Alle maratone di Mentana mancano solo le risate registrate

di Guia Soncini (linkiesta.it, 22 settembre 2020)

Non conosco nessuno che abbia votato sì al referendum. Non conosco nessuno che stia leggendo Valérie Perrin (162mila copie, per ora). Non conosco nessuno che in queste sere di fine estate non guardi Una pezza di Lundini (due per cento dei seggi televisivi). Non conosco nessuno che non fosse certo che Guccini avrebbe vinto il Campiello (è arrivato quarto su cinque). Nella mia nicchia il Paese reale non entra neanche per sbaglio. Nella mia nicchia non ci si perde una diretta elettorale di Mentana.EnricoMentana_maratone_elettorali Continua la lettura di Alle maratone di Mentana mancano solo le risate registrate

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Quel rapporto inquinato fra i giornali e gli uffici stampa dei politici

di Giuliana Sias (tpi.it, 19 settembre 2020)

In Italia si discute tantissimo della subordinazione di certa stampa al potere politico, ma lo si fa sempre a senso unico e cioè: i giornalisti italiani sono schiavi, pennivendoli, puttane, cani da riporto. Abbiamo un colpevole, e quindi il caso è chiuso. Ma la politica? Difficilmente si parla del modo in cui la politica vada a caccia di cronisti per accreditarsi, imbonirli oppure assorbirli nel proprio organo di propaganda, soprattutto nei periodi in cui ci si avvicina ad una tornata elettorale.

Pixabay
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Twitter preferisce le facce dei bianchi?

(ilpost.it, 22 settembre 2020)

Da qualche giorno su Twitter si parla di come l’algoritmo usato dal social network per centrare le foto tagliate nelle anteprime preferisca le facce dei bianchi a quelle dei neri. Quando si scorre Twitter, le immagini contenute nei tweet sono sempre tagliate e per questo esiste un algoritmo che fa in modo che nel ritaglio siano mostrati gli elementi più importanti della foto: se è raffigurata una persona, la faccia. Ma quando nella foto sono raffigurate due persone, una bianca e una nera, sembra che l’algoritmo scelga sempre di mostrare nel ritaglio la faccia bianca.Twitter Continua la lettura di Twitter preferisce le facce dei bianchi?

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Alla fine Fausto Leali è stato squalificato dal “Grande Fratello Vip”

di Enzo Boldi (giornalettismo.com, 22 settembre 2020)

Le frasi su Benito Mussolini hanno smosso le coscienze. Quella sul «nero è un colore e negr*o è una razza» hanno reso la decisione finale inevitabile: Fausto Leali squalificato dal Grande Fratello Vip. Il cantautore lombardo, dopo le polemiche per alcune sue dichiarazioni all’interno della Casa di Cinecittà, è stato costretto ad abbandonare – con mestizia – il reality show di Mediaset. La decisione gli è stata comunicata durante la puntata andata in onda lunedì sera su Canale 5.FaustoLeali_gf Continua la lettura di Alla fine Fausto Leali è stato squalificato dal “Grande Fratello Vip”

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Su certi capi di Patagonia c’è un’etichetta che invita a votare contro “gli stronzi”

(ilpost.it, 17 settembre 2020)

Da alcuni giorni circola molto sui social network la foto dell’etichetta di un capo di abbigliamento del marchio Patagonia dove, al posto delle classiche istruzioni per il lavaggio, è presente la scritta “Vote the assholes out” (“Vota e caccia quegli stronzi”). La scritta, la cui autenticità è stata confermata dalla portavoce di Patagonia Corley Kenna a Mashable, fa riferimento alle prossime elezioni negli Stati Uniti e rientra nelle campagne di Patagonia contro il cambiamento climatico.

@CoreyCiorciari via Twitter
@CoreyCiorciari via Twitter

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Jill Biden e lo stivale che invita al voto

di Eva Grippa (d.repubblica.it, 15 settembre 2020)

La chiamano diplomazia della moda e consiste nell’uso di abiti o accessori per inviare messaggi politici o sociali. E la scelta di Jill Biden fa scuola, sul tema. La moglie del vicepresidente in carica Joe Biden, candidato democratico alle elezioni per la Casa Bianca, è stata fotografata con indosso uno stivale nero con la scritta VOTE, ovvero VOTA!, mentre con il marito lasciava l’edificio statale a Wilmington, Delaware, dopo aver votato per le primarie.

Ph. Jim Watson / Getty Images
Ph. Jim Watson / Getty Images

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Trump cancella WeChat e TikTok dagli app store americani

di Bruno Ruffilli (lastampa.it, 18 settembre 2020)

Dopo molte minacce, alla fine è arrivata la decisione. Il presidente Donald Trump vieta agli utenti statunitensi di scaricare le app WeChat e TikTok, di proprietà dei gruppi cinesi Tencent e ByteDance, «per salvaguardare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti». È quanto si legge in una nota ufficiale del Dipartimento del Commercio Usa, in cui si sottolinea che i divieti «proteggono gli utenti negli Stati Uniti eliminando l’accesso a queste applicazioni e riducendo notevolmente la loro funzionalità». «Le azioni di oggi dimostrano ancora una volta che il presidente Trump farà tutto ciò che è in suo potere per garantire la nostra sicurezza nazionale e proteggere gli americani dalle minacce del Partito comunista cinese», ha detto il segretario del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross.WeChat-TikTok Continua la lettura di Trump cancella WeChat e TikTok dagli app store americani

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La magia della Disney non tiene la politica lontana da “Mulan”

di Jeffrey N. Wasserstrom e Aynne Kokas (Nikkei Asian Review / internazionale.it, 10 settembre 2020)

Nel suo tentativo di conquistare nuovo pubblico in Cina senza alienarsi gli spettatori di altre parti del mondo, Hollywood deve fronteggiare un nuovo ostacolo, dopo che il 4 settembre è uscito, con protagonisti in carne e ossa, il remake del film d’animazione Mulan. Ispirato al racconto tradizionale cinese La ballata di Mulan e interpretato, nel ruolo principale, da Liu Yifei (nota anche come Crysta Liu, nata in Cina e poi naturalizzata statunitense), il nuovo Mulan aveva già scatenato appelli al boicottaggio nei mesi scorsi. Questo dopo che, nel 2019, Liu aveva elogiato le forze dell’ordine di Hong Kong mentre in città erano in corso proteste contro la brutalità della polizia.

The Walt Disney Company
The Walt Disney Company

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La spalla del selfista

di Enzo Boldi (giornalettismo.com, 17 settembre 2020)

Dopo il gomito del tennista, ecco la spalla del selfista. A svelare quale sia stata la genesi del dolore alla spalla di Matteo Salvini è stato lo stesso staff del leader della Lega: a causa dei troppi selfie, il braccio del senatore si è infiammato. E l’indicazione è arrivata dallo stesso ex ministro durante i suoi comizi nella Bergamasca, quando ha rivelato di aver preso tre Muscoril per placare il dolore. Insomma, i selfie (evento clou al termine dei suoi interventi in piazza con i fan) stanno provocando alcuni problemi al segretario del Carroccio.MatteoSalvini_selfista Continua la lettura di La spalla del selfista

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Alla fiera del tricologicamente corretto

di Guia Soncini (linkiesta.it, 14 settembre 2020)

Sì, i telefoni a gettoni, i juke-box, la lira, l’irreperibilità. Ne ho nostalgia anch’io, per carità, ma mai quanto del vero scomparso degli ultimi anni: il no comment. Nessuno più si sottrae. Nessuno più evita di avere un’opinione, una versione dei fatti, di scusarsi, di spiegare. La settimana scorsa, la portavoce di Donald Trump ha fatto un’intera conferenza stampa con, alle spalle, un video di Nancy Pelosi che andava dal parrucchiere. Era, chiederanno i miei piccoli lettori, un’installazione tesa a dimostrare la vanità delle ottantenni?NancyPelosi_lockdown Continua la lettura di Alla fiera del tricologicamente corretto

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