Elezioni in Uganda: la sfida del cantante reggae Bobi Wine al presidente Museveni in carica dal 1986

di Angelo Romano (valigiablu.it, 17 gennaio 2021)

Il presidente uscente Yoweri Museveni è stato dichiarato vincitore delle elezioni in Uganda e si avvia a iniziare il suo sesto mandato consecutivo. Secondo i dati diffusi dalla commissione elettorale ugandese, Museveni ha ottenuto il 5,85 milioni di voti (il 58,64%), oltre 2 milioni di voti in più del suo principale avversario, Bobi Wine, votato da 3,48 milioni di persone (il 34,83%). L’affluenza alle urne è stata del 52%. In un discorso alla nazione sulla tv di Stato, Museveni ha ringraziato i suoi sostenitori e li ha esortati a evitare atti di violenza.

Ph. Ronald Kabuubi / Ap
Ph. Ronald Kabuubi / Ap

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Anche Macaulay Culkin vuole rimuovere Donald Trump da “Mamma, ho riperso l’aereo”

di Paolo Armelli (wired.it, 14 gennaio 2021)

Non è proprio un buon periodo per Donald Trump: dopo aver fatto convergere tutti i commentatori politici contro di sé per aver aizzato gli attentatori di Capitol Hill, essere stato bannato da qualsiasi social network esistente ed essere diventato il primo presidente degli Stati Uniti ad affrontare due volte il processo di impeachment, ecco che sul suo cammino irrompe un’altra probabile rimozione. In molti, infatti, stanno chiedendo on line che il presidente uscente venga rimosso anche da Mamma, ho riperso l’aereo, il sequel del cult degli anni Novanta Mamma, ho perso l’aereo. Nel film l’allora chiacchieratissimo imprenditore faceva la sua comparsa in un breve cameo, dando un’indicazione al protagonista Kevin McCallister all’interno del lussuoso Plaza Hotel di New York (all’epoca di sua proprietà).MacaulayCulkin_DonaldTrump Continua la lettura di Anche Macaulay Culkin vuole rimuovere Donald Trump da “Mamma, ho riperso l’aereo”

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Il video di Arnold Schwarzenegger che dice ai trumpiani cosa pensa di loro

(esquire.com, 11 gennaio 2021)

Ha un po’ il sapore del cinecomic il duello virtuale andato in scena fra Donald Trump e Arnold Schwarzenegger; ma d’altronde, in un’epoca in cui la democrazia è messa a rischio dall’ex conduttore di The Apprentice, non stupisce che le forze del bene siano rappresentate da Terminator. Schwarzy ha infatti pubblicato un video di sette minuti in cui attinge al suo vissuto personale per ammonire la nazione circa la gravità della situazione. Bandiera statunitense da una parte, californiana dall’altra, in un setting scenografico completo di musica teatrale drammatica di sottofondo, Schwarzenegger ha commentato gli avvenimenti della settimana scorsa con un atteggiamento molto compito, sganciando subito un messaggio molto forte.Schwarzenegger_Conan_Trump Continua la lettura di Il video di Arnold Schwarzenegger che dice ai trumpiani cosa pensa di loro

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L’assessora di Fratelli d’Italia in Veneto che canta “Faccetta nera” alla radio

di Giulio Cavalli (tpi.it, 11 gennaio 2021)

L’ultimo è stato Guido Crosetto, giusto oggi, che in un’intervista dice “noi con il fascismo abbiamo già fatto i conti a Fiuggi, all’epoca di AN”. In Fratelli d’Italia è tutta una corsa a dire e non dire, ad affermare e smentire, a prendere le distanze e poi rituffarsi: del resto per loro il fascismo è un qualcosa di cui si deve sentire solo il profumo, quanto basta per non perdere quei voti e in modo abbastanza furbo da non esser attaccabili. Un equilibrio ipocrita e precario che poi ovviamente viene smentito appena si gratta poco poco la superficie. Come è accaduto con l’assessora all’Istruzione (badate bene: all’Istruzione) della Regione Veneto Elena Donazzan, ovviamente di Fratelli d’Italia.Faccetta_nera_Donazzan Continua la lettura di L’assessora di Fratelli d’Italia in Veneto che canta “Faccetta nera” alla radio

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Per Umberto Tozzi non c’è “Gloria” nello staff di Trump che utilizza il suo pezzo prima dell’assalto a Capitol Hill

di Ilaria Roncone (giornalettismo.com, 10 gennaio 2021)

Umberto Tozzi si dissocia dall’utilizzo della canzone Gloria prima dell’assalto a Capitol Hill, con i figli di Donald Trump e tutto il suo staff ripreso sulle note della canzone. Melodia che è stata ampiamente utilizzata da Trump e dai suoi: anche mercoledì 6 gennaio – appena prima dell’assalto al Congresso – durante il comizio risuonavano le note della nota canzone del cantante italiano, diffusa tramite altoparlanti. Umberto Tozzi ha deciso di dissociarsi apertamente e pubblicamente dal fatto con un video su Twitter, e sui social sceglie di prendere posizione sulla questione sia in Italiano che in Inglese.Tozzi_Gloria_Trump Continua la lettura di Per Umberto Tozzi non c’è “Gloria” nello staff di Trump che utilizza il suo pezzo prima dell’assalto a Capitol Hill

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L’ossessione di Renzi: ricorda i social 13 volte in 15 minuti

di Ilaria Roncone (giornalettismo.com, 13 gennaio 2021)

Ben 13 volte in 15 minuti. Sarà che è la critica sulla base della quale Matteo Renzi ha fondato il suo ragionamento e il ritiro della fiducia a Giuseppe Conte, ma nel suo one man show Renzi ha detto social, nomi di social o parole legate a questo ambito per 13 volte in 15 minuti. Considerato che il primo minuto di collegamento è stato per chiedere scusa del ritardo, contiamo su una media di quasi una volta al minuto. Et voilà, ecco la misura dell’ossessione di Renzi per i social network e per la popolarità che Conte ha acquisito in questi mesi di pandemia – quasi come se rosicasse.Renzi_vs_social Continua la lettura di L’ossessione di Renzi: ricorda i social 13 volte in 15 minuti

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Renzi fa dimettere le ministre perché «la crisi non si risolve con la popolarità sui social»

di Gianmichele Laino (giornalettismo.com, 13 gennaio 2021)

«Nell’affermare la fiducia incrollabile nel presidente della Repubblica, noi pensiamo che si debbano affrontare i tre punti cardine che le ministre e il sottosegretario hanno scritto al presidente del Consiglio. La crisi non si risolve con un tweet e con una stories su Instagram, questo è populismo». Matteo Renzi – dopo aver utilizzato una tecnica à la Conte per la sua conferenza stampa (annunciata per le 17:30 e iniziata per le 18:15) – ha deciso di far dimettere le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, oltre al sottosegretario Ivan Scalfarotto.

Ph. Ettore Ferrari / LaPresse – Pool Ansa
Ph. Ettore Ferrari / LaPresse – Pool Ansa

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Salvini s’iscrive a Parler, poco dopo Parler è off line

di Lucio Fero (blitzquotidiano.it, 11 gennaio 2021)

Matteo Salvini si è iscritto a Parler. Forse un gesto di protesta contro Facebook giudicata sinistrorsa e contro Twitter giudicata mondialista, comunque contro le piattaforme forse ora giudicate nemiche del popolo. O forse quello di Salvini è un gesto di omaggio e solidarietà a Donald Trump che sulla stessa piattaforma, Parler appunto, si vede ospitato dopo che Facebook, Twitter e Amazon e tutti gli altri di quello che deve essere oppressivo pensiero unico hanno tolto dalle mani di Trump l’arma social. Tolta per evidenti motivi di ordine pubblico e salute pubblica. Il caso vuole che il giorno dopo l’iscrizione di Salvini, Parler sia stato messo off line.Salvini_Parler Continua la lettura di Salvini s’iscrive a Parler, poco dopo Parler è off line

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Harry e Meghan dicono addio ai social

di Antonello Guerrera (repubblica.it, 10 gennaio 2021)

Il tormentato rapporto di Harry e Meghan con i social network sembra essersi concluso. Perché, secondo l’informato Sunday Times, i duchi del Sussex, scappati in America, avrebbero detto definitivamente addio a Facebook e Twitter. Anche l’account Instagram @SussexRoyal non posta nuovi contenuti da mesi. Il motivo sarebbe “l’odio contro i due sui social media”, qualcosa che Harry e Meghan hanno spesso sottolineato negli ultimi tempi. L’ex attrice americana ha più volte denunciato di essere attaccata quotidianamente on line, con continue offese razziste e sessiste.

Ansa
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Due Americhe e la messa al bando della ragione

di Mario Sechi (agi.it, 10 gennaio 2021)

La crisi americana è una matrioska, quella più grande ha la faccia di Donald Trump, ma al suo interno ci sono altre bamboline che sono pronte a bussare alla porta di tutti. La colpa di Trump è quella di non aver mai tenuto conto di una verità che la Storia offre gratis a tutti: la massa ha un limite di manovra per qualsiasi leader carismatico, superato quello, diventa ingovernabile, assume una propria fisionomia e diventa “muta di guerra” (Elias Canetti, Massa e potere). La sua responsabilità politica è evidente, non è una questione di intenzionalità o meno – il fatto è squadernato –, si tratta dell’incapacità di Trump di leggere (e reggere) il contesto del 6 gennaio scorso: il conteggio dei voti in Georgia, la seduta del Congresso per la certificazione dell’elezione di Joe Biden, la manifestazione degli elettori di Trump sull’Ellipse di fronte alla Casa Bianca. Tre scenari, due Americhe.

Afp
Afp

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