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Addio al Gogol Center, ha chiuso il celebre teatro d’avanguardia russo

di Marta Allevato (agi.it, 1° luglio 2022)

Celebre per le messe in scena provocatorie e su temi “scomodi”, il teatro d’avanguardia più famoso di Russia, il Gogol Center di Mosca, ha tenuto ieri sera il suo ultimo spettacolo: un cambio ai suoi vertici, imposto dalle autorità, è stato letto come una chiusura di fatto, sullo sfondo dell’inesorabile assottigliamento degli ultimi spazi di dissenso in Russia. Trasformato in una sorta di oasi di libertà dal pluripremiato regista Kirill Serebrennikov – ora costretto all’esilio per le sue posizioni – il teatro ha tenuto il suo ultimo spettacolo, trasmesso anche in una diretta sui social. Mercoledì, il dipartimento della Cultura di Mosca aveva annunciato che i contratti con l’attuale direttore artistico e direttore del Gogol Center non sarebbero stati prorogati e che il teatro, che «ha lavorato sotto il nome di Gogol Center», sarebbe tornato al suo titolo originario: Teatro drammatico Nikolai Gogol.

Gogol Center via Facebook

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La cravatta non si porta più nemmeno nelle occasioni più incravattate

(ilpost.it, 28 giugno 2022)

Domenica pomeriggio i sette leader che rappresentano i Paesi membri del G7 sono stati fotografati alla fine di tre sessioni di incontri del summit che si sta tenendo in questi giorni in Germania. Oltre a Mario Draghi, Justin Trudeau, Olaf Scholz, Emmanuel Macron, Joe Biden, Boris Johnson e Fumio Kishida c’era solo una donna, Ursula von der Leyen, in rappresentanza dell’Unione Europea; ma c’è stato anche un altro dettaglio notato dai commentatori più attenti allo stile: i leader erano sì in abito, ma le loro camicie bianche avevano il colletto sbottonato, senza cravatta. Su Twitter, il giornalista esperto di abbigliamento maschile Derek Guy ha commentato la foto con un breve post introdotto da una frase lapidaria: «La cravatta è morta».

Ph. Martin Meissner / Ap

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Lady Diana e le sue sosia: come la principessa ingannava i paparazzi

di Roberta Mercuri (vanityfair.it, 13 aprile 2022)

Lady Diana, anche quando andava in vacanza, era perennemente inseguita dai paparazzi. La principessa, però, aveva trovato un ingegnoso stratagemma per prendersi gioco di loro: faceva amicizia con donne molto simili a lei, e le convinceva a scambiarsi i vestiti. Risultato: spesso i fotografi seguivano le sosia anziché la vera Diana. L’aneddoto è stato raccontato a Insider da Hannes Schneider, proprietario dell’hotel a cinque stelle Arlberg, in cui la moglie di Carlo d’Inghilterra soggiornava quando andava a sciare a Lech, sulle Alpi austriache. Negli anni Novanta, Diana andò a Lech coi figli William e Harry per cinque stagioni di fila. E così diventò amica di Schneider, al quale un giorno confidò, tutta divertita, la sua strategia anti-paparazzo.

Ph. Tim Graham / Getty Images

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Lo Spider-Man del Sudan, simbolo delle proteste contro il regime militare

di Andrea Antonazzo (fumettologica.it, 30 maggio 2022)

Nella giornata di ieri, in Sudan è stata dichiarata la fine dello stato di emergenza, imposto lo scorso ottobre all’indomani del colpo di Stato effettuato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, da allora leader militare del Paese africano. Lo stato di emergenza aveva fin da subito sollevato numerose proteste a livello locale in tutto il Sudan, portando ad arresti politici e violenze da parte delle autorità nei confronti dei manifestanti. All’interno del movimento di resistenza si era imposto però come simbolo un uomo mascherato da Spider-Man, diventato persino protagonista di un documentario del Guardian.

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I fan dei Bts sono una cosa a sé

(ilpost.it, 23 giugno 2022)

Una settimana fa, durante un evento trasmesso su YouTube per celebrare nove anni di carriera, il gruppo musicale sudcoreano Bts – attualmente uno dei più famosi al mondo – aveva annunciato che si sarebbe preso una pausa per lasciare ai membri il tempo di dedicarsi a progetti solisti. La notizia era totalmente inaspettata, appena pochi giorni dopo l’uscita del loro ultimo attesissimo album, Proof. Qualche giorno dopo, la Korea Singers’ Association aveva rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva al gruppo di riconsiderare la sua decisione «per il bene dell’industria musicale coreana». Alcuni fan dei Bts, che sono milioni in tutto il mondo e vengono chiamati Army (acronimo di “Adorable Representative MC for Youth”, ma anche “Esercito”), hanno commentato on line questa richiesta con indignazione, facendo notare che la scelta dei sette giovani membri del gruppo dovesse essere rispettata.

Bts via Facebook

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Ferragni e Segre, “passaggio di testimone” al Memoriale della Shoah

(huffingtonpost.it, 27 giugno 2022)

Dopo l’incontro privato a casa della senatrice, Chiara Ferragni ha accolto l’invito di Liliana Segre a visitare il Memoriale della Shoah di Milano. Nel corso della scorsa settimana, l’imprenditrice è stata in Piazza Edmond Jacob Safra, per scoprire, accompagnata da Liliana Segre «il luogo simbolo di una delle più grandi tragedie della storia recente, teatro delle deportazioni ad oggi rimasto intatto». «La nostra è stata una visita semplice, da nonna a nipote, un incontro tra generazioni, ma anche un passaggio di testimone», ha commentato Segre. «Quando i testimoni oculari non ci saranno più, dovremo fare affidamento su tutti quei cittadini che vorranno prendersi in carico la responsabilità di ricordare. Chi meglio di Chiara Ferragni allora, che ogni giorno parla con 27 milioni di persone?».

Chiara Ferragni via Instagram

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L’Ucraina si è inventata il merchandising di guerra

di Cristina Brondoni (wired.it, 15 giugno 2022)

La guerra in Ucraina si sta combattendo soprattutto sul fronte orientale, nel Donbass, dove la popolazione è allo stremo e l’esercito ucraino sta opponendo una strenua resistenza agli attacchi della Federazione Russa. Nella regione di Kyiv intere città, come Buča, Irpin’, Gostomel, Borodyanka, hanno subìto gravissimi danni e numerose perdite umane per i bombardamenti russi e per le esecuzioni sommarie in mezzo alla strada di civili inermi. E a Kyiv le sirene delle allerte aeree continuano a suonare, anche se con meno frequenza rispetto al recente passato. Anche solo un mese fa. Tutto questo dovrebbe portare a pensare, come logica conseguenza, a una popolazione annichilita, sconvolta. Sicuramente il ragionamento vale per qualcuno, ma non per tutti. Camminando per le vie Kyiv ci si imbatte, come in ogni Capitale del mondo, in bancarelle di souvenir.

Ph. Cristina Brondoni

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Il caso attorno al corpo di John McAfee

(ilpost.it, 23 giugno 2022)

John McAfee, il milionario statunitense noto per avere fondato la società di antivirus per computer che porta il suo nome, è morto un anno fa ma il suo corpo si trova tuttora in un obitorio a Barcellona, in Spagna: ci rimarrà fino a che non sarà chiuso il caso legale intorno alla sua autopsia. Al momento della morte McAfee si trovava nel carcere di Sant Esteve Sesrovires per alcune accuse di evasione fiscale negli Stati Uniti e un tribunale di Madrid aveva appena autorizzato la sua estradizione nel Paese. Secondo l’autopsia si suicidò, conclusione contestata dalla famiglia di McAfee che ha chiesto ulteriori esami: un giudice spagnolo ha respinto la richiesta, ma la famiglia ha fatto appello contro la decisione. Fino a che non ci sarà stata una pronuncia in merito, il corpo di McAfee rimarrà nello stesso obitorio dove fu eseguita l’autopsia.

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David Pocock, dal rugby al Senato australiano

(ilpost.it, 23 giugno 2022)

Dal 1975 la Capitale australiana Canberra è rappresentata da due senatori nel Parlamento federale. Per quarantasette anni i due seggi disponibili si sono sempre divisi tra laburisti e liberali, ossia i due principali partiti del Paese. Questo dualismo è stato interrotto per la prima volta pochi giorni fa da un ex rugbista della nazionale australiana, David Pocock, che è stato eletto da indipendente con oltre centomila preferenze. Ha così tolto il posto a un navigato candidato liberale, Zed Seselja, in carica da nove anni. Durante la sua carriera, arrivata fino ai più alti livelli del rugby professionistico, Pocock non era stato un atleta come gli altri. Fin da giovane aveva affiancato gli impegni sportivi a un interesse non comune per le questioni sociali e ambientali.

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Come Whitney Houston si riprese la sua blackness

di Daniele Cassandro (internazionale.it, 22 marzo 2022)

Tra il 1989 e il 1990, Whitney Houston (1963-2012) è una delle più famose pop star del mondo. È nata per quello: sua madre Cissy non è solo un’apprezzata interprete gospel ma ha lavorato come corista e arrangiatrice con chiunque, da Otis Redding ad Aretha Franklin, passando per Dusty Springfield e Jimi Hendrix, e ha anche avuto un certo successo come artista disco. Dionne Warwick, forse la più grande cantante afroamericana ad aver capito come funzionasse il pop bianco, era sua cugina, e Aretha Franklin per lei era una specie di zia acquisita, “auntie Ree”. Ha cominciato giovanissima, sapientemente guidata dalla madre che l’ha non solo istruita a cantare come una consumata interprete gospel (“con il cuore, con la testa e con la pancia”, le diceva), ma l’ha educata a essere impeccabile: i capelli stirati o accuratamente raccolti, il trucco leggero che sottolinea la sua pelle naturalmente chiara e abiti eleganti, un po’ démodé, da reginetta del ballo. E poi c’è ovviamente la religione: la chiesa è il perno intorno a cui ruota la sua vita sociale e artistica.

Ph. David Lefranc / Getty Images

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