Archivio mensile:Febbraio 2026

In Corea del Nord pena di morte per chi guarda “Squid Game” o ascolta K-pop

Netflix

(adnkronos.com, 6 febbraio 2026)

Esecuzioni, lavori forzati e campi di “rieducazione” per chi guarda Squid Game, ascolta K-pop o consuma altri contenuti sudcoreani: è quanto emerge da venticinque interviste condotte da Amnesty International a nordcoreani fuggiti dal regime. Secondo le testimonianze, citate da Sky News, anche alcuni liceali sarebbero stati giustiziati per aver guardato la serie, con un caso segnalato nella provincia di Yanggang e un altro già documentato nel 2021 da Radio Free Asia nel Nord Hamgyong.

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La Cina si vuole occupare anche di videogiochi e anime

Ph. Jade Gao / Afp via Getty Images

di Lorenzo Lamperti (wired.it, 29 gennaio 2026)

Per anni abbiamo pensato ai videogiochi e agli anime come a semplici territori dell’evasione, rifugi digitali in cui milioni di ragazzi si muovono per giocare, guardare, costruire identità parallele. Mondi colorati, rumorosi, apparentemente innocui.

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I Pokémon sono finiti in un video dell’Ice

(wired.it, 28 gennaio 2026)

Nell’autunno del 2025 i Pokémon sono finiti senza autorizzazione in un video anti-immigrazione di Trump (e la società giapponese è molto arrabbiata). Cosa c’entrano i Pokémon con i tentativi dell’amministrazione Trump di prendere provvedimenti contro la presunta immigrazione illegale negli Stati Uniti?

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Arrestato in Iran lo sceneggiatore Mehdi Mahmoudian

Neon

(ilfattoquotidiano.it, 2 febbraio 2026)

Mehdi Mahmoudian, co-sceneggiatore di Un semplice incidente di Jafar Panahi – vincitore della Palma d’Oro a Cannes e candidato a due premi Oscar, Miglior sceneggiatura originale e Miglior film internazionale –, è stato arrestato a Teheran dopo aver firmato una dichiarazione che condanna le azioni di Ali Khamenei, leader della Repubblica islamica dell’Iran.

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Il cinema è in trincea in Iran

Ph. Ian Gavan / Getty Images

di Marta Allevato (agi.it, 21 gennaio 2026)

In Iran la repressione delle proteste anti-governative, scoppiate a fine dicembre a Teheran e dilagate in tutto il Paese, ha fatto vittime anche tra esponenti del mondo della cultura, mentre è in crescita la campagna d’intimidazione contro i cineasti. Il cinema in Iran è da anni in prima linea nella denuncia dei problemi politici e sociali.

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Dopo l’angelo meloniano a Roma, il confratello Putin a Londra

di Paolo Martini (adnkronos.com, 1° febbraio 2026)

È bastato un angelo un po’ troppo somigliante a Giorgia Meloni in un affresco recentemente restaurato nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, per scatenare il tam-tam virale delle interpretazioni artistiche. E, come spesso accade quando l’arte incontra la cronaca politica, lo sguardo curioso degli osservatori non si è fermato a Roma.

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Il controverso affresco col volto di Giorgia Meloni

di Paolo Conti (roma.corriere.it, 1° febbraio 2026)

Ma è o non è Giorgia Meloni? Il volto del cherubino che sorregge la mappa dell’Italia sulla destra del monumento votivo dedicato all’ultimo re d’Italia, Umberto II, nella Cappella del Crocifisso della basilica di San Lorenzo in Lucina, nel centro di Roma, ha scatenato una polemica politica e artistica.

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Grammy Awards versione anti-Ice, Trump contro il presentatore

(agi.it, 2 febbraio 2026)

Chi si aspettava una serata di sola musica sarà rimasto deluso. Questa volta le politiche del presidente americano Donald Trump, comprensive della questione immigrazione e delle violenze dell’Ice, hanno fatto una pesante irruzione nella serata di Los Angeles dedicata ai Grammy Awards, gli Oscar americani per la musica.

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La Russia di Putin trasforma una canzone dei Queen in un reato politico

di Chiara Squarcione (linkiesta.it, 2 febbraio 2026)

C’è qualcosa di profondamente rivelatore – e insieme tragicamente grottesco – nella decisione di un tribunale russo di qualificare come «propaganda Lgbt» una fotografia dei Queen durante le riprese del videoclip di I want to break free. Non si tratta soltanto di un abuso giudiziario, né di uno dei tanti eccessi censori: è il ritratto fedele di un sistema politico che ha bisogno di reprimere la libertà, anche simbolica, per sopravvivere.

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