
di Marco Taradash (linkiesta.it, 22 settembre 2026)
Donald Trump ha provato a spegnere tre voci e si è trovato di fronte a una fila di telecamere spente. Dopo l’esclusione di Cnn, Ms Now e Politico dalla Casa Bianca, le principali reti televisive hanno sospeso la partecipazione al servizio comune di copertura delle attività del presidente.
Alla protesta partecipa anche Fox News, e quando perfino la televisione che ti tratta meglio difende il diritto dei tuoi critici a esserci, sorge qualche domanda sulla genialità della mossa. L’accusa è di raccontare «FICTION and LIES», in rigoroso maiuscolo, sul suo conto. Sabato [19 settembre] i pass dei cronisti sono stati disattivati e confiscati all’ingresso. Domenica le tre testate, assieme alle reporter Akayla Gardner, Betsy Klein e Cheyenne Haslett, hanno depositato una causa contro Trump e il suo staff.
Non è la prima volta che la Casa Bianca durante la presidenza Trump limita l’accesso a un cronista sgradito, ma qui la misura cambia natura, ed è proprio questo a renderla imprudente sia sul piano politico sia su quello legale. Un terreno, quello legale, da tenere in considerazione fino a quando il sistema dei contrappesi dimostrerà di funzionare. Nel 2018, primo mandato trumpiano, il giudice Timothy Kelly, nominato da Trump, restituì il pass a Jim Acosta della Cnn per motivi puramente procedurali – mancato preavviso e assenza di criteri, quindi per il Quinto Emendamento – e la causa fu ritirata da Cnn non appena l’accredito tornò: non ci fu mai un giudizio di merito sulla libertà di stampa.
Nel febbraio del 2025 era toccato all’Associated Press, esclusa da alcuni appuntamenti presidenziali perché continuava a chiamare Golfo del Messico quello che Trump aveva ribattezzato Golfo d’America. Per essere ammessi bisognava adeguare il dizionario. Il presidente aveva cambiato una denominazione e pretendeva che il giornalismo cambiasse mestiere. Nella causa successivamente aperta da Associated Press, un collegio d’appello diviso, due – i due giudici designati da Trump – contro uno, ha riconosciuto al presidente il diritto di escludere l’Ap anche in base al suo taglio editoriale, ma solo dagli spazi più discrezionali: Studio Ovale, Air Force One, Mar-a-Lago. La stessa Corte non ha toccato l’accesso dell’Ap all’East Room, più ampia e aperta, e la causa resta pendente nel merito dopo l’udienza del novembre scorso.
Il divieto attuale contro Cnn, Ms Now e Politico non consente questa via di mezzo: colpisce interi organi d’informazione, non un singolo cronista, e li esclude da tutte le aree di attività della Casa Bianca, non da uno spazio ristretto e discrezionale. La nuova causa si appella proprio a questa discriminazione generalizzata e, attenzione, per una coincidenza del calendario dei tribunali, il caso è finito di nuovo sulla scrivania del giudice Kelly che dette torto a Trump nel 2018.
Il veto del presidente arriva sei settimane prima del voto di metà mandato, con il consenso di Trump ai minimi del secondo mandato e la guerra in Iran percepita come impopolare. E ha già prodotto un effetto che nessun precedente aveva mai causato: anche Abc, Cbs, Nbc hanno sospeso la copertura del pool televisivo in solidarietà con Cnn, lasciando Trump senza le telecamere dei network per l’appuntamento alle Nazioni Unite. La presidente della White House Correspondents’ Association, Jacqui Heinrich, cronista di Fox News, non esattamente un covo di “fake news” per la Casa Bianca, ha chiesto il ripristino dell’accesso. La prepotenza di Trump ha così offerto a concorrenti divisi per pubblico, orientamento e interessi una ragione concreta per riconoscersi nello stesso fronte.
Il vicepresidente J.D. Vance ha cercato di difendere la decisione di Trump sostenendo che non si tratta di un divieto, ma del rifiuto di concedere un accesso speciale a chi fa propaganda anti-trumpiana. Dal punto di vista della Casa Bianca, l’argomento non è privo di fondamento: l’atteggiamento verso Trump è raramente favorevole. Ma un potere che si scopre tanto esposto e paga, con l’unità del pool televisivo, il prezzo di colpire tre testate non dimostra forza. Sta misurando quanto la sua arroganza può ancora permettersi.