Facebook
Shadi Habash via Facebook

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