Tatuaggi, inni (e insulti). Le celebrità si schierano sull’indipendenza scozzese

di Giuseppe Sarcina («Corriere della Sera», 24 luglio 2014)

LONDRA – James Bond, nella sua versione più classica, è a favore. J.K. Rowling, la creatrice di Harry Potter, è contro. Per la rockstar David Bowie deve essere no, assolutamente no. Per la popstar Annie Lennox, forse sì, non sa ancora bene, ci vuole pensare. Il 18 settembre in Scozia si vota per l’indipendenza, per continuare la convivenza con Londra, che dura dal 1707; oppure per diventare uno Stato indipendente, sicuramente con un’altra bandiera, probabilmente con un’altra moneta. Poche settimane fa il settimanale Economist osservava che la situazione è surreale. L’elettorato del Regno Unito si trova di fronte una scelta potenzialmente traumatica, eppure non ci sono segnali di forte mobilitazione. Nelle piazze non si vedono cortei di «secessionisti» o di «unionisti». Il tema non pare, almeno per ora, infiammare l’opinione pubblica. In compenso ci sono le star. Continua la lettura di Tatuaggi, inni (e insulti). Le celebrità si schierano sull’indipendenza scozzese

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I tweet delle star che scatenano l’ira dei fan

di Enrico Caporale (lastampa.it, 30 luglio 2014)

Mentre le diplomazie faticano a trovare un accordo per il cessate il fuoco a Gaza, i vip scendono in campo e, ovviamente, si schierano. Ieri alcuni artisti spagnoli (tra cui il regista Pedro Almodóvar, l’attore Javier Bardem e l’attrice Penélope Cruz) hanno firmato un appello in cui viene chiesto a Israele di interrompere subito i raid, definendo l’offensiva nella Striscia un «genocidio». «La popolazione di Gaza – si legge nella lettera – sta vivendo giorni terrificanti e la comunità internazionale non fa niente». Due giorni fa Zayn Malik, musicista anglo pakistano degli One Direction (la band britannica che ha fan in tutto il mondo) era finito nella bufera per un tweet. È bastato condividere l’hashtag #FreePalestine con i suoi 13 milioni di follower e in Rete si è scatenato l’inferno. Continua la lettura di I tweet delle star che scatenano l’ira dei fan

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Anche le regine nel loro grande si ritoccano

Il caso limite è Letizia, neosovrana di Spagna: naso, mento, occhi, seno. Risultato: al 41 per cento dei sudditi piaceva di più prima

di Laura Laurenzi («Il Venerdì di Repubblica», 4 luglio 2014)

Non è una novità che le regine, specie se ex borghesi, bussino alla porta del chirurgo estetico, ma quello di Letizia di Spagna è un caso limite. È certamente ritoccata – ma lo ha fatto per raggiunti limiti di età – la regina Silvia di Svezia; ed è ritoccata, le labbra, il naso, Charlene di Monaco, che si è rifatta (non ce n’era alcun bisogno) addirittura prima del matrimonio. La neosovrana di Spagna, e non da oggi, sta attraversando una sua personale metamorfosi: prima una limatina al naso considerato quasi aquilino, poi un’altra limatina al mento, un po’ troppo volitivo, infine un minilifting in zona occhi e per concludere, si dice, un colpo di bacchetta magica al seno.Rania-Letizia Continua la lettura di Anche le regine nel loro grande si ritoccano

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First lady e modella (con figlia), Angelica fa discutere il Messico

Sono un caso le foto sexy della moglie del presidente

di Paolo Valentino («Corriere della Sera», 28 giugno 2014)

NEW YORK – Quando nel febbraio 2009, al primo discorso sullo stato dell’Unione di Barack Obama, la moglie Michelle si presentò al Congresso con un elegante vestito di Narciso Rodriguez, che ne lasciava interamente scoperte le lunghe braccia, furono in molti in America a storcere il naso con disapprovazione. Abbigliamento inappropriato, poco rispetto per le istituzioni, troppa frivolezza modaiola, furono i commenti dominanti. Eppure, a dispetto di tanti riflessi bacchettoni e in alcuni casi apertamente sessisti, il principio affermato dalla First lady si rivelò vincente: «Se ho voglia di andare a sentire mio marito scollata, continuerò a farlo», fu il suo commento. Cosciente o no, Michelle Obama aveva aperto il varco a una diversa iconografia e a una nuova auto-percezione delle donne di potere.Marie_Claire Continua la lettura di First lady e modella (con figlia), Angelica fa discutere il Messico

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Robert Redford vince battaglia contro la macellazione dei cavalli

(lazampa.it, 9 ottobre 2013)

Robert Redford e i gruppi animalisti hanno vinto la prima battaglia per risparmiare la vita ai cavalli selvaggi delle riserve Navajo: il presidente della Nazione Navajo Ben Shelly ha cambiato posizione e rinunciato a chiedere, almeno per ora, l’abbattimento delle mandrie che, a giudizio di molti della sua tribù, danneggiano le coltivazioni. L’accordo annunciato oggi è frutto della mediazione di Bill Richardson, l’ex governatore del New Mexico: al centro dell’intesa è la raccomandazione al governo federale a far di più per aiutare i pellerossa Navajo a contenere le decine di migliaia di cavalli selvaggi che pascolano liberi sulle loro terre e che, secondo le stime di Shelly, costano alla Nazione Navajo 200mila dollari l’anno (circa 150mila euro) in danni alle proprietà e ai campi. Continua la lettura di Robert Redford vince battaglia contro la macellazione dei cavalli

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La prossima volta mettete il Cardinale Sepe in scaletta

di Alessandro Chetta (http://napolitans.corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 28 giugno 2014)

«Non sono andato al funerale di Ciro Esposito perché era prevista un’altra scaletta, a causa del rito evangelico» (video). È la frase clou pronunciata dal Cardinale Sepe per giustificare – sì, gli è stato chiesto il motivo, giusto per sapere, sua Eminenza – la mancata presenza alle esequie di Scampia. La presenza fisica, di testimonianza, e non solo in spiritu è fortemente simbolica, vale più delle parole. Scaletta poi è un termine da concerto pop. Forse, la freddura viene spontanea, l’arcivescovo credeva che in piazza Grandi Eventi si esibisse Nino D’Angelo? Continua la lettura di La prossima volta mettete il Cardinale Sepe in scaletta

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Un nuovo ruolo per Clooney: Governatore della California

Pressing dei democratici per candidarlo alle elezioni del 2018

di Francesco Semprini («La Stampa», 7 giugno 2014)

I presupposti ci sono tutti, impegno sociale e politico, bella presenza, una «certa» padronanza della scena. E soprattutto la cornice, ovvero la California, lo Stato americano che più di ogni altro si è lasciato guidare da divi hollywoodiani. Perché questa volta ad aspirare alla carica di governatore del Golden State potrebbe essere niente meno che George Clooney. O meglio, secondo quanto riportato da alcuni siti di gossip, il bello del cinema Usa e convinto liberal, sarebbe stato adocchiato dagli strateghi democratici convinti che l’attore possa fare al caso del Partito per il rinnovo del governatorato del 2018. Continua la lettura di Un nuovo ruolo per Clooney: Governatore della California

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Madonna all’attacco di Le Pen. Fn: « È la nonna di Lady Gaga»

(unita.it, 3 giugno 2014)

La destra francese del Front National, primo partito francese alle europee, ha irriso Madonna, definendola ormai una ex popstar, «la nonna di Lady Gaga, che anche in politica ha perso il filo». A scatenare la reazione – non proprio immediata – la pubblicazione di un post di Madonna in cui, il 26 maggio, all’indomani del trionfo elettorale, ha attaccato su Instagram Marine Le Pen paragonando il successo del Fn a quanto sta accadendo in «Russia, Ucraina, Venezuela… ora la Francia?!!!!!» con una serie di hashtag come #fight Fascism (#combatti il Fascismo, #combatti la discriminazione). Continua la lettura di Madonna all’attacco di Le Pen. Fn: « È la nonna di Lady Gaga»

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Hollywood ha il suo nuovo «rat pack»: le star impegnate rilanciano il mito

La definizione era della Bacall per suo marito Bogart e i suoi amici: branco di ratti. Poi passò a Sinatra e Dean Martin. Ora il NYT lo rispolvera per Affleck, Damon, Pitt, Clooney, ma capovolto: i nuovi padroni del cinema Usa sono colti, buoni e generosi

di Massimo Vincenzi (repubblica.it, 18 marzo 2013)

NEW YORK — Belli, impegnati, intelligenti, soprattutto buoni e generosi. E con la barba, che non è indispensabile ma aiuta, a giudicare dall’affollamento di barbuti che hanno sfilato sul red carpet agli ultimi Oscar. Sono loro i nuovi padroni di Hollywood: in testa Ben Affleck che quella sera si è portato a casa i premi più prestigiosi sbaragliando la concorrenza. E che pochi giorni dopo parlava sul palco del Ted – la grande conferenza dove le migliori intelligenze dell’era Internet si scambiano le conoscenze – per promuovere la causa del Congo orientale: «L’altro mio vero scopo nella vita», come lui stesso la definisce. Continua la lettura di Hollywood ha il suo nuovo «rat pack»: le star impegnate rilanciano il mito

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Il comico come rivoluzionario

Dai giacobini a Grillo, il ruolo dei commedianti nella politica

di Marzio Breda («Corriere della Sera», 3 maggio 2014)

Quando stava per lasciare il Quirinale, Francesco Cossiga confessò il senso della sua ultima, ruggente stagione al vertice della Repubblica. «In un Paese normale se un capo dello Stato facesse quello che faccio io l’avrebbero mandato al diavolo in cinque minuti. I miei atteggiamenti da matto erano voluti. Siamo nella società dello spettacolo, no? Ho fatto così per bucare il video». Spiegò dunque di essersi assegnato «il ruolo del fool del teatro elisabettiano», fingendosi pazzo per smascherare verità occultate e lanciare una profezia della catastrofe che avrebbe dovuto imporre un cambiamento generale. Insomma: aveva vestito i panni dell’attore per fare politica. Vent’anni dopo lo schema si ripete, a parti invertite. Stavolta è un attore a utilizzare le risorse del mestiere per farsi politico. Lo ha in un certo modo anticipato a metà della propria parabola: «Non sono più un comico, sono uno psicopatico, urlo, mi sfogo e mi danno i soldi» (prima quelli e poi i voti).Ponte_di_Pino

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