«Amavamo il Christian De Sica con tre mogli di Merry Christmas non perché le avessimo pure noi, ma perché sempre speravamo che chi sbagliava potesse farcela. Che il perdente per una volta (per una volta almeno!) vincesse».
Il dibattito televisivo recente sull’invasione russa in Ucraina ha fatto emergere ancora una volta la scarsa abitudine del giornalismo italiano a preparare e realizzare interviste con contraddittorio: interviste cioè in cui l’intervistatore non si accontenta delle frasi di circostanza dell’intervistato, non sorvola su dichiarazioni false e approssimative e non permette all’interlocutore di sviare il discorso per non rispondere a una domanda puntuale; ma lo incalza, mettendone in evidenza tutte le incoerenze e cercando di ottenere le risposte richieste. È una mancanza che ha portato spesso a risultati assai discutibili, soprattutto di fronte a tesi basate su falsità, come quelle esposte nelle ultime settimane da personaggi dichiaratamente “filorussi” e membri del governo russo (com’è successo con l’intervista data dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Zona Bianca di Rete 4).
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Ad Adriano Celentano non è piaciuta la lite tra la giornalista Bianca Berlinguer, conduttrice di Cartabianca, e l’ospite Gianluigi Paragone, con il politico che si è imbavagliato in diretta. «Ieri sera non mi sei piaciuta per niente. Devo dire che sei stata assai poco “Bianca”» scrive in un lungo post su Facebook il cantante. «Te la sei presa con lui per aver citato alcuni fatti svelati dalla trasmissione Report». Il Molleggiato conclude il post con un annuncio: «Cara Bianca, ti do una “primizia”. Sto pensando di tornare in televisione con un programma dal titolo Il conduttore. E tu sarai il primo ospite». «Ho sempre pensato che il mestiere del conduttore è quello che più di tutti ha una grande responsabilità verso i telespettatori» scrive Celentano.
«Sono un sequestratore, sono un truffatore, sono un fascista», dice Matteo Salvini ospite da Barbara D’Urso, subito sommerso da risate e applausi. Ricomincia la stagione televisiva, ripartono i talk, si srotolano i tappeti rossi per i fustigatori delle élite sopraggiunti nel frattempo al governo, ma che importa, sempre “amici del popolo” sono.Continua la lettura di Salvini e Di Maio, i tronisti del populismo→