Le sorprendenti elezioni in Bulgaria

(ilpost.it, 11 luglio 2021)

Le elezioni di oggi in Bulgaria per rinnovare il Parlamento sono incentrate su due personaggi molto differenti tra loro: uno – Boyko Borisov, primo ministro del Paese per ben tre volte – molto controverso e noto alle cronache europee; l’altro – Slavi Trifonov, cantante, comico e presentatore tv – quasi sconosciuto fuori dai confini nazionali, e considerato come un politico schivo, difficile da decifrare e con un programma di governo quasi inesistente. Dopo le elezioni – le seconde in pochi mesi –, il Parlamento dovrà dare la fiducia a un nuovo governo. Le ultime si erano tenute ad aprile e si erano risolte con un nulla di fatto: nessun partito era riuscito a ottenere abbastanza voti parlamentari per assicurarsi la fiducia.

slavishow.com

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Vittorio Feltri con Fratelli d’Italia, capolista a Milano

(adnkronos.com, 5 luglio 2021)

«Sono estremamente fiera di annunciare che il direttore Vittorio Feltri ha deciso di iscriversi a Fratelli d’Italia e che lo abbiamo convinto a guidare la lista di Fdi alle prossime elezioni amministrative»: lo ha annunciato la leader di Fdi, Giorgia Meloni, nel corso della presentazione del suo libro a Milano. «Conosco Giorgia Meloni da molto tempo, vado d’accordo con lei, non sono appassionato particolarmente di politica, ma quando mi ha chiesto la disponibilità a candidarmi ho detto di sì. Se me lo avesse chiesto qualsiasi altro, non avrei accettato». Dopo l’annuncio di questo pomeriggio, Feltri commenta con l’Adnkronos com’è arrivato a prendere la decisione di iscriversi a Fratelli d’Italia e guidare la lista di Fdi alle prossime elezioni amministrative.

Giorgia Meloni via Twitter

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Censura e piattaforme: Trump dichiara guerra alle Big Tech

di Otto Lanzavecchia (formiche.net, 9 luglio 2021)

«Se lo possono fare a me, lo possono fare anche a voi – e credetemi, lo faranno». Dalle colonne del Wall Street Journal l’ex presidente americano Donald Trump si è lanciato in un durissimo j’accuse contro le Big Tech, le grandi corporazioni tecnologiche americane, e la loro decisione di sospenderlo dalle proprie piattaforme. L’editoriale è apparso giovedì, un giorno dopo la conferenza in cui ha annunciato di aver fatto partire tre class action distinte contro Facebook, Google e Twitter e i rispettivi ceo. Si sta prefigurando un caso di altissimo profilo.

Jialun Deng / The New York Times

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Per Trump, Hitler «ha fatto molte cose buone»

di Massimo Gaggi (corriere.it, 7 luglio 2021)

«Hitler? Ha fatto molte cose buone per la Germania, a cominciare dalla straordinaria ripresa economica degli anni Trenta». Che Donald Trump non si sia mai fatto problemi ad esprimere apprezzamento anche per movimenti di estrema destra apertamente antidemocratici, se non addirittura sovversivi, dai suprematisti bianchi alle marce dei neonazisti in Virginia, era cosa nota. Ma che, sia pure in privato, si sia impegnato in discussioni nelle quali ha difeso il ruolo storico di Hitler rifiutando condanne perentorie del nazismo è una novità che emerge da uno dei tanti libri in arrivo sui quattro anni alla Casa Bianca dell’ex presidente repubblicano: Frankly, we did win this election (La verità è che abbiamo vinto noi le elezioni) del giornalista del Wall Street Journal Michael Bender.

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Il nuovo social del team di Trump è stato facilmente hackerato

di Ilaria Roncone (giornalettismo.com, 6 luglio 2021)

Gettr, il nuovo social di Donald Trump creato a immagine e somiglianza di Twitter, è stato hackerato il giorno stesso del suo lancio. Ed è stato fatto con estrema semplicità, come ha reso noto l’autore. Si tratta dell’utente Twitter @JubaBaghdad, il quale ha fatto un gesto tanto semplice quanto incisivo. I bersagli scelti per l’attacco – che ha avuto luogo domenica 4 luglio, giorno in cui il lancio dell’applicazione è stato formalizzato – sono stati i più importanti nomi tra i repubblicani. Steve Bannon, Mike Pompeo e lo stesso creatore Jason Miller – per citarne alcuni – si sono visti modificare il profilo con l’aggiunta di poche semplici parole: «@JubaBaghdad era qui 🙂 , ^^ Palestina libera ^^».

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La politica, i social e il ddl Zan: quanto pesa il post di un influencer?

di Ruggiero Montenegro (ilfoglio.it, 7 luglio 2021)

La polemica a colpi di hashtag scoppiata ieri sulla legge Zan tra Chiara Ferragni e Matteo Renzi è solo il più recente degli episodi. L’ulteriore certificazione del ruolo sempre più attivo e pervasivo che ricoprono alcuni influencer nella sfera pubblica e politica. Un fenomeno che non si scopre oggi, ma che negli ultimi mesi ha assunto proporzioni più grandi: tra gennaio e giugno sono 5 milioni le persone raggiunte sui social dai messaggi dei personaggi più famosi che hanno detto la loro sulla discussa legge contro l’omotransfobia. La stima arriva da una ricerca firmata Buzzoole. Continua la lettura di La politica, i social e il ddl Zan: quanto pesa il post di un influencer?

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Che schifo, gli influencer

di Guia Soncini (linkiesta.it, 7 luglio 2021)

E venne il giorno in cui l’uomo più impopolare d’Italia s’azzuffò con la coppia più popolare d’Italia. Va detto, a moderazione della di lui hybris, che avevano cominciato quegli altri, come si dice nelle beghe tra bambini delle elementari. Ieri Chiara Ferragni – che mica è scema: si schiera solo dalla parte di cause che aumentino la sua popolarità – ha espresso un pensiero con cui una volta avresti fondato i 5 Stelle e oggi fai tre storie di Instagram (non sponsorizzate, per ora). Il pensiero era: «Che schifo che fate[,] politici» (mi scuso per averle aggiunto la virgola, è stato più forte di me). Continua la lettura di Che schifo, gli influencer

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Raffaella: in morte di un’icona

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 6 luglio 2021)

Raffaella Carrà, la diva della tv che prese il nome d’arte da due pittori, il sublime Raffaello Sanzio e il metafisico Carlo Carrà, è stata una delle poche intrattenitrici italiane a guadagnarsi sul campo il titolo, di questi tempi decisamente abusato, di icona. È tecnicamente un’icona perché la sua immagine, grazie alla televisione di cui è stata non solo vedette ma anche innovatrice, è stata diffusa ovunque per cinquant’anni di storia del nostro Paese. Neanche il più snob e insulare degli intellettuali poteva far finta di non conoscerla. Morta a Roma il 5 luglio 2021, Raffaella Carrà è un’icona perché il suo caschetto biondo e il suo sorriso, rimasti immutati per cinquant’anni, sono diventati una specie di geroglifico.

Mondadori Portfolio via Getty Images

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La Carrà, “diva comunista”

di Nadia Boffa (huffingtonpost.it, 6 luglio 2021)

Una diva comunista che cantava la libertà sessuale. È stata dipinta così Raffaella Carrà dal quotidiano catalano El Periódico in un articolo del settembre del 2020. Secondo il giornale la Carrà è stata in grado di «celebrare una sessualità libera, festosa e traboccante», quando ancora questo tipo di femminilità faceva paura. Quando ancora nessuno ne parlava. El Periódico sottolinea anche come la Carrà sia stata in grado di polverizzare ogni tipo di cliché quando, in un’intervista alla rivista spagnola Interviù, nel 1977, affermava di aver sempre votato per il Partito Comunista Italiano. La Carrà aveva raggiunto una grande celebrità in Spagna e in America Latina.

Ph. Gian Mattia D’Alberto / LaPresse

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