La cantante statunitense Katy Perry ha criticato sabato la Casa Bianca e Donald Trump per aver utilizzato senza la sua autorizzazione la canzone Firework come musica di sottofondo in un video su TikTok di bombardamenti degli Stati Uniti nella guerra in Iran.
di Guido De Franceschi (corriere.it, 4 agosto 2025)
Negli ultimi giorni quasi chiunque, negli Stati Uniti, aveva già espresso un parere sulla controversa campagna pubblicitaria di American Eagle che ha come protagonista l’attrice Sydney Sweeney, celebre per i suoi ruoli in Euphoria e C’era una volta a… Hollywood. Nonché, quantomeno in patria, ubiqua testimonial di tutto o quasi (la vita a Los Angeles costa e le attrici non guadagnano come una volta, ha spiegato).
di Gabriele Isman (huffingtonpost.it, 8 novembre 2024)
La cavalleria non è bastata, o forse non è mai arrivata. Nonostante gli endorsement di Bruce Springsteen, Billie Eilish, Taylor Swift, Beyoncé e Lady Gaga, Kamala Harris ha perso e hanno vinto gli altri, Donald Trump e Elon Musk che sembra vicepresidente più di J.D. Vance. Una volta la musica poteva cambiare il mondo – Imagine di John Lennon è ancora una speranza di pace e Blowing in the wind è stato l’inno di almeno un paio di generazioni, e che stavolta Bob Dylan non si sia fatto sentire forse era già un segnale – ma adesso non bisogna più scegliere.
di Giuliana Matarrese (linkiesta.it, 31 maggio 2024)
Lo diciamo da subito, non è merito di Pharrell Williams o di Beyoncé se oggi parliamo di westerncore. I due imprenditori e artisti sono solo l’ultimo anello, quello più visibile, di una catena che vede le sue origini non certo in una sfilata o in un album neanche troppo country a dir la verità – per ammissione della stessa Beyoncé – ma in un susseguirsi di cause, serie tv e album musicali che vedono il loro inizio circa cinque anni fa. È stato allora, nel 2018, che Paramount Network ha mandato in onda la prima puntata di Yellowstone, serie tv nella quale Kevin Costner interpreta il ruvido John Dutton, tycoon e multimilionario proprietario di lande sterminate nel Montana, con annesso ranch.
Martedì 10 settembre, pochi minuti dopo la fine del dibattito fra Donald Trump e Kamala Harris, i candidati alla presidenza degli Stati Uniti, la cantante Taylor Swift ha pubblicato un post su Instagram per annunciare che a novembre avrebbe votato per Harris. La sua dichiarazione di voto è molto significativa per via del suo enorme pubblico ed era molto attesa: nonostante avesse appoggiato candidati Democratici in passato, fra cui lo stesso presidente Joe Biden alle elezioni del 2020, non si era ancora espressa riguardo alle elezioni del 2024.
Donald Trump continua la sua campagna elettorale in vista del voto per la Casa Bianca e, com’è ormai tradizione per il tycoon, incassa nuove reazioni piccate da parte degli artisti che scoprono l’utilizzo dei loro brani nei suoi comizi. Oggi è il turno dei Foo Fighters, che, alla domanda se fosse stato autorizzato l’uso di My hero per accogliere Robert Kennedy Jr. sul palco nell’ultima apparizione dal vivo del candidato repubblicano, rispondono con un secco «no».
«Kamala Harris, si. Se puede». A tradurre in spagnolo lo slogan lanciato da Barack Obama, «Yes she can», è stata Eva Longoria, che ieri è salita sul palco della convention di Chicago per dare la sua benedizione alla candidata dem. «Somos familia, in America siamo tutti la stessa famiglia e dobbiamo guardarci le spalle». L’attrice e modella texana di origini messicane era lì per legittimare la candidatura della Harris all’elettorato ispanoamericano.
L’effetto Taylor Swift colpisce ancora. Prima l’incredibile numero di biglietti per la partita di Nfl tra Kansas City Chiefs e Chicago Bears dello scorso 24 settembre: il motivo? La cantante ha iniziato una relazione con il tight end dei Chiefs, Travis Kelce. Durante la trasmissione della partita, la Fox ha inquadrato la popstar nove volte e, come riporta Cnn Business, i biglietti per la partita sono aumentati del 40%, con il prezzo medio passato da 89 a 119 dollari.
I manuali universitari di Economia nelle prossime ristampe dovranno probabilmente introdurre un nuovo vocabolo: Beynflation, l’inflazione provocata da Beyoncé. Disse Alan Greenspan, storico presidente della Federal Reserve, che le banche centrali hanno a disposizione pochi strumenti, potentissimi, e di scarsissima precisione — un po’ come cercare di tagliare i capelli a qualcuno usando una motosega.