L’incredibile successo della fanfiction politica generata con l’AI

ViVo Tunes

di Gabriele Niola (wired.it, 13 giugno 2025)

Una delle conseguenze meno prevedibili dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale generativa è il successo della fanfiction politica. Non si tratta di fake news usate per screditare figure politiche, almeno non inizialmente e non primariamente, ma di contenuti spesso dichiaratamente creati con l’AI e altrettante volte dichiaratamente di finzione attraverso disclaimer, il cui obiettivo primario è monetizzare contenuti prodotti rapidamente sfruttando il risalto di certi nomi e l’inclinazione delle persone a infervorarsi per la politica.

La fanfiction politica generata in AI è fatta di trame inventate ma plausibili (più o meno), in cui figure politiche non per forza di primo piano hanno le loro avventure con i media o con la società. Nella maggior parte dei casi sono storie in cui vengono messi in difficoltà dialetticamente, si ribellano e “distruggono” l’avversario di turno, che può essere un altro politico come un presentatore televisivo o un giudice. Tutto è deciso in base a cosa fa più click, e il titolo “X distrugge Y” o “X umilia Y” è sempre una valida scelta.

Un canale buono da cui partire è Mr. Noah Stories che pubblica anche cinque video al giorno, tutti da poco più di un’ora di durata, in cui una voce generata in Intelligenza Artificiale racconta la trama. Le immagini sono quasi sempre fisse, spesso anch’esse generate con AI. I testi invece vengono alle volte da una fanfiction già esistente, che magari coinvolge altre persone e viene ricontestualizzata dall’AI cambiando i nomi, oppure sono generati ex novo. In molti casi le stesse storie sono riutilizzate più volte, con personaggi differenti. Le visualizzazioni aggregate dei video di ogni giorno sono tra le 20 e le 40mila. Sufficienti a sostenere un business dai costi molto bassi, specialmente in Paesi del mondo con costi della vita bassi.

Nonostante la propaganda pro o contro certi politici non sia il fine primario, questa fanfiction comunque esiste e ha un’influenza. Lo sa bene Jasmine Crockett, democratica, rappresentante alla camera per lo Stato del Texas, che è una dei soggetti preferiti: «È evidente che l’algoritmo ama il mio nome e quindi la gente fa molte cose con il mio nome» ha dichiarato a Semafor. Infatti una storia su Michelle Obama insultata da un giudice arrogante, andata molto male (solo 72 views), è poi stata rifatta uguale (un remake!) con Kamala Harris, andando ugualmente male, e quando finalmente è stata associata al ben meno noto nome di Jasmine Crockett ha fruttato qualche migliaio di views. Poi l’hanno riproposta di nuovo con un titolo leggermente diverso ed è andata bene lo stesso. In questo senso, “il mio nome piace all’algoritmo” è effettivamente tutto quello che c’è da dire sulla questione: non c’è un fine politico, ma solo economico.

Crockett ha provato a far rimuovere alcune di queste storie, dalle quali solitamente esce bene, ma è apparsa subito come un’impresa futile. Mr. Noah Stories è un canale YouTube, ma com’è facile immaginare questo tipo di contenuti di bassissima qualità e bassissimo valore produttivo non mancano sui social network; e anzi, visto che la scelta dei soggetti al centro delle storie è figlia della popolarità del loro nome e di quanto piaccia agli algoritmi, essere soggetti a fanfiction politica generata con l’AI è in sé un segno di fama raggiunta. Anche perché, specialmente nel caso di figure politiche non di primo piano come Crockett, è facile che queste produzioni raggiungano numeri superiori ad articoli a loro dedicati pieni di fatti veri.

La produzione in AI, com’è noto, esiste in un territorio grigio, scarsamente regolamentato, e questo tipo di fanfiction che colpisce direttamente i politici sta contribuendo a sveltire i lavori del governo degli Stati Uniti per introdurre una regolamentazione più dura. Non tutti però concordano, proprio perché questo tipo di storie tendono a essere ritratti edulcorati dei politici protagonisti (certo, poi se qualcuno “umilia” o “distrugge” qualcun altro ci devono anche essere un “umiliato” e un “distrutto”, che magari ne sono meno contenti).

Le storie da un’ora sono la versione più complessa e sofisticata, ma a cascata danno origine a immagini e meme, sempre generati in AI, sempre inesistenti e basati sul nulla. Anche qui, il fatto che si tratti di attacchi o ritratti edulcorati non conta, conta solo cosa funziona di più. È una fucina di immagini, situazioni e fantasie che partono dal realistico e sconfinano nel fantasioso, la cui importanza è sempre maggiore e in molti casi è cavalcata dai politici in questione. Il bacino di immagini da cui provengono le foto del Segretario della Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth che riconsegna un portafoglio a un’anziana signora (ma anche qualcosa di segno opposto, cioè Hegseth che combatte un problema di alcolismo) è lo stesso da cui provengono le immagini di Donald Trump vestito da papa o come se fosse un Jedi che Trump e poi l’account della Casa Bianca hanno ripostato e rimesso in circolo. E ovviamente è lo stesso bacino del famigerato video Trump Gaza, in cui s’immagina la Striscia di Gaza trasformata in una meta turistica di lusso con statue d’oro di Trump.

Un altro canale da cui partire però potrebbe essere anche Vivo Tunes, in cui ci sono solo video generati in AI in cui politici e personaggi noti cantano. Di nuovo, si tratta di materiale che viene pubblicato dichiaratamente come generato da AI (e lo è abbastanza evidentemente) e che non mira a fare propaganda, ma a monetizzare i culti. Vivo Tunes è molto focalizzato su contenuti religiosi o simil-religiosi e rivolgendosi a quel pubblico comprende spesso figure di destra con una passione particolare per Barron Trump, il figlio minore di Donald.

Uno dei video più visti è di Barron Trump che canta “I’ll be the next President” e un altro è un toccante duetto con sua madre Melania che, secondo il titolo, si sarebbe svolto agli ultimi Oscar. Meno successo invece ha il duetto di Donald Trump con un ben poco somigliante Elon Musk sulle note immortali di Jesus will make us great again. Una passione tutta particolare l’algoritmo sembra averla per l’unione tra Barron Trump e la principessa Leonor di Borbone-Spagna, siglata cantando a Gerusalemme, a Parigi o in un posto che sembra Taormina e poi lungo tutta una luna di miele cantata. Anche qui le visualizzazioni sono parecchie, nell’ordine dei milioni, come capita nei casi di video musicali, che, per loro natura, vengono riprodotti più volte.

Non è difficile capire come mai Donald Trump abbracci in pieno questo tipo di produzioni, senza farsi grandi scrupoli riguardo la loro provenienza, visto come la presidenza abbia un rapporto libero e selvaggio con la realtà e spesso le preferisca la costruzione di un’altra realtà, tutta propria. L’avvicinamento all’AI è iniziato poco prima di questa seconda presidenza di Trump, a seguito della sua affermazione, durante un confronto diretto con Kamala Harris, che gli immigrati haitiani nell’Ohio stessero mangiando cani e gatti. Quell’instant meme ha dato origine a molte immagini in Ai di cani e gatti supporter di Trump, subito ricondivise da Fox News e abbracciate come parte della sua campagna. Da lì, l’immaginario visivo AI è entrato nel novero dei post di Trump.

Nonostante quindi ogni politico possa scegliere di usarle per i propri fini, ricondividerle e trasformarle in propaganda per sé, queste narrazioni in AI nascono autonomamente, senza un colore politico, e con il fine di cavalcare solo ciò che fa più click o visualizzazioni. Ragione per la quale riguardano principalmente la politica americana e non quella meno seguita di altri Paesi. La cosa più interessante, però, è come lavorare assecondando l’algoritmo porti una parte di questa produzione a valorizzare figure politiche secondarie.

Il secondo nome più amato dagli algoritmi dopo Jasmine Crockett, infatti, è Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca e quindi repubblicana. Il canale Phantom Stories (il cui nome già ne dichiara l’affidabilità) l’ha resa protagonista di diversi video e le immagini modificate per stimolare reazioni che la vedono protagonista sono diventate, in breve tempo, un classico dei social. E nonostante il suo lavoro di portavoce la renda abbastanza nota, questo tipo di produzioni sono molto più influenti, viste e ricondivise delle immagini reali del suo lavoro.

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