Con Trump è possibile un’America fascista

di Massimo Teodori (huffingtonpost.it, 5 ottobre 2021)

Può l’America divenire un Paese fascistizzante se alle elezioni di mid-term del 2022 i Repubblicani conquistassero entrambe le Camere e alle presidenziali del 2024 Donald Trump fosse di nuovo in corsa per la Casa Bianca? Questa è l’inquietante ipotesi avanzata dal politologo Robert Kagan sul Washington Post, ripresa anche da Hillary Clinton con il clamore dei media. La prospettiva fascista non è stata mai presa sul serio negli Stati Uniti. Nel 1935, quando erano al massimo crisi economica, disoccupazione e povertà e si temeva una involuzione politica, Sinclair Lewis pubblicò il romanzo It can’t happen here per escludere la possibilità di un trionfo dei movimenti fascistoidi che allora guardavano al senatore populista della Lousiana Huey Long come alternativa a Franklin D. Roosevelt.

Ph. Bill Clark / Getty Images

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Avere tante donne in politica non vuol dire per forza più parità di genere

(ilpost.it, 3 ottobre 2021)

Sabato sera, dopo la chiusura dei seggi elettorali in Islanda, è stata celebrata per qualche ora l’elezione di un parlamento a maggioranza femminile. La notizia è stata poi smentita con il riconteggio dei voti, ma la grande attenzione con cui nel frattempo la storia era stata raccontata dai media ha mostrato quanto sarebbe stato eccezionale e unico un parlamento di un Paese europeo (ma anche di un Paese fuori dall’Europa) con più donne che uomini. Pochi giorni dopo dinamiche simili si sono ripetute quando, in Tunisia, il presidente Kais Saied ha incaricato per formare il governo la prima donna nella storia della Tunisia e la prima in assoluto nel mondo arabo. Anche in questo caso, però, la notizia è da ridimensionare.

Ph. Michael Sohn / File – Ap

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Bob Geldof, 70 anni tra musica e impegno

(agi.it, 5 ottobre 2021)

Cantante, attore e attivista: buon compleanno a Sir Robert Frederick Zenon Geldof, meglio noto come Bob Geldof, che spegne 70 candeline. Nato in Irlanda, a Dún Laoghaire, il 5 ottobre 1951 da genitori cattolici, Robert ed Evelyn, ha frequentato il Blackrock College, una scuola privata vicino a Dublino, e qui ha scoperto, da vittima, il dolore e i danni del bullismo: questa esperienza lo renderà ancora più sensibile e lo spingerà, per tutta la vita, a mettersi in gioco per i più deboli. La carriera di Bob Geldof, infatti, è strettamente intrecciata con il suo impegno sociale: è conosciuto in tutto il mondo per la sua lotta contro la fame e le malattie in Africa, attività che negli anni è diventata una missione di vita.

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La celebrità cinese che il regime ha cancellato da Internet

di Dario Ronzoni (linkiesta.it, 24 settembre 2021)

Se fosse per quello che si trova in Rete, Zhao Wei non sarebbe nemmeno esistita. Eppure, la 45enne attrice e regista cinese – una delle più celebri degli ultimi 20 anni – ha diretto film che hanno vinto premi, ha venduto milioni di dischi (è anche cantante) e su Weibo, il quasi-Twitter cinese, ha ammassato 86 milioni di follower. Con i suoi capitali, ha anche fatto importanti investimenti nei settori tecnologici e dello spettacolo. Senza nessuna spiegazione, il regime cinese ha deciso di cancellarla da Internet. Se la si cerca sui servizi di streaming, non compare. Le sue produzioni sono scomparse. Perfino i suoi riferimenti nelle pagine di Wikipedia (il corrispettivo cinese) non ci sono più.

Ph. Gian Mattia D’Alberto / LaPresse

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La censura cinese ha raggiunto Hollywood

(ilpost.it, 14 settembre 2021)

Alla fine di maggio l’attore americano John Cena, uno dei protagonisti del decimo film della saga di Fast & Furious, pubblicò sul social network cinese Weibo un video di scuse in cui diceva – in Mandarino – di aver «commesso un errore» e di amare e rispettare molto la Cina e i cinesi. Nel video Cena non diceva esplicitamente per cosa si stesse scusando: pochi giorni prima, durante una conferenza stampa, si era riferito a Taiwan parlandone come di un Paese indipendente e irritando il governo cinese, che invece considera Taiwan un proprio territorio. Cena si era scusato per aver detto qualcosa che andava contro i valori del governo cinese, ma in particolare per evitare che Fast & Furious 9 – The Fast Saga, che tra le altre cose era stato prodotto anche dalla China Film Group Corporation, venisse censurato.

Ph. Andy Wong / Ap

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Kate versione Goldfinger non è altro che un’influencer?

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 1° ottobre 2021)

L’abito che la duchessa di Cambridge ha indossato per la prima di No time to die dal 5 ottobre potrà essere vostro. A conti fatti, la moglie del secondo in linea di successione per il trono del Regno Unito è stata la testimonial del lancio della capsule collection Jenny Packham 007. Il “Kate effect” è ben noto alla designer britannica che veste da sempre la prestigiosa cliente. Chi quindi meglio di lei poteva vestire uno dei modelli di punta della collaborazione tra il brand e Eon Production, la casa cinematografica che produce i film di James Bond?

whatkatewore.com

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Le cinque prove evidenti del tentato golpe di Donald Trump

(linkiesta.it, 28 settembre 2021)

È quasi un anno ormai che Donald Trump grida al colpo di Stato come il cane che abbaia alla Luna. Fin dalle ore successive all’election day dello scorso novembre, l’ex presidente reclama la vittoria, definisce irregolare il voto che ha premiato Joe Biden, prova a corrompere le istituzioni democratiche degli Stati Uniti per ribaltare il risultato delle urne. Diversi mesi fa uno degli avvocati del team legale di Trump, John Eastman, aveva perfino redatto un documento – piuttosto assurdo – in cui spiegava che l’allora vicepresidente Mike Pence avrebbe potuto ribaltare le elezioni del 2020 con un decreto. Cosa ovviamente non vera, come hanno riportato anche i giornalisti del Washington Post Bob Woodward e Robert Costa nel loro ultimo libro Peril.

Ph. Ben Gray / Ap – LaPresse

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Scandalo a New York: Meghan Markle prega per i poveri con un outfit da 450mila dollari

(huffingtonpost.it, 28 settembre 2021)

Occhi puntati su Meghan Markle e – ancora una volta – i tabloid britannici non risparmiano critiche alla moglie del principe Harry. I duchi di Sussex sono stati ospiti a New York e hanno presenziato al Global Citizen Live per testimoniare sull’importanza dell’equa distribuzione dei vaccini, contro le nazioni più ricche che accumulano dosi mentre in quelle povere non ce ne sono di disponibili. Per l’occasione – dettagli sottolineati dal Daily Mail, come simbolo di ipocrisia – la Markle indossava un abito bianco di Valentino da 4mila e 500 dollari, orecchini, orologio e braccialetto firmati Cartier, rispettivamente da 16mila e 500 dollari, 12mila dollari, 6mila e 900 dollari.

Ph. Theo Wargo / Getty Images for Global Citizen

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L’attivismo su Instagram serve davvero a qualcosa?

di Niccolò Carradori (esquire.com, 23 settembre 2021)

Ecco un esempio calzante di inception dell’era mediatica che stiamo vivendo: l’altra sera Alexandria Ocasio-Cortez, al Met Gala di New York, ha indossato un abito da sera di Brother Vellies con sopra stampato lo slogan “Tax the Rich”, poi ha postato la foto su Instagram con una didascalia il cui incipit citava una famosa frase-concetto del sociologo canadese Marshall McLuhan, “the medium is the message”. Ecco, è difficile comprendere in senso lato quale fosse il medium in questione a cui Ocasio-Cortez si riferiva — se l’abito (palesemente) o in realtà (involontariamente) il post di Instagram — perché alla fine di questo anno del Signore 2021 è chiaro a tutti che Instagram è il vero collettore della tipologia di message che Ocasio-Cortez voleva dare.

Ph. Noam Galai / Getty Images

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La morte di Mikis Theodorakis

di Filippomaria Pontani (ilpost.it, 11 settembre 2021)

Viviamo in un Paese in cui il conformismo del discorso pubblico mainstream arriva al punto di accettare con pochi scossoni qualunque cosa: la rivendicazione della memoria del fratello del Duce a premio sui martiri della nostra Repubblica, la promozione in alto loco di zelanti funzionari già distintisi per encomi postumi a estremisti di destra, il dileggio di quei pochi intellettuali che pongono l’antifascismo a fulcro della propria attività di pensiero. Dietro i simboli la partita è più sostanziosa, e non da oggi: si marginalizza in una riserva indiana, magari con una pacca sulla spalla, un complimento di facciata e la malcelata commiserazione che tocca agli utopisti.

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