Salvini e Letta divisi anche sul look

di Federica Mochi (adnkronos.com, 25 luglio 2022)

Quelli del Pd non sudano, dice Matteo Salvini. Ed Enrico Letta che fa? In tv replica sibillino: «Non pensavo fossimo già a questi livelli». In questo botta e risposta da inizio campagna elettorale a dividere i due leader di partito non è solo il sudore, ma anche la differenza di look con i quali si presentano agli elettori. Formal suit del perfetto uomo delle istituzioni, abito grigio e camicia celestina per il segretario dem. Calzoncini, polo colorate, camicia di lino e scarpe di tela per il leader della Lega. E se è vero che l’abito non fa il monaco, non è certo un caso che il leader del Pd sia sempre impeccabile in fatto di stile. Salvini sui look incassa spesso colpi, certo, ma in quanto a mise camaleontiche non risparmia fendenti. E, alla fine, veste sempre come vuole. Divisi, i due, lo sono non solo sulle idee ma anche sugli abiti, come il giorno e la notte.

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Djokovic è pronto per la politica

di Stefano Cagelli (linkiesta.it, 20 luglio 2022)

«Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti, un Nole». Nole sarebbe Novak Djokovic, uno dei più grandi tennisti della storia, uno dei più grandi atleti slavi della storia, uno dei più controversi campioni della storia. Quella che abbiamo riadattato è una frase iconica dei tempi della Jugoslavia unita e al posto di “Nole” c’era ovviamente “Tito”, il nome con cui era noto Josip Broz, presidente a vita della Repubblica Socialista Federale. Un’espressione che faceva capire immediatamente come un tale crogiuolo di popoli e culture fosse tenuto insieme quasi esclusivamente dall’adorazione quasi trascendente per il capo e dalle politiche dittatoriali con cui il segretario generale del Partito Comunista jugoslavo soggiogava i suoi “sudditi”. Cosa c’entra tutto questo con Djokovic?

Ph. Alastair Grant / Ap

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Musk, Twitter e quei bot che tutti fanno finta di non vedere

di Omar Kamal (huffingtonpost.it, 19 luglio 2022)

La storia è nota. Elon Musk, 51enne visionario proprietario di Tesla oltre che dell’azienda aerospaziale statunitense SpaceX, si è innamorato di un giocattolo il cui nome è Twitter. Il giocattolo in questione, il social media di microblogging, è stato creato dall’informatico e imprenditore Jack Dorsey: il suo primo tweet “just setting up my twttr”, datato 21 marzo 2006, è stato venduto nel metaverso come nft per la cifra record di 3 milioni di dollari che lo stesso Dorsey ha devoluto in beneficenza. Twitter — nato nel 2006 — conquista da subito milioni di persone sparse in tutto il mondo e il suo motore, in principio di soli 140 caratteri, appare inarrestabile: così, in molti, se ne innamorano perdutamente. Musk se n’è innamorato, ma non è stato il solo: la sola differenza è che Musk (rispetto ad altri) ha fatto un’offerta reale di 44 miliardi di dollari per comprare Twitter, ovvero 54,20 dollari per azione.

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Ghali ha comprato una rescue boat per salvare vite nel Mediterraneo

(rollingstone.it, 19 luglio 2022)

«Mi sono comprato una barca», scrive Ghali su Instagram. Non è una barca a vela per andare in vacanza, ma un’imbarcazione ausiliare per la Mare Jonio, nave di Mediterranea Saving Humans che opera nel Canale di Sicilia salvando vite degli immigrati che tentano la traversata dalle coste africane all’Italia. «Il rap è una musica che ha come centro la rivalsa, che è un concetto prima individuale e poi collettivo», scrive Ghali nel darne notizia. «Per me questo è fare la cosa più rap che ci sia». L’imbarcazione si chiama Bayna, come il pezzo che apre l’album di Ghali Sensazione Ultra. «Fin da bambino» scrive Ghali «questo è un argomento sempre presente nella mia vita, amici, cari e parenti sono stati colpiti e traumatizzati da quello che succede ogni giorno nel Mediterraneo. Ogni anno muoiono centinaia di persone in mare, si stima che siano morte circa 850 persone solo dallo scorso gennaio, e che circa 16mila siano stati illegalmente respinti in Libia».

Ph. Mr Wattson

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“Irrelevant”, il nuovo singolo di Pink

(ilquotidianoitaliano.com, 19 luglio 2022)

Alecia Beth Moore, in arte Pink, è tornata con un nuovo brano inedito. Si chiama Irrelevant ed è disponibile su tutte le piattaforme streaming dal 15 luglio. La cantautrice e attrice, reduce da un successo di 40 milioni di album venduti e 70 milioni di singoli in tutto il mondo, si è sempre distinta per l’interesse ai temi sociali. Il singolo Irrelevant ha un significato importante, che invita i suoi ascoltatori a difendere la propria libertà di parola e il diritto di espressione. Il tema centrale della canzone è l’importanza dell’ascolto attivo e del rispetto di qualunque opinione. Come la stessa Pink afferma nel ritornello “potrebbe essere irrilevante, insignificante” ma il pensiero di qualunque persona non può essere ignorato e non deve essere giudicato. Per questo utilizza il riferimento al passaggio nel Vangelo “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”, sottolineando l’importanza di non alimentare il pregiudizio razziale o comportamenti di odio ingiustificato verso le minoranze.

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«Hasta la vista, baby!»: così ha salutato Boris Johnson

(ilpost.it, 20 luglio 2022)

Il primo ministro britannico dimissionario Boris Johnson ha tenuto mercoledì il suo ultimo discorso davanti al Parlamento: con fare piuttosto spigliato, nonostante il modo turbolento in cui è stato costretto a dimettersi un paio di settimane fa, Johnson ha fatto alcune raccomandazioni al primo ministro che governerà dopo di lui e poi, prendendo a prestito una frase dal film Terminator 2 ha salutato dicendo: «Hasta la vista, baby!». Johnson rimarrà ancora primo ministro per tutta l’estate, ma quella di mercoledì era la sua ultima apparizione in Parlamento (ha partecipato all’equivalente del nostro “question time”) prima che l’assemblea cominci la pausa estiva. All’inizio di settembre, poi, dopo primarie interne al Partito Conservatore, sarà scelto il suo successore per la leadership del partito e per la carica di primo ministro.

Afp

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«Avete studiato la storia?». Il celebre incontro tra Stalin e Ėjzenštejn

di Giacomo Galanti (huffingtonpost.it, 2 maggio 2022)

«Avete studiato la storia?». «Più o meno». Comincia così il celebre incontro al Cremlino tra Iosif Stalin e Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. È l’inizio del 1947 e il grande regista russo sta preparando il secondo episodio della trilogia su Ivan il Terribile. Si tratta dell’ultimo film che girerà. I tempi dei capolavori come La corazzata Potëmkin e Ottobre sono lontani. Quando addirittura, per un momento, durante un suo viaggio negli Stati Uniti, sembra possa iniziare una carriera a Hollywood su richiesta della Paramount. Ma non se ne fa nulla. Ėjzenštejn torna in patria, e attraversa il periodo delle purghe e del terrore staliniano. Tuttavia, il dittatore sovietico nei confronti del maestro prova una specie di stima. Se così non fosse difficilmente Ėjzenštejn sarebbe riuscito a terminare qualche anno prima, in piena seconda guerra mondiale, il primo episodio della trilogia. Anche con un dispendio di risorse non da poco.

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Per capire il destino dei 5 Stelle bastavano gli outfit

di Giulio Silvano (ilfoglio.it, 12 luglio 2022)

Dove son finiti i tempi in cui la sinistra si criticava perché troppo elegante, gli anni in cui Fausto Bertinotti veniva lapidato per un maglioncino di cachemire (che si difese dicendo “era usato!” e poi iniziarono a regalargliene, anche le operaie, per solidarietà o sberleffo). I tempi in cui lo spin doctor di François Mitterrand, Jacques Séguéla, consigliava al futuro presidente di mettersi degli abiti un po’ più stropicciati, un po’ più consunti, per avere il favore del popolo in campagna elettorale, riservando l’eleganza formale (che gli donava eccome) solo a certe occasioni, come le nozze di Carlo e Diana. Con il nuovo turn-out elettorale in Francia, i membri del nuovo gruppo Nupes sono arrivati al Palais Bourbon un po’ troppo casual, tanto che il sociologo Mathieu Bock-Côté ha detto: “Non ci si presenta in maniche di camicia all’Assemblée Nationale”, così come “non ci si presenta in bermuda e infradito a un colloquio di lavoro”.

Ph. Alessandro Di Meo / Ansa

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Libri come accessori

(ilpost.it, 25 aprile 2022)

Qualche giorno fa, in un articolo del New York Times, il giornalista Nick Haramis ha raccontato che a Los Angeles si parla dell’esistenza di un professionista che i personaggi famosi pagherebbero per scegliere al posto loro i libri da leggere, o meglio: quelli con cui comparire in pubblico e farsi fotografare, indipendentemente che li si legga o no. Il compito del o della “book stylist” non sarebbe infatti di consigliare delle letture ma di trattare i libri come fossero vestiti, borse e gioielli, come degli accessori insomma, da accordare alla celebrità o all’influencer in questione. Al momento non si sa chi si serva del suo aiuto – scoprirlo rovinerebbe il senso del suo lavoro – e, scrive Harris, la sua identità «come nei finali più inquietanti della letteratura, rimane un mistero». Non è certo la prima volta che i libri sono trattati solo dal punto di vista estetico o per suggerire una certa idea intellettuale di sé: per esempio, i professionisti a cui rivolgersi per riempire la libreria di casa in base alle tonalità del soggiorno esistono già.

Mega / Tmz

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