“Trump? È un nostro uomo da 40 anni”: la rivelazione di un ex agente del Kgb

di Anna Ditta (tpi.it, 30 gennaio 2021)

Per quarant’anni i servizi segreti russi hanno coltivato rapporti con Donald Trump, che da presidente degli Stati Uniti sarebbe stato condizionato, nelle sue scelte, dai legami col Cremlino. A sostenerlo è Yuri Shvets, ex spia del Kgb che ha operato a Washington negli anni Ottanta ed è la principale fonte del nuovo libro del giornalista Craig Unger, intitolato American Kompromat. Secondo Shvets, Trump veniva considerato un “asset” dell’intelligence russa. “È un esempio di come le persone venivano reclutate quando erano studenti e poi arrivavano a posizioni importanti, qualcosa del genere è successa con Trump”, ha detto l’ex agente, ora 67enne, in un’intervista al Guardian. “Non c’era un grande piano di far sviluppare questo tizio che quarant’anni dopo sarebbe diventato presidente. A quel tempo i russi cercavano di reclutare come pazzi e andavano dietro a decine e decine di persone”, spiega Shvets.american_kompromat Continua la lettura di “Trump? È un nostro uomo da 40 anni”: la rivelazione di un ex agente del Kgb

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La lezione del trumpismo: occorre un disarmo digitale

di Marco Morosini (huffingtonpost.it, 22 gennaio 2021)

L’abbiamo vista tutti la mazza con cui un “terrorista domestico” ha frantumato le vetrate del Parlamento degli Stati Uniti. Quella mazza è un simbolo appropriato per un tentativo di quattro anni di demolire la democrazia statunitense. Un vero incubo! Un’altra famosa mazza era già stata il simbolo del contrario: il sogno di una “liberazione digitale”. Con una grande mazza, infatti, il megaschermo del Grande Fratello veniva frantumato nel leggendario spot 1984 di Ridley Scott, con il quale Apple lanciò quattro decenni fa il suo rivoluzionario Macintosh, il “computer per tutti”. Quel mitico spot 1984 fu il più impressionante manifesto del “digitalismo politico”, detto anche “Ideologia Californiana”: un’era di libertà, intelligenza collettiva, democrazia diretta e potere popolare era alle porte.1984-Apple Continua la lettura di La lezione del trumpismo: occorre un disarmo digitale

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L’evoluzione negli anni delle acconciature di regine e principesse

di Alessandra Paudice (vanityfair.it, 26 gennaio 2021)

Le famiglie reali hanno sempre avuto tradizioni pressanti, anche prevedibili, colpa (o merito) del protocollo da rispettare, delle etichette e delle formalità che regolano i loro rapporti sociali. Nel corso dei secoli e degli anni questa loro “immobilità” ha rappresentato una certezza per chi segue le loro vicende. Gli hair-style reali rientrano, come tanti altri dettagli estetici, in un più grande sistema di comunicazione che raramente subisce deroghe. Ogni acconciatura o taglio di capelli delle donne delle famiglie reali porta con sé messaggi che gli esperti o gli appassionati di storie dal sangue blu interpretano nel minimo dettaglio. È per questo che ogni colpo di testa, piccolo o grande che sia, non passa mai inosservato.

Sc Pool – Corbis / Corbis via Getty
Sc Pool – Corbis / Corbis via Getty

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Dietro la chioma della Botteri la subcultura del conformismo analfabeta

di Fulvio Abbate (huffingtonpost.it, 13 gennaio 2021)

L’Affaire I-Capelli-della-Botteri, tragico a dirsi, è politicamente assai più rilevante di quanto non possa apparire invece ai molti distratti. Il fatto che abbia avuto inizio tra le maglie della satira di Striscia la notizia su Canale 5 nulla toglie alla sua essenza profonda, se non assoluta, alla sua desolante realtà. Assodato ancora che alla satira tutto deve essere concesso, pena l’assenza di doverosa ironia in chi volesse denunciare lo scempio laddove è invece doveroso mettere i baffi alla Gioconda. Ma qui il nodo è davvero altrove. In realtà, al di là di chi sia stato lo spinterogeno primo a mettere in moto l’intera questione, il Caso Botteri presenta e insieme conferma alcuni segnali subculturali, temo endemici, molto evidenti.GiovannaBotteri_capelli_Striscia Continua la lettura di Dietro la chioma della Botteri la subcultura del conformismo analfabeta

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Una notte a Mar-a-Lago

di Rita Lofano (agi.it, 25 gennaio 2021)

Tenera è la notte a Mar-a-Lago. Come cambia il mondo in tre ore di volo. La mattina al gelo di Washington D.C., piumino, cappello, guanti, lockdown, colonne di militari con il mitragliatore in spalla. Joe Biden ha giurato, ha firmato una raffica di ordini esecutivi. Poi il cambio di programma, chiama il direttore: “Preparati, andiamo in Florida”. Quando? “Adesso, ho un appuntamento stasera con Chris Ruddy, il proprietario di Newsmax, devi scrivere un pezzo su Mar-a-Lago”. Immaginate la scena: a Washington il termometro va sotto zero, a Miami arriva a 30 gradi, nella mia valigia ci sono solo maglioni e, se davvero andiamo a Mar-a-Lago… Cosa mi metto? Per fortuna, ho almeno un tacco alto elegante in valigia. Volo dal Dulles Airport a Miami strapieno. Se Washington D.C. è chiusa nel Sunshine State è alta stagione, tutto aperto. Da una parte il lockdown della Capitale e dall’altra la movida dello Stato di Ron DeSantis, il governatore repubblicano di origini italiane.

Ph. Joe Raedle / Getty Images via Afp
Ph. Joe Raedle / Getty Images via Afp

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«Newsmax sarà la prima tv, voglio Fox News»: intervista a Chris Ruddy

di Mario Sechi (agi.it, 25 gennaio 2021)

Un giorno gli storici forse divideranno la nostra vicenda contemporanea in due momenti: prima e dopo Trump. Nel frattempo, siamo immersi in un “durante” che serve a vedere il dopo e decifrare ciò che è successo prima. Trump è amato o odiato, non ci sono vie di mezzo, chi lo insulta e apostrofa come un gaglioffo può esibire il pedigree democratico per stare in società, chi lo adora naturalmente lo fa no limits: tutti gli altri sono “nemici del popolo”. Il risultato è che dal 2016 gli uni e gli altri sbagliano le previsioni su The Donald. Dopo l’invasione di Capitol Hill, gli illusionisti dicono che la storia è (ri)finita e l’America è un grande paradiso no borders, un territorio pacificato, governato dal Partito Democratico di Joe Biden e Kamala Harris, mentre i repubblicani sono in un penoso esilio e Trump è destinato a trascorrere il suo tempo giocando a golf.Newsmax Continua la lettura di «Newsmax sarà la prima tv, voglio Fox News»: intervista a Chris Ruddy

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Addio a Cicely Tyson, prima attrice di colore Oscar alla carriera

di Giulia Turco (fanpage.it, 29 gennaio 2021)

Addio a Cicely Tyson, la prima attrice di colore a vincere, nel 2018, l’Oscar alla carriera. È morta a 96 anni, da quel che si apprende per cause naturali. Lo ha annunciato il suo manager Larry Thompson. Figlia di genitori emigrati dai Caraibi, Cicely Tyson ha portato avanti durante la sua carriera una determinata battaglia morale contro il razzismo nel cinema. Rifiutando di interpretare ogni ruolo che potesse essere denigratorio rispetto alle donne di colore. Consacrata a Hollywood con il suo indimenticabile ruolo in Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, del 1991, la sua carriera affonda le radici nel teatro di Broadway, dove ha sempre portato avanti la causa contro il razzismo e l’ingiustizia sociale nel mondo dello spettacolo.

Michelle Obama via Instagram
Michelle Obama via Instagram

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Trump ha un padre politico: McCarthy

di Sonia Turrini (huffingtonpost.it, 11 gennaio 2021)

Le vicende del Campidoglio del 6 gennaio, tanto prevedibili quanto sorprendenti, sono l’epilogo in una saga che non comincia nel 2016, e non comincia nemmeno con Donald Trump. Era la sera di giovedì 9 febbraio 1952, e il senatore del Wisconsin Joe McCarthy era invitato a parlare al McClure Hotel. Lo storico Jon Meacham riassume il tema del suo discorso in due parole: “American carnage”, massacro americano, le stesse parole usate nel suo discorso inaugurale dal presidente Trump. Le somiglianze fra i due non si fermano certo qui.Trump-McCarthy Continua la lettura di Trump ha un padre politico: McCarthy

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“Quella notte a Miami”: il primo film diretto da Regina King è un manifesto culturale

di Mario Manca (vanityfair.it, 21 gennaio 2021)

Cercare un modo per raccontare la comunità nera senza scivolare nel cliché e nella retorica didascalica è una delle sfide più grande che i cineasti hanno cercato di soddisfare nell’ultimo anno e mezzo, ed è per questo che fa una certa impressione constatare che una di quelle che è riuscita a centrare più degli altri l’obiettivo non sia una regista di professione. Lei è Regina King, vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2019 per il film Se la strada potesse parlare e protagonista della serie di Hbo Watchmen, alla sua prima prova dietro la macchina da presa con un film forte e potente, tratto da una pièce teatrale di Kemp Powers messa in scena nel 2013: si chiama Quella notte a Miami (One Night in Miami), è disponibile su Amazon Prime Video e racconta la notte in cui quattro personaggi neri dell’America degli anni Sessanta si raccontano senza filtri, ponendo l’accento su questioni che ancora oggi continuano ad alimentare discussioni e perplessità.

Prime Video
Prime Video

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