Tyrone Mings ha accusato la ministra dell’Interno inglese di aver legittimato gli insulti alla sua squadra

(ilpost.it, 13 luglio 2021)

Un difensore della Nazionale inglese di Calcio, Tyrone Mings, ha criticato la ministra dell’Interno britannica Priti Patel, accusandola di aver contribuito a legittimare il clima politico che ha portato agli insulti razzisti verso i calciatori che hanno sbagliato un rigore nella finale degli Europei contro l’Italia. Mings ha di fatto accusato di ipocrisia la Patel, che in un tweet aveva condannato gli insulti razzisti a Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka (tutti e tre appartengono a una minoranza etnica).

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La vittoria agli Europei è un fatto politico

di Mario Sechi (agi.it, 12 luglio 2021)

Lo sport è una grande officina d’immaginario. Il Calcio è il suo prodotto più sofisticato, il gioco bellissimo. La Nazionale italiana ha vinto la finale dei campionati europei, in casa dei Leoni d’Inghilterra, in un luogo dove si entra in punta di piedi, Wembley, il tempio del football. Abbiamo visto una partita-thriller, il gol inglese al gin ghiacciato, appena usciti dallo spogliatoio, una frustata, il pareggio da biliardo di Bonucci, il possesso di palla schiacciante degli Azzurri, i supplementari e poi la giostra dei rigori con due parate sibilanti come il vento di Gigio Donnarumma, l’uomo elastico.

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Anche la Bulgaria ha il suo Beppe Grillo

di Monica Perosino (lastampa.it, 12 luglio 2021)

Non sono bastati cento giorni per strappare la Bulgaria dall’incertezza, sospesa tra la voglia di lasciarsi alle spalle dieci anni di impero Borissov e i timori di affidarsi alle vaghe promesse del cantante anti-sistema Trifonov. Nemmeno le elezioni anticipate di ieri, necessarie dopo un nulla di fatto lo scorso 4 aprile, dicono in modo chiaro chi dovrà guidare la Bulgaria, con un testa a testa tra il partito Gerb di centrodestra guidato dall’ ex primo ministro Boyko Borissov e il rivale populista C’ è un popolo come questo (Itn) del popolare intrattenitore televisivo e cantante Slavi Trifonov.

Reuters

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“Il portavoce” diventa un film

di Andrea Minuz (ilfoglio.it, 9 luglio 2021)

C’è solo un modo, in Italia, per togliersi il peso di aver partecipato a un reality: darsi al cinema. Il povero Pietro Taricone e Luca Argentero diventarono attori grazie al Grande Fratello, Rocco Casalino diventerà un film. Nel grand tour delle interviste organizzate per l’uscita del suo libro autobiografico, Il portavoce, tornava sempre l’odioso riferimento a quella prima edizione del GF e lui andava su tutte le furie. Evidentemente l’ascesa politica non era bastata. Ci vuole il cinema, avrà pensato Rocco. Eccolo dunque pronto a riannodarsi a tutta la gloriosa tradizione del nostro film civile, Rosi, Petri, Damiani, Casalino.

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Bergoglio e lo scandalo del dolore

di Davide Rondoni (quotidiano.net, 6 luglio 2021)

Il mondo in apprensione per un corpo. Quello del Papa. Era successo anche quando, spudoratamente, Papa Wojtyła appariva macilento, ammutolito e sacro. E poi per Papa Ratzinger, che apparve, prima di quasi celarsi, infragilito e lucente. Il cristianesimo è la fede in un corpo. Non in un’idea. Perciò l’apprensione per il corpo del Papa non è la medesima apprensione per il corpo, che so, di un presidente o di una star. Somiglia, specie per come ne parlano i media. Ma, per i cristiani, è tutt’altra faccenda. È un’apprensione mista a gratitudine. Insomma, è il ripetersi, il rinnovarsi di una questione che non si esaurisce con la ovvia e giusta apprensione per il corpo di un leader.

Ph. Daniel Dal Zennaro / Efe

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Il corpo del Papa e chi lo cura

di Enrico Cicchetti (ilfoglio.it, 5 luglio 2021)

«Sua Santità Papa Francesco è in buone condizioni generali, vigile e in respiro spontaneo», ha garantito il direttore della Sala stampa vaticana. «L’intervento chirurgico per la stenosi diverticolare effettuato nella serata del 4 luglio ha comportato una emicolectomia sinistra ed ha avuto una durata di circa tre ore. Si prevede una degenza di circa sette giorni salvo complicazioni». Il chirurgo che ha operato il Papa al Policlinico Gemelli di Roma — che, per la sua ripetuta frequentazione, Giovanni Paolo II ribattezzò «il Vaticano n. 3», dopo il Palazzo apostolico e la residenza di Castel Gandolfo — si chiama Sergio Alfieri, ha cinquantacinque anni e fino ad oggi ha condotto più di 9mila interventi. E oggi le agenzie battono che il medico proviene dalla «scuola dei chirurghi vicini ai pontefici».

Domenico di Bartolo, “Governo e cura degli infermi”, 1440 (Siena, Spedale di Santa Maria della Scala)

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Politica vs influencer

di Selvaggia Lucarelli (tpi.it, 9 luglio 2021)

Confesso che avevo paura di guardare l’incontro Fedez/Civati/Zan/Cappato perché temevo la sensazione atroce che mi avrebbe permeata in seguito. E in effetti la sensazione che mi permea dopo essermi sorbita un’ora di Fedez è che siamo sempre troppo severi nei confronti di Matteo Renzi. Che è quello che è, senza sconti, ma sa quello che dice, sempre. Il problema insuperabile di Fedez è quello di non sapere mai nulla di quello che dice oltre le quattro cose che gli segnalano le Fiorellino98 sul web o che si appunta sulla mano come in terza elementare e di diffonderle, però, con il piglio del rivoluzionario cubano. Mi ricorda un po’ Flavia Vento quando parlava di animali, che a forza di sentirle dire scemenze pure quando nella sostanza aveva ragione, si finiva per comprare un fucile a canne mozze per impallinare cerbiatti.

Emanuele Fucecchi

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L’arte di combattere per le buone cause senza capirle

di Guia Soncini (linkiesta.it, 8 luglio 2021)

C’è un momento in cui il marito della Ferragni dice «come diceva Montanelli», e io penso ma tu guarda, che apertura mentale, non è più un vecchio porco, razzista e pure pedofilo, è un saggio il cui pensiero è citabile dal club dei giusti – e invece no. È solo che l’intersezionalismo non funziona, almeno non l’intersezionalismo delle sinapsi, quello che mentre la giusta causa del mese è la lotta alla transfobia pretenderebbe tu ti ricordassi di chi era il nemico la settimana in cui la giusta causa era la lotta al sessismo, o quella al razzismo. Ieri, dunque, è andata così.

Instagram

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Fuori dal declino inseguendo un gol

di Riccardo Brizzi (quotidiano.net, 11 luglio 2021)

Le grandi imprese della Nazionale italiana di Calcio e l’entusiasmo che le ha accompagnate hanno spesso rappresentato spartiacque importanti nel nostro immaginario collettivo. Indipendentemente dai regimi politici. Il fascismo strumentalizzò ampiamente i trionfi mondiali del 1934 e del 1938 (e quello nel torneo di Calcio delle Olimpiadi berlinesi del 1936), presentandoli come il simbolo del ritrovato prestigio internazionale dell’Italia. Mussolini d’altronde veniva raffigurato dalla propaganda come “il primo sportivo d’Italia”, e i successi della Nazionale dovevano simboleggiare la fine dell’apatia atletica dell’Italietta liberale e la conferma della superiorità dell’uomo nuovo fascista.

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Non sottovalutate i gesti simbolici

di Marco Gaucho Filippi (risoavaro.blogautore.espresso.repubblica.it, 26 giugno 2021)

Quando Daniel Passarella divenne ct della Nazionale argentina dichiarò, senza il minimo imbarazzo, che non avrebbe mai selezionato giocatori omosessuali, e vietò a tutti i convocati la possibilità di indossare orecchini e sfoggiare capelli lunghi. A Diego Armando Maradona tutto questo non andò giù. D10s non si limitò ad attaccare pubblicamente Passarella, definendolo un retrogrado, una persona con un cervello indietro di un secolo… ma fece di più.

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