
di Michele Mezza (huffingtonpost.it, 4 gennaio 2026)
La storia si fa nei resort. Da Sharm el-Sheikh, dove furono firmati gli accordi per una pace che non c’è a Gaza, ai saloni di Mar-a-Lago in Florida, da dove è stata monitorata l’irruzione americana a Caracas. Le sedi istituzionali sono il passato.
Del resto la vera vittima di questo scorcio di presidenza Trump è lo Stato, o meglio l’idea che esista uno spazio pubblico come limite della potenza privata. Per la prima volta un’operazione militare americana è stata condotta, seguita e annunciata dalla residenza privata al mare del presidente. Senza nessuna traccia di simboli o emblemi delle istituzioni. Ancora, a più di ventiquattr’ore dall’intervento non si hanno echi né del Congresso, che non è stato minimamente coinvolto né informato, né tantomeno delle opposizioni democratiche. Neanche gli snodi naturali del Pentagono o del Dipartimento di Stato sono entrati in scena.
Solo i principali ospiti del resort – il proprietario Donald Trump, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Guerra Pete Hegseth – ricordano che si tratta di un’operazione del governo americano e non una vendetta di un cartello antagonista a quello che appoggiava Nicolás Maduro. Al confronto l’Operazione Geronimo, nel 2011 – che portò all’individuazione ed esecuzione di Osama bin Laden, seguita con apprensione dalla Situation Room della Casa Bianca dall’allora presidente Barack Obama, che in diretta informò gli alleati e gli organismi parlamentari del Paese –, anche per l’omonimia del nome in codice, sembra risalire a Little Big Horn, con il generale George Custer accerchiato da Toro Seduto.
Non è folklore, né semiologia di risulta. Siamo dinanzi a un punto di non ritorno. Già il famoso assedio a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, durante l’insediamento del presidente Joe Biden, demolì la sacralità della democrazia americana. Oggi viene seppellita ogni aura delle istituzioni, che rimangono ormai come semplice orpello di un potere che non dipende dal mandato popolare ma dalla forza con cui viene esercitato. È questa un’idea precisa e non improvvisata di nuova costituency politica.
Niccolò Machiavelli ci ricordava che i politici si giudicano «più agli occhi che alle mani […]. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’» (Il Principe). Intendeva dai fatti concreti, e non dalle intenzioni proclamate. Qui abbiamo un’inedita identificazione tra fatti e intenzioni. La destra Maga, il secondo Trump per intenderci, non ha fatto mistero della sua mission: chiudere una volta per sempre l’ambiguità di un limite istituzionale al potere della ricchezza e del successo. Lo ha annunciato senza ipocrisie perché proprio su quella linea entrava in sintonia con un popolo rancoroso e frustrato che voleva liberarsi dalla dittatura del talento, delle élites naturali.
Una strategia che è stata poi irrobustita e raffinata dalla visione della tecno-destra, su cui da decenni lavorava un nucleo di finanzieri digitali come Peter Thiel e Marc Andreessen che consideravano le innovazioni tecnologiche come la risposta all’11 settembre, come garanti e motori del potere statunitense. Per questo hanno creato aziende come Palantir, che ottimizza questo legame fra algoritmi e forza militare, o come Google e Facebook, mastodontici rastrelli che raccolgono dati sensibili in tutto il mondo concentrandoli nei forzieri americani.
Come proclamava Elon Musk, bisogna sostituire i dati alle regole. Fatto. Oppure, come ha scritto Thiel: la tecnologia serve a differenziare gli Stati e negli Stati gli uomini tra loro. Fatto. Ora siamo alla soluzione finale: bisogna frantumare ogni barriera alla discrezionalità del proprio potere, convergendo con chi adotta i medesimi meccanismi, come le potenze autocratiche asiatiche. La democrazia è pura burocrazia, e i suoi riti sono ormai contraddittori rispetto alla sicurezza e al benessere di singole aree del mondo. Un resort è più funzionale di un parlamento, oltre che meno noioso. La povera Europa guarda attonita e non favella.
Per misero opportunismo Keir Starmer ed Emmanuel Macron se la pigliano con quell’avventuriero di Maduro, ignorando cosa si stia realmente consumando con il suo rapimento da parte di quel reparto di bagnini della Florida travestiti da Delta Force. E soprattutto, altro punto su cui sarebbe il caso di ragionare anche in Europa, questa nuova governance della tecno-destra, invasata dalla missione salvifica del pianeta che crede d’interpretare, negli Usa come nei Paesi comunitari dov’è al governo, compreso il nostro, dove nessuno è arrossito quando Palazzo Chigi ha parlato di autodifesa americana, non prevede di tornare all’opposizione, anche perché qualora accadesse molti degli ospiti del resort sarebbero trasferiti nello stesso edificio che oggi ospita la coppia presidenziale venezuelana.
Il nodo – lo sappiamo come reminiscenza di una cultura politica vetusta che, tuttavia, continua a funzionare in alcuni suoi spezzoni fondamentali –, il problema non sono i vertici ma sempre le radici, quella forma di consenso rabbioso che ancora si canalizza verso i rivoluzionari di destra. Ancora Machiavelli ci dà un indizio su cui testare uno sforzo di opposizione: «quando uno popolo si conduce a fare questo errore, di dare riputazione a uno perché batta quelli che elli ha in odio, e che quello uno sia savio, sempre interverrà che diventerà tiranno di quella città» (Discorsi).