Vivienne Westwood: 80 anni di un’icona punk, ambientalista, ribelle

di Essia Sahli (vanityfair.it, 8 aprile 2021)

Per definire l’impatto di uno stilista nella storia della moda non basta prenderne in considerazione lo stile avanguardista e innovativo, e nemmeno design e qualità sartoriale ineccepibili, per quanto importanti: per diventare un’icona dell’industria bisogna andare ben al di là di essa, radicarsi e segnare un’epoca, un cambio generazionale o una metamorfosi sociale, supportando questi processi – e spesso definendoli – proprio attraverso le creazioni. E colei che, a partire dagli anni Settanta, si è conquistata di diritto un posto nel firmamento dei fashion designer più iconici, è Vivienne Westwood. Che oggi, 8 aprile, spegne ben 80 candeline, e in grande stile: con un videomessaggio al mondo, in diretta da Piccadilly Circus. Per celebrare il suo compleanno, infatti, la designer ha presentato un cortometraggio di 10 minuti in collaborazione con Circa, intitolato Do not buy a bomb.

Ph. Ki Price / Vivienne Westwood Archive
Ph. Ki Price / Vivienne Westwood Archive

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In Italia tutto è commedia, tranne la commedia

di Guia Soncini (linkiesta.it, 2 aprile 2021)

Tutto è commedia, tranne la commedia. Ci ho pensato tutto il giorno, ieri, col compiacimento di chi ha scoperto la legge fondativa dell’Italia del 2021, e con lo scorno di chi ci ha messo tre mesi ad accorgersene: tutto è commedia, tranne la commedia. È la risposta alla domanda che su queste pagine credo d’aver fatto in un centinaio o giù di lì d’articoli: questa cosa che la realtà rubi il lavoro agli sceneggiatori, questo sorpasso continuo della cronaca sulla fantasia, questa quotidianità che ci fa sospirare «dov’è Monicelli, dov’è Risi», questa roba qui è un bene o un male? È commedia il comandante che vende segreti ai russi per meno di quello che un’influencer prende per promuovere una barretta dietetica. È commedia la moglie del comandante, psicoterapeuta disegnata per dimostrarci che non solo in Beautiful, non solo in Billions, non solo in The Undoing: anche nella realtà di Pomezia ci sono psicoterapeute che non capiscono nientissimo di quel che succede in casa loro, figuriamoci nelle vite dei pazienti.

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Donald e Melania Trump si offrono come “ospiti speciali” per compleanni, matrimoni, video di auguri e condoglianze

di Clarissa Valia (tpi.it, 2 aprile 2021)

Donald Trump fa il suo ritorno in scena in un modo alquanto particolare. Dopo essere stato estromesso da Facebook e Twitter e, soprattutto, dalla Casa Bianca, l’ex presidente degli Stati Uniti dal suo quartier generale di Mar-a-Lago in Florida ha lanciato un nuovo sito web: 45office.com. Il sito del tycoon tra le varie sezioni ne prevede una alquanto curiosa. Su 45office.com si possono infatti “prenotare” Donald Trump e la moglie Melania come ospiti speciali per eventi privati come compleanni o matrimoni. “Gli utenti interessati ad avere Donald J. Trump o Melania Trump come ospiti di un loro evento, sono invitati a compilare un modulo on line”, si legge sul sito.

45office.com
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Francesco De Gregori, i 70 anni del principe dei cantautori

di Antonella Nesi (adnkronos.com, 2 aprile 2021)

Francesco de Gregori, il “principe” dei cantautori italiani, compie domenica 70 anni e quasi 50 di carriera, visto che il suo primo album, Theorius Campus, scritto con l’amico degli esordi Antonello Venditti, è datato 1972. Nato a Roma il 4 aprile 1951, De Gregori aveva iniziato già nel 1969 a esibirsi al Folkstudio di Trastevere, cimentandosi in cover di Leonard Cohen e soprattutto di Bob Dylan, con cui instaurerà un rapporto di stima reciproca e a cui l’artista romano ha dedicato più di un lavoro discografico. Il titolo del primo album solista di De Gregori è Alice non lo sa. L’album esce nel 1973, ben trainato dalla partecipazione di De Gregori a Un disco per l’estate con la canzone Alice. Sebbene il pezzo si classifichi all’ultimo posto, il disco divide la critica tra chi lo trova troppo ermetico e chi ne apprezza la poesia e la scrittura (tra i brani del disco un capolavoro come La casa di Hilde).

Ph. Yuri Colleoni / Kikapress
Ph. Yuri Colleoni / Kikapress

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La Bielorussia non parteciperà all’Eurovision

(ilpost.it, 29 marzo 2021)

Dopo settimane di negoziati il comitato organizzatore dell’Eurovision, il noto festival musicale europeo, ha squalificato la Bielorussia dall’edizione 2021. Il comitato organizzatore, cioè l’Unione Europea di Radiodiffusione (Ebu), lo ha annunciato con un comunicato pubblicato venerdì sul sito dell’Eurovision. Nel comunicato si legge che la canzone bielorussa sottoposta per partecipare al festival – la seconda, dopo che la prima era stata respinta per lo stesso motivo – «viola le regole che assicurano che il festival non sia strumentalizzato» dal punto di vista politico. La Bielorussia non sarà sostituita da alcun Paese. Dall’estate del 2020 sono in corso in Bielorussia estese proteste contro il regime del presidente Aljaksandr Lukašėnka, che governa in maniera autoritaria dal 1994. Le proteste erano iniziate subito dopo le elezioni del 9 agosto, quando Lukašėnka aveva sostenuto di aver ottenuto un improbabile 80 per cento dei voti.belarus-2021-galasy-zmesta Continua la lettura di La Bielorussia non parteciperà all’Eurovision

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A Minsk la resistenza passa dal look

di Anna Zafesova (ilfoglio.it, 27 marzo 2021)

La rivoluzione è già in corso e le ragazze di Minsk sanno cosa mettersi. Le nuances Pantone della stagione politica 2020-21 sono il rosso e il bianco, i colori della bandiera della Bielorussia indipendente, quella sotto la quale Aljaksandr Lukašėnka era entrato in carica nel 1994, per poi sostituirla con il vessillo rosso e verde della Bielorussia ancora sovietica. Da allora, il dittatore vede bianco e rosso ovunque, e oggi si rischia di venire arrestate per una sciarpa. O un ombrello bianco con scritte rosse. Per un braccialetto di gomma o un nastrino legato al polso. Perfino per un rossetto. In una rivoluzione che vede le donne in prima fila, la surreale frontiera della resistenza al totalitarismo passa dal look, e dai colori. Da quando, nell’agosto scorso, il Paese è sceso in piazza contro Lukašėnka, la bandiera bianca con al centro la striscia orizzontale rossa è stata proclamata dal regime “estremista” e “fascista”.

Ansa
Ansa

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Dopo Norvegia e Olanda, è il turno della Germania: i Mondiali in Qatar diventano un caso politico

di Andrea Distaso (calciomercato.com, 29 marzo 2021)

Il mondo del calcio fa sentire la propria voce in difesa dei diritti umani. L’inizio del cammino di qualificazione ai Mondiali del 2022, che saranno disputati in Qatar ed eccezionalmente nel periodo invernale, ha rappresentato l’occasione di dare grande risalto alle denunce portate avanti da anni dalle associazioni internazionali che hanno posto l’accento sulle gravi violazioni compiute negli Emirati. In particolare, sulla morte di circa 6.500 operai coinvolti negli ultimi undici anni nella realizzazione degli impianti che ospiteranno la manifestazione. Un grave atto d’accusa lanciato per primi dal quotidiano inglese Guardian e da Amnesty International e che ha smosso le coscienze di alcune delle federazioni calcistiche più importanti.1_Norvegia_Qatar_2022 Continua la lettura di Dopo Norvegia e Olanda, è il turno della Germania: i Mondiali in Qatar diventano un caso politico

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La Marina Militare sta celebrando attacchi e battaglie del regime fascista

(ilpost.it, 29 marzo 2021)

Da alcuni giorni la Marina Militare italiana sta celebrando sui social network e sul suo sito attacchi e battaglie navali compiuti durante la Seconda guerra mondiale dal regime fascista contro la Grecia, che fu aggredita e invasa unilateralmente benché fosse neutrale. Il 26 marzo la Marina Militare ha celebrato l’80° anniversario dell’attacco alla Baia di Suda, a Creta, in cui la X Flottiglia MAS, unità d’assalto della Marina italiana, affondò l’incrociatore britannico inglese York e danneggiò la petroliera norvegese Pericles, che in seguito affondò. Il 29 marzo la Marina ha celebrato un altro anniversario di un attacco fascista, gli ottant’anni della Battaglia di Capo Matapan, combattuta sempre in Grecia, a Sud del Peloponneso, tra l’isola di Gaudo e Capo Matapan.

@ItalianNavy via Twitter
@ItalianNavy via Twitter

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L’attentato a Ronald Reagan, quarant’anni fa

(ilpost.it, 30 marzo 2021)

John Hinckley ci mise meno di due secondi a sparare tutti i sei colpi della sua calibro .22 contro il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan: era il 30 marzo 1981, quarant’anni fa. Reagan aveva preso l’uscita secondaria per lasciare l’Hotel Hilton di Washington D.C., dove aveva tenuto un discorso, e stava percorrendo un breve tratto a piedi per raggiungere la sua limousine blindata. C’era una piccola folla nei pressi della limousine, e Reagan era circondato da un folto gruppo di persone, tra cui il portavoce Jim Brady e alcuni agenti di polizia e del Secret Service (l’agenzia federale che si occupa, tra le altre cose, della protezione del presidente e della sua famiglia). Hinckley, inizialmente, non aveva linea di tiro per colpire Reagan.

Ph. Ron Edmonds / Ap
Ph. Ron Edmonds / Ap

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